Cronaca

ILVA, Wwf: “Ministro Clini ritiri autorizzazioni rilasciate all’impianto”


Di:

Il ministro all'Ambiente Corrado Clini (ST - Ph: politica24)

Roma – “IL Ministero dell’Ambiente ritiri in autotela l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dal Governo precedente allo stabilimento Ilva di Taranto e preveda la sospensione delle autorizzazioni ambientali antecedentemente rilasciate e sostituite dall’AIA”. E’ la richiesta del WWF Italia al Ministero dell’Ambiente in merito allo stabilimento Ilva di Taranto. “L’intervento della magistratura – prosegue l’associazione – dimostra inequivocabilmente che come sostenuto dal WWF, che a tale proposito ha presentato ricorso e che dal 2001 s’interessa con i propri legali dell’inquinamento dell’Ilva di Taranto, non esistevano i termini per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Ora, cogliendo spunto dal sequestro degli impianto, il Ministero può rivedere la valutazione sull’AIA e porre ben altre condizioni a garanzia dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente per la ripresa delle attività”.

“Il WWF Italia ricorda inoltre al Ministero dell’Ambiente, semmai ce ne fosse bisogno, che già nel 2001 la Procura di Taranto aveva ordinato con un sequestro preventivo la chiusura degli impianti dell’Ilva, individuando così già da allora la responsabilità dei vertici dell’azienda. E’ quindi paradossale che dopo oltre 10 anni la questione dell’inquinamento ambientale e dei relativi impatti sulla salute debba essere riportata alla ribalta ancora una volta dalla magistratura penale e che nel frattempo la politica non abbia operato per una soluzione reale del problema”.

“Sostenere che l’attuale attività dell’Ilva non avrebbe incidenza diretta sugli impatti ambientali e sulle patologie a questi connesse riscontrate sul territorio è quantomeno ‘avventuroso’ almeno per tre motivi: 1. Da tempo si è riscontrato che le emissioni di notte sono difformi rispetto a quelle registrate di giorno. 2. L’insieme dello stabilimento è causa d’inquinamento dovuto ad attività pregresse ed è davvero difficile calcolare l’entità complessiva dei rilasci, per prevenire i quali da tempo è stata predisposta un’azione di bonifica mai partita. 3. Le attuali emissioni si aggiungono dunque a quelle pregresse e, in assenza di certezze sull’assoluto e puntuale rispetto dei limiti previsti dalla legge, occorre adottare un approccio precauzionale totalmente mancato negli ultimi 20 anni”.

“L’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal Ministero dell’Ambiente ignorava infatti del tutto il pregresso e le responsabilità, un pregresso che il Ministero avrebbe ben dovuto riconoscere, visto che l’area dell’Ilva prima di essere Sito d’Interesse Nazionale (SIN), era già stata dichiarata dal Ministero stesso ‘area ad alto rischio ambientale’”.

“Se è vero che, anche a seguito di ammodernamenti tecnologici, le emissioni di oggi non sono quelle di 20 anni fa, è altrettanto vero che l’attività inquinante è rimasta costante e quella di bonifica non è mai partita. Se non si vuole tornare ai tempi delle miniere, il diritto al posto di lavoro non può prescindere dalla tutela della salute connessa alle attività produttive e quindi anche alla tutela della salute di tutti coloro che vivono in prossimità di uno stabilimento industriale. A Taranto tutto ciò è mancato e pertanto il WWF ribadisce che, se da un lato la magistratura non va isolata dalla politica rispetto all’atto dovuto che ha fatto, dall’altro le attività possono riprendere solo alla luce di un serio rispetto dei limiti di emissioni e comunque nell’ottica di una bonifica e riconversione dello stabilimento”.


Redazione Stato

ILVA, Wwf: “Ministro Clini ritiri autorizzazioni rilasciate all’impianto” ultima modifica: 2012-08-01T21:52:20+00:00 da Redazione



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  • Redazione

    Lettera aperta ai lavoratori del siderurgico (Vittorio Cogliati Dezza
    Presidente nazionale Legambiente)

    Cari lavoratori dell’Ilva,
    alla vigilia della manifestazione di domani, giovedì 2 agosto, sentiamo l’esigenza di rivolgerci a voi per esprimervi la nostra solidarietà ed anche, ci auguriamo, per condividere con voi il nostro pensiero.

