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GARGANO AMEDEI Gargano, quasi 2mila ettari bruciati. Amedei: “Il territorio presenta il conto delle scelte sbagliate”

Quasi 2mila ettari di territorio bruciati sul Gargano, settimane caratterizzate da temperature estreme, notti tropicali e una crescente sofferenza dei suoli

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
1 Settembre 2026
Cronaca // Gargano //

Quasi 2mila ettari di territorio bruciati sul Gargano, settimane caratterizzate da temperature estreme, notti tropicali e una crescente sofferenza dei suoli per la carenza d’acqua. È il bilancio di una fine d’estate segnata dagli incendi e dal caldo, ma secondo la geologa Giovanna Amedei, ex presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, sarebbe riduttivo attribuire tutto a un’estate particolarmente calda.

“Non lo è”, scrive Amedei in una nota diffusa il 31 agosto, invitando a guardare anche alle trasformazioni che negli anni hanno interessato il territorio. Secondo la geologa, determinate scelte urbanistiche hanno contribuito ad aumentare la vulnerabilità del suolo, proprio mentre il cambiamento climatico rende più frequenti e intensi gli eventi estremi.

Città sempre più impermeabili

Nel mirino finiscono soprattutto cementificazione e impermeabilizzazione del suolo. Asfalto, cemento, riduzione della vegetazione e sacrificio degli alberi per lasciare spazio a parcheggi e marciapiedi hanno progressivamente trasformato le superfici urbane.

Per Amedei, intervenire sul verde e sulla permeabilità del terreno non significa soltanto migliorare l’aspetto delle città. “Piantare alberi e depavimentare non significa semplicemente ‘abbellire’ una città”, avverte la geologa.

Queste scelte consentono infatti di “ridurre l’isola di calore, aumentare l’evapotraspirazione, favorire l’infiltrazione, rallentare il deflusso superficiale, diminuire il ruscellamento e restituire funzionalità al suolo”. Un approccio che, nella sua lettura, rappresenta una vera forma di geologia applicata alla città.

Prevenzione, non soltanto interventi d’emergenza

La stessa logica, secondo Amedei, dovrebbe guidare la progettazione degli interventi per affrontare gli effetti degli eventi meteorologici estremi.

Pavimentazioni drenanti, rain garden, aree verdi, corridoi ecologici, zone di laminazione, rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e depavimentazione “non sono mode ‘green'”, precisa. “Sono opere di prevenzione del rischio”.

Una strategia che dovrebbe quindi puntare contemporaneamente a contrastare gli effetti delle ondate di calore e a gestire le conseguenze delle piogge intense, riducendo la vulnerabilità dei territori.

Il paradosso del cemento

Amedei evidenzia anche quello che definisce un paradosso nelle scelte urbanistiche: “una pianta di plastica a un albero vero, il cemento al terreno permeabile, il parcheggio all’ombra”. Decisioni che, secondo la geologa, finiscono per aumentare i rischi e successivamente richiedono ingenti risorse per affrontare i danni.

“Questa non è resilienza. È gestione dell’emergenza”, scrive.

Il rischio, inoltre, è che l’attenzione verso questi problemi diminuisca con il passare delle settimane. Il caldo e le condizioni climatiche estreme, osserva Amedei, torneranno presto a occupare meno spazio nel dibattito pubblico: “smetterà di fare notizia. Fino alla prossima emergenza”.

Ma il territorio, conclude la geologa, conserva le conseguenze delle trasformazioni subite: “non dimentica. E prima o poi presenta il conto”.

Il messaggio è quindi quello di intervenire prima dell’emergenza, adottando strategie capaci di affrontare sia il caldo estremo sia le precipitazioni intense e riducendo la vulnerabilità del territorio attraverso scelte urbanistiche più attente alla sua funzionalità naturale.

Lo riporta foggiatoday.it.

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