“La maggioranza comunale prova a presentare come una grande operazione a favore delle attività commerciali quella che è invece una soluzione temporanea, finanziariamente fragile e priva di una prospettiva per gli anni successivi.
Impedire l’approvazione delle nuove tariffe non cancella i maggiori costi che qualcuno, prima o poi, dovrà pagare. È a dir poco fuorviante l’affermazione secondo la quale i circa 600.000 euro in più di TARI sarebbero coperti attingendo all’“avanzo di bilancio”. Il rendiconto 2025 presenta una quota disponibile del risultato di amministrazione negativa per 7.254.868,14 euro. In altri termini, il Comune non dispone di un avanzo libero dal quale prelevare liberamente 600.000 euro. Anche i 3.251.120 euro di avanzo già applicati al bilancio non sono risorse libere ma si tratta esclusivamente di fondi accantonati e vincolati, che possono essere utilizzati soltanto per le finalità previste dalla legge e dai relativi vincoli contabili.
Vero è che la rideterminazione del Fondo crediti di dubbia esigibilità ha liberato complessivamente 919.860,18 euro, dei quali 683.072,65 euro collegati alla TARI, ma gli stessi revisori chiariscono nel loro parere che tali risorse sono state prudentemente destinate a investimenti e spese non ricorrenti e quindi occorrerebbe capire quali investimenti o altre spese verrebbero cancellati o rinviati.
Una risorsa liberata una sola volta non può finanziare stabilmente un costo che si ripete ogni anno.
A questo sia aggiunge un limite normativo perché Comune può deliberare finanziare mediante risorse della fiscalità generale e quindi con il proprio bilancio riduzioni o esenzioni TARI, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 660, della legge n. 147/2013, ma non coprire tout court l’aumento del gettito TARI.
Servono invece un piano strutturale di contenimento dei costi, una verifica puntuale dell’efficienza del servizio, una strategia seria di recupero dell’evasione e una copertura stabile che non scarichi il problema sull’anno successivo.
Se l’audace manovra riuscirà i maggiori costi del servizio rifiuti che resterebbero invariati, torneranno a gravare nel prossimo bilancio sulle tariffe oppure dovranno essere sottratti ad altri servizi comunali. Tutelare commercianti, artigiani e imprese vuol dire proteggerli da un aumento pesante e insostenibile, ma la tutela non si realizza con una toppa contabile che sta più che nelle cose nella propaganda. Nel 2026 potrà forse essere rinviato l’aumento, ma nel 2027 chi pagherà quei 600.000 euro? L’amministrazione che verrà dovrà pesantemente mettere le mani nelle tasche della cittadinanza, un modo di fare che abbiamo sempre contestato perché spostare i problemi in avanti è approssimazione politicista, non vuol dire governare”.
Lo dichiara il consigliere comunale Tommaso Sgarro.