    Sappiamo che, insieme ai sindacati, siete molto preoccupati per la decisione che assumerà il Tribunale del Riesame in merito al provvedimento di sequestro degli impianti dell’area a caldo. Vogliamo dirvi con chiarezza che la vostra preoccupazione è la nostra preoccupazione! Anche noi, nell’assoluto rispetto dell’autonomia della magistratura che è garantita, se ci fosse bisogno di ricordarlo, dalla nostra Costituzione, attendiamo con trepidazione questa decisione. Ma tutti quanti dobbiamo essere consapevoli del fatto che, indipendentemente da quali saranno gli esiti del Riesame, c’è una realtà incontrovertibile che emerge dalle perizie approntate per questa inchiesta e dalle condanne ricevute negli anni dall’Ilva e dai suoi dirigenti in processi nei quali Legambiente è stata parte civile: l’Ilva inquina in maniera intollerabile per la salute dei cittadini e per l’ambiente di questa città ed ha reiterato per anni il reato (nel 2005 e nel 2010 sono stati condannati in cassazione per inquinamento atmosferico Emilio Riva e alcuni dirigenti dell’azienda tra cui Capogrosso, ex direttore dello stabilimento oggi agli arresti domiciliari).

    A questa situazione si deve necessariamente porre rimedio nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini. Sono passati gli anni della contrapposizione tra ambiente e lavoro. Oggi esistono le tecnologie per adeguare gli impianti in modo da abbattere drasticamente l’enorme impatto ambientale del siderurgico cominciando, ovviamente, dagli interventi che affrontino le problematiche evidenziate nella perizia dei chimici del marzo scorso.

    Questi adeguamenti vanno fatti subito, in un quadro di certezze sulla qualità degli interventi e sui tempi della loro realizzazione che solo una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale potrà garantire con la cogenza che le deriva dalla legge.

    Solo l’ILVA può porre rimedio a questa situazione ritirando prima di tutto il suo ricorso contro la riapertura dell’AIA e ponendo finalmente mano a tutti gli interventi necessari.
    Diciamo dunque a voi lavoratori che siete le prime vittime dell’inquinamento, che la vostra controparte non è la magistratura, ma l’azienda e vi diciamo anche che un’altra Iva è possibile, come dimostra la vicenda della diossina: l’azienda si è opposta in tutte le sedi alla legge regionale antidiossina, sostenendo che fosse impossibile abbattere le emissioni di questo pericolosissimo inquinante: invece le emissioni di diossina, dopo gli interventi cui l’Ilva è stata costretta, sono scese ai livelli più bassi tra tutti gli stabilimenti siderurgici europei.

    L’azienda vanta i suoi investimenti in campo ambientale (un miliardo e trecento milioni), ma questi investimenti li ha fatti solo perché costretta dalla pressione della città e delle istituzioni.

    Altrettanto deve fare ora sulle altre parti dello stabilimento che ancora oggi inquinano in modo evidente e voi lavoratori siete i primi a doverlo pretendere per tutelare la vostra salute e il vostro posto di lavoro.

    Nella grave crisi economica che attanaglia l’Italia e l’Europa una possibilità di uscita esiste se guardiamo in avanti, alle innovazioni tecnologiche e alle opportunità che offre la green economy. Legambiente è la prima a sostenere che anche per la green economy serve la produzione di acciaio, l’Italia non può farne a meno. Ma questo potrà avvenire solo se gli impianti attivi nel nostro Paese intraprenderanno un serio e concreto percorso di ammodernamento che li trasformi e li renda compatibili con la salute dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente, utilizzando le migliori tecnologie oggi disponibili.

    E’ in questa ottica che insieme ai sindacati possiamo fare molta strada e l’ambientalismo può diventare un forte alleato dei lavoratori nella difesa dell’occupazione e per costruire nuove prospettive di sviluppo pulito e di qualità per tutti. Insieme dobbiamo convincere la Proprietà dell’Ilva a deporre le armi per realizzare finalmente tutti gli interventi necessari, fino ad oggi osteggiati dall’azienda.

