
Ci sono persone che attraversano la vita di una comunità senza mai cercare i riflettori. Angelo Bortone era così. Riservato, mite, mai sopra le righe. In tutti gli anni in cui abbiamo collaborato, non l’ho mai visto perdere la calma.
La nostra amicizia è nata dentro Edicoop, la cooperativa troiana di cui Angelo era presidente. Io ero il direttore responsabile di Radio Studio 98, inventata da quell’autentico pioniere dell’emittenza indipendente che è stato Giacomo Curato.
Erano gli anni in cui le radio libere cambiavano il modo di comunicare, e in una città come Troia, dove mancava una voce quotidiana locale, quella radio inventò un modo nuovo di raccontare la comunità.
Angelo non era uomo da proclami, preferiva lavorare ogni giorno per tenere insieme persone, idee, risorse. Sotto la sua guida, affiancato da una squadra di prim’ordine in cui militavano Lillino Altobelli, Giovanni Aquilino, Paolo De Santis e Antonio Gelormini, Radio Studio 98 divenne un osservatorio civile e democratico, un luogo dove si informava, si discuteva e si cresceva.
Da quella esperienza sono nate nuove energie, percorsi professionali, una piccola ma autentica classe dirigente. Vennero anche le difficoltà, inevitabili in una realtà piccola, ma Angelo le affrontava con il suo stile inconfondibile. Cercava le soluzioni senza fare rumore, rassicurava tutti, e alla fine i conti tornavano sempre.
Quando poi l’esperienza radiofonica si trasformò nella rivista La Refola, Angelo seppe ancora una volta reinventarsi, mantenendo vivo un presidio culturale per tutto il territorio. E anche dopo, quando si chiuse quella fase, non smise mai di servire la sua comunità.
Lo fece al Museo Diocesano di Troia, accogliendo i visitatori, raccontando con passione la storia e le collezioni, con l’entusiasmo di chi crede davvero nel valore della propria terra.
L’ultimo ricordo personale che conservo di Angelo è proprio in quel Museo, un capolavoro nascosto della storia dell’arte meridionale.
Andai a Troia per visitare una importante mostra dedicata al Crocifisso di Pietro Frasa, vi trovai Angelo, ancora una volta luminoso esempio di un volontariato civico che lo ha visto silenzioso ma tenace protagonista.
Mentre mi guidava tra le sale con la passione di sempre, mi sorpresi a pensare che in fondo stava facendo ciò che aveva fatto per tutta la vita. Accompagnare.
Prima una comunità, poi, in quel momento, un amico.
Ripensandoci oggi, mi accorgo che quel pomeriggio non è stato soltanto una bella visita e un bel momento vissuto insieme. È stato l’ultimo tratto di un cammino condiviso.
È così che voglio ricordare Angelo Bortone: un uomo che non ha mai cercato il protagonismo, ma che, con la discrezione e la dedizione che lo hanno sempre contraddistinto, ha lasciato un segno profondo nella sua comunità e in quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
Geppe Inserra



