L’ordinanza recente del Sindaco di Manfredonia vieta di lasciare gli animali domestici nelle auto in sosta (pur con finestrini aperti), a tutela della loro salute e per prevenire colpi di calore. Divieto assoluto di portarli a passeggio dalle ore 11 alle 18 e tanti altri obblighi… Ci sono multe consistenti.
Non è solo il sindaco di Manfredonia. Medesime ordinanze a Bari, Terlizzi, Foggia e decine di altre città. Nei commenti si chiede un’ordinanza per proteggere gli animali randagi, le modalità per denunciare gli inadempienti, chi effettuerà i controlli… Ma c’è anche chi dice che altre sarebbero le priorità. “Perché non una parola sugli anziani?”, osserva un signore di Foggia che porta a passeggio il suo cane. Ci sono ordinanze per “tutto”: movida, musica nei locali e fuori, fuochi di artificio, rifiuti, mercati, animali domestici… Le lamentele restano molte. Giorni fa una giovane coppia esprimeva l’impossibilità a Siponto di passeggiare con il carrozzino. La musica all’alba in un lido ha suscitato qualche lamentela (“il sindaco dovrebbe vietarla!”). Restano inascoltate le richieste di anziani di non volere, durante il giorno, auto parcheggiate davanti all’uscio. E anche quelle di residenti in quartieri periferici per le corse notturne di auto e moto. Le ordinanze, spesso sollecitate dai consiglieri comunali per emergenze soprattutto estive, sono necessarie o un segno di incapacità di una comunità di autoregolarsi, praticare il senso civico senza sbandierarlo, mettersi nei panni degli altri?
Un lettore di questo blog (ingegnere milanese molto critico sulle mie posizioni per Gaza) mi ha inviato un lungo post su Tacito. Lo storico latino interviene sulla “lex Papia Poppaea”, voluta da Augusto per combattere il celibato e la denatalità. Tacito criticava la norma perché introduceva forme coercitive su questioni che dovevano essere regolate dai “mores” (costumi condivisi). Invece di “normare” la sfera pubblica, la lex entrava nella sfera privata, ed è qui che si annidava la corruzione, con la presenza dell’ambigua figura del delatore.
Tacito va al di là: pone in rapporto la decadenza dei costumi con la proliferazioni delle leggi. Può servire un dispositivo coercitivo quando mancano i “mores” (buoni costumi)? Finché la moralità pubblica “tiene”, le leggi sono poche, quando scade, sono tante e inutili; la moltiplicazione di decreti e leggi, non accompagnata da mores condivisi, non produce la certezza del diritto. “Corruptissima republica, plurimae leges”, scrive nel suo stile asciutto lo storico latino, più leggi non significano più diritti e civiltà. Insomma senza il sostrato etico le normative si devono sorreggere solo sulla forza di chi ha il potere. Tacito ribadisce il concetto anche in una piccola importante opera, la Germania, monografia di natura antropologica, un testo di geopolitica, diremmo oggi. “Plus ibi boni mores valent, alibi bonae leges” (lì i buoni costumi valgono più, che altrove le buone leggi). E “predice” che dalla Germania sarebbero derivati i maggiori pericoli per Roma.
Era questa la priorità dei sindaci? In un settore in cui esistono leggi e sanzioni penali rigorose? Le amministrazioni pubbliche dovrebbero offrire alle comunità le opportunità di vivere una vita decente, con la cura dei pochi e piccoli spazi a verde, di angoli ombrosi e privi di traffico… Il divieto di passeggiare con i cani nelle ore calde… e perché non rendere praticabili le pinete sul golfo e sui comparti?
Viviamo sulla pelle il calore estivo, ma il riscaldamento climatico è stato dimenticato, anestetizzato, scomparse anche le buone intenzioni… Gli incendi continuano, non arginabili. Nell’ipertrofica estate culturale di Manfredonia (e altrove) nessun incontro vi è dedicato.
Dall’Europa non arrivano più indicazioni e “valori”, ma altre norme, vincoli, regole, sanzioni. Utilizzando più pesi e più misure. Solo la paura e l’immigrazione creano consenso. Si moltiplicano i decreti sulla sicurezza del governo Meloni, ultimo quello sbandierato da Salvini “anti maranza” sulle gang giovanili, il fermo preventivo per i minorenni, la punibilità degli stessi… Temi che avrebbero bisogno di un spazio comune di dibattito e non di polarizzazioni e contrapposizioni.
Mi scrive sempre l’ingegnere milanese. “Non so chi possa guidare e ispirare i giovani – nel mio piccolo penso che la chiave sta nei 3-18 anni – prima la famiglia, poi la scuola – Harari (autore che non amo ) lo ha descritto in modo lapidario: entrambe sono state esautorate nel 1900, e non c’è ritorno”.