    Noi siamo disponibili a fare questo percorso insieme, per dimostrare una volta per tutte che salute, ambiente e lavoro possono coesistere in modo sano e duraturo.

    Vittorio Cogliati Dezza
    Presidente nazionale Legambiente


  • Redazione

    Chiusura area a caldo dell’Ilva di Taranto “Prove schiaccianti e inequivocabili”

    Chi ha generato questo disastro ambientale e umano deve pagare. Da ora in poi a Taranto si lavorera’ per vivere, non più per morire!
    1 agosto 2012 – Fabio Matacchiera,Alessandro Marescotti (Fondo Antidiossina Taranto Onlus, Presidente Peacelink)

    E’ arrivato il momento di riscrivere la storia di Taranto; i giudici adesso hanno nelle loro mani il futuro della città e noi siamo ben consapevoli della difficolta’ delle loro scelte. Una veduta aerea dell’acciaieria

    Sappiamo che migliaia di lavoratori scenderanno in piazza con timori fondati e condivisibili.

    Accanto a loro vi sono, pero’, famiglie segnate da disperazione e malattie, da lunghe storie di sofferenza che non possono più essere nè ignorate, nè taciute. Senza dimenticare i tanti allevatori e mitilicoltori duramente colpiti dalle gravi conseguenze dell’inquinamento del nostro martoriato territorio.

    Ribadiamo, pertanto, il nostro sostegno alla magistratura che ha ordinato il sequestro dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto, perche’ incompatibile con la città e con la salute dei suoi abitanti.

    Tale decisione non è stata presa sulla base di “indizi” ma di “prove” (come ha sottolineato il Procuratore della Repubblica) che sono emerse durante l’incidente probatorio, in contraddittorio con gli esperti dell’azienda.

    Prove schiaccianti e inequivocabili, contenute nelle due perizie commissionate ad esperti di indiscutibile professionalita’.

    Non e’ più possibile tornare indietro e barattare la salute con il lavoro.

    I magistrati del Tribunale del Riesame dovrammo adesso scegliere fra la vita e la morte.

    L’ inquinamento a Taranto uccide almeno due persone al mese e, con esse, il futuro di una citta’ intera.

    Il Tribunale del Riesame si trovera’ di fronte a una situazione immutata. Gli impianti che generano fumi sono gli stessi, le distanze dalla citta’ sono le stesse, le problematiche ambientali e sanitarie non sono affatto mutate. Il pericolo rimane intatto.

    Sara’ obbligo del governo assistere le famiglie dei lavoratori e garantire un piano straordinario di interventi, impiegando le maestranze Ilva in una urgente e improcrastinabile azione di risanamento ambientale, previsto per legge.

    Chi ha generato questo disastro ambientale e umano deve pagare. Da ora in poi a Taranto si lavorera’ per vivere, non più per morire!


  • Redazione

    Donne per Taranto: la vita Unico Bene supremo e improcrastinabile

    Noi “Donne per Taranto” ci poniamo nella posizione di chi attende con fiducia e speranza le risposte di una Magistratura che fino ad oggi ha compiuto un atto di Giustizia e di Verità per ognuno di noi
    1 agosto 2012 – Comitato Donne per Taranto

    Ci sono momenti nella Vita di ognuno in cui non è possibile non fare delle scelte, in cui non si può più rimandare decisioni da prendere. Il futuro di Taranto lo scegliamo noi

    Questo è il momento storico che stiamo vivendo in questa Terra martoriata, usata e abusata.

    Un momento che vede la città spaccata tra la rivendicazione di 2 diritti sacrosanti e fondamentali: la Salute e il Lavoro. Quanto sta accadendo, strategicamente studiato, è il segno di una Politica che ha fallito in questi anni, una politica che ha voluto sempre rimandare il problema e non ha mai voluto affrontare con lucidità una situazione che da anni si sta denunciando e da anni ci sta uccidendo. La strategia messa in atto in questi anni è stata vergognosa!

    Solo chi ha interesse a fare in modo che persista lo status-quo, nonostante questo crei malattia, morte e distruzione dell’economia locale, punta il dito su chi denuncia più che su chi ci uccide.

    Le perizie che ora attestano, nero su bianco, che l’ilva “genera malattie e morte” non possono domani farci trovare nello stessa situazione di oggi. La nostra storia sta cambiando, questo è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto che quell’Industria altamente inquinante non può continuare a persistere sul nostro Territorio. La “favoletta” dell’ambientalizzazione e della “eco-compatibilità” è stata solo una favoletta crudele, raccontata persino ai bambini, che ha portato in questi anni la nostra Città a questo capolinea senza aver trovato alternative e senza aver lavorato per richiedere i danni a chi “con coscienza e volontà” (come si legge nell’ordinanza del Gip Patrizia Todisco) non ha mai salvaguardato la salute (degli operai e dei cittadini) .

    E’ compito ora della Politica , fare un passo indietro, con coraggio e anche con umiltà, riconoscere che le azioni intraprese fino ad oggi hanno semplicemente continuato a donare a questa Terra malattia, morti e distruzione della nostre radici. E’ compito della Politica, fare ciò che fino ad oggi non ha fatto: trovare le alternative e trovare soluzioni atte a tutelare quegli operai prime vittime di un sistema malato. Ma tutelare non significa far persistere L’ilva a Taranto, perché Prima tutela è la Salute!

    Noi “Donne per Taranto” ci poniamo nella posizione di chi attende con fiducia e speranza le risposte di una Magistratura che fino ad oggi ha compiuto un atto di Giustizia e di Verità per ognuno di noi.

    Massima fiducia e solidarietà al Gip Patrizia Todisco e a tutti i periti e i giudici di Taranto che, tralasciando pressioni che vengono da ogni parte, compiranno fino in fondo il loro dovere a tutela dell’Unico Bene supremo e improcratinabile che è la VITA.


  • Redazione

    C’è una città? Ci sono i cittadini?
    Noi metteremo fuori dal nostro balcone un lenzuolo bianco
    Il nostro sogno sarebbe quello di una città che si vestisse di bianco in questi giorni in cui si decide il suo destino.Non è il bianco che ricopre il sepolcro putrido di biblica memoria.E’ la voglia di giustizia e di speranza nel futuro!
    1 agosto 2012 – Comitato per Taranto

    Nel delirio di manifestazioni imposte dai sindacati nazionali e fiaccolate religiose, tra presìdi e occupazioni di strade, sembra che la maggioranza dei cittadini di Taranto sia scomparsa. Sembrerebbe che siano andati tutti in vacanza e che abbiano abbandonato la città come set cinematografico buono per terrorizzare psicologicamente l’opinione pubblica nazionale. foto di Taranto

    In viaggio per l’Italia, nei giorni scorsi, abbiamo sondato l’opinione pubblica nazionale per capire cosa è passato oltre provincia del “caso Taranto”.
    In un momento di crisi generale ha fatto breccia il terrorismo psicologico della frase “sequestro degli impianti”, dichiarato come già operativo dai media e associato alla chiusura definitiva, all’incubo della fine della produzione nazionale di acciaio, alla messa in strada di 15-20 mila operai…
    Scenari da apocalisse che nelle parole dei commentatori e dei copincollisti dei comunicati nazionali, con più o meno giri di parole, trovano un’unica ragione. Quella di sempre. Quella che dai tempi di Craxi sembra l’uscita di emergenza da ogni vergogna pubblica: è colpa della magistratura!

    “Le procure vogliono prendere il posto della politica e dei sindacati” dicono alcuni, altri delineano con disprezzo perfino il profilo dei magistrati che si sono permessi di tagliare il cordone ombelicale di connivenza, corruzione, sfacelo, spreco di denaro pubblico per il profitto privato, disastro ecologico e anche economico…
    Ma che si sono messi in testa? Di applicare la legge? In Italia???
    Perché questa violenza mediatica? Perché evidentemente fa paura ai tutori del sistema che, in tutti questi anni, le “cavie” di Taranto, invece di accontentarsi delle caramelline elemosinate da Regione, Stato, ASL, ARPA, sindacati e padroni (leggi inapplicate, studi segretati, procedure inceppate, scioperi a salve), le cavie di Taranto hanno rosicchiato le gabbie poco a poco fino a creare una rivoluzione di portata europea!

    Dalla piccola voce di questo blog di un comitato che ha partecipato attivamente agli ultimi 5 anni di vita della città vogliamo far rimbalzare il più lontano possibile le ragioni di tutti, la realtà delle cose.
    Qui si è prodotta tanta ricchezza per anni. La gran parte di questa ricchezza ha incrementato il PIL nazionale. Qui si è salvata l’industria siderurgica nazionale mentre per le stesse ragioni di salute e obsolescenza si chiudevano Genova e Bagnoli. Qui si è tenuto il passo (produttivo) con il resto d’Europa. Qui però, come sempre, i soldi sono stati sprecati, le prescrizioni ignorate, la salute è stata messa in ultimo piano e, per la logica di massimizzazione del profitto privato, nessun investimento lungimirante è stato fatto per stare al passo non solo produttivo ma anche tecnologico con gli altri paesi industrializzati.

    Tutti sapevano. Ma questo meccanismo all’italiana trasposto su una scala di mercato da diversi miliardi di euro è diventato una macchina incontrollabile: nessuno degli ingranaggi ha mai il coraggio di reagire.
    L’iniziativa è partita dai cittadini.
    Dalla gente stanca, e non è retorica, di accompagnare malati e di sentirsi prendere in giro da promesse di turismo e sviluppo quando la realtà è quella di miasmi putridi di fabbrica e polveri piene di sostanze mortali. Nessuna alternativa all’industria pesante da cinquant’anni!
    E’ stata una forza crescente, fatta di piccoli progressi, di voglia di comunicare e di ascoltare.
    E’ nata una coscienza civica e il frutto di tante piccole battaglie combattute con le clave contro i sottomarini nucleari dei poteri multinazionali. E’ stato il riconoscimento, garantito dalla Costituzione, dalla Legge, del diritto di essere tutelati. Tutelati, con pari diritto, nel lavoro, nel territorio, nella salute, nei servizi.
    Insomma, le cavie nazionali hanno alzato la testa e si sono rifiutate di farsi inoculare veleni per arricchire tutti tranne loro!
    E hanno avuto la fortuna di incontrare giudici motivati e rigorosi, periti sinceri e incorruttibili, gente coraggiosa che ha svolto il proprio lavoro con onestà tra mille condizionamenti.

    Ora queste piccole cavie sono state tramortite dall’onda scagliata dal sistema che attua tutte le contromisure possibili per annegare con violenza questa rivolta di civiltà.
    E le piccole cavie rivelano tutta la loro debolezza. Hanno paura, sono divise, sconcertate, spavetate.
    Sono sparite le grandi sigle che incoraggiavano a scendere in piazza e l’opinione si è frammentata in una serie di rivoli sempre più piccoli, fino ad essere assorbita dalla terra arsa, tra gli schiamazzi tronfi dello Stato, dell’Industria pesante, di sua maestà lo Spread.
    E’ normale avere paura quando la Storia dello Stato passa sotto casa tua e travolge chi incontra.
    Ma il nostro ruolo, non per leadership, ma solo per l’esperienza e la coscienza della strada intrapresa anni fa, è quello di continuare a dare l’esempio. A restare aperti a tutti per cercare di restare sereni e decisi.

    Il Comitato per Taranto continuerà a fare pressione sulle associazioni per ritrovare unità e forza.
    Non si può bruciare così il lavoro di oltre dieci anni.
    Intanto un piccolo segno vogliamo darlo anche noi. Senza costringere nessuno a risse, lotte ed estenuanti manifestazioni agostane tra urla stimolate ad arte per coprire ogni voce pacata e riflessiva.

    Vi invitiamo ad essere cittadini, ad essere Città.

    Noi metteremo fuori dal nostro balcone un lenzuolo bianco.

    Il nostro sogno sarebbe quello di una città che si vestisse di bianco in questi giorni in cui si decide il suo destino.
    Non è il bianco che ricopre il sepolcro putrido di biblica memoria.
    E’ la voglia di giustizia e di speranza nel futuro!


  • Luciano

    chiusa subito!!!
    I sindacati non hanno mai fatto niente anzi ci hanno sempre venduti!
    Chi vuole continuare a lavorare per morire è assassino tanto quanto i carnefici ex dirigenti dell’inferno.

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