Il comunicato della Santa Sede parla di sostenibilità, passività, personale e rilancio. Ma non dice quale sarà il modello futuro dell’Opera di San Pio. E mentre il nuovo CdA nasce con diverse riconferme, sul territorio crescono interrogativi, malesseri e timori. La domanda è semplice: qual è il piano vero?
“Papa Leone XIV segue da vicino il percorso”.
È la frase che dovrebbe rassicurare.
E invece, dopo l’incontro del 31 agosto a Castel Gandolfo tra il Pontefice e la Commissione di indirizzo e vigilanza sulla Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, quella frase apre una domanda ancora più grande:
se il Papa segue da vicino, perché nessuno dice ancora con chiarezza dove Casa Sollievo della Sofferenza debba andare?
Perché il comunicato ufficiale parla di “sostenibilità”, “rilancio”, “continuità”, “riduzione delle passività”, “reperimento delle risorse”, “stabilizzazione del personale”.
Tutte parole importanti.
Ma nessuna di esse risponde alla domanda fondamentale.
Casa Sollievo sarà risanata per restare pienamente nell’attuale configurazione?
Si cerca un partner?
Si prepara una trasformazione societaria e gestionale?
Oppure esiste realmente un’ipotesi di cessione, totale o parziale, dell’attività ospedaliera?
Non sono dettagli.
Sono il futuro di un ospedale.
E sono il futuro di un’Opera che porta il nome di San Pio da Pietrelcina.
IL SILENZIO SULLA “ROTA” NON È PIÙ SOSTENIBILE
La Santa Sede ha istituito il 27 maggio una Commissione straordinaria con un mandato assai ampio.
Non siamo davanti a un semplice organismo di osservazione.
La Commissione deve analizzare la situazione economica, patrimoniale e gestionale della Fondazione, individuare le soluzioni e accompagnarne l’attuazione.
E il Papa, secondo quanto comunicato dalla Santa Sede, ha voluto verificare personalmente lo stato di avanzamento dei lavori.
È una scelta forte.
Ma una scelta forte genera inevitabilmente una conseguenza:
la trasparenza deve essere altrettanto forte.
Non è sufficiente dire che si sta lavorando.
Occorre spiegare su che cosa si sta lavorando.
E soprattutto verso quale risultato.
Perché una cosa è risanare una Fondazione in difficoltà.
Un’altra è preparare un’operazione di partnership.
Un’altra ancora è cedere un’attività.
Sono operazioni profondamente diverse.
E non possono essere tutte ricomprese genericamente nella parola “rilancio”.
IL NODO DELLA VENDITA: NÉ TABÙ NÉ SPETTRO DA AGITARE
Qui occorre essere estremamente chiari.
Non esiste, allo stato delle informazioni pubbliche, una prova sufficiente per affermare che Casa Sollievo sia stata “venduta” o che una vendita sia stata definitivamente decisa.
Ma esistono da tempo indiscrezioni, ricostruzioni giornalistiche e interrogativi sul possibile coinvolgimento di soggetti esterni.
Ed è proprio per questo che la questione deve essere affrontata.
Non per alimentare paure.
Ma per eliminarle.
Se la vendita non è sul tavolo, lo si dica.
Se è stata valutata ma esclusa, lo si dica.
Se è una delle ipotesi allo studio, lo si dica.
Se esistono interlocuzioni con potenziali partner, si spieghi almeno la natura dell’operazione.
Il territorio non pretende di conoscere ciò che per ragioni legali o negoziali deve rimanere riservato.
Pretende però di conoscere la direzione strategica.
Perché la differenza tra un ospedale risanato e un ospedale ceduto non è soltanto economica.
È identitaria.
IL NUOVO CDA: CAMBIA LA TARGA O CAMBIA DAVVERO LA GOVERNANCE?
Poi c’è l’altro grande interrogativo.
Il nuovo Consiglio di amministrazione è stato nominato pochi giorni prima dell’incontro con il Papa.
Ma il nuovo CdA presenta anche una componente significativa di continuità rispetto alla precedente governance.
E allora la domanda è inevitabile:
se occorreva un intervento straordinario per affrontare una situazione che evidentemente presentava criticità, perché una parte rilevante della precedente struttura viene riconfermata?
Non è un’accusa.
È una domanda di governance.
Una domanda che qualsiasi società, fondazione o grande azienda dovrebbe essere in grado di affrontare.
Se la gestione precedente ha operato correttamente, bisogna dirlo.
Se le difficoltà derivano da fattori strutturali, bisogna spiegarlo.
Se invece esistono responsabilità gestionali, occorre individuare chi le abbia avute.
Non può esistere soltanto una Commissione chiamata a “risolvere”.
Deve esistere anche una ricostruzione trasparente di come si sia arrivati fin qui.
Perché altrimenti il rischio è che cambi l’organigramma senza cambiare realmente il modello.
E IL DIRETTORE GENERALE RESTA
Anche la conferma di Gino Gumirato alla direzione generale e come rappresentante legale merita una spiegazione pubblica.
Non perché la sua conferma costituisca, di per sé, un errore.
Ma perché chi ha il compito di rilanciare una struttura deve spiegare quale sia la continuità e quale sia la discontinuità rispetto alla fase precedente.
È una questione elementare di responsabilità.
Se il nuovo corso ritiene che il management abbia lavorato bene, lo deve rivendicare.
Se ritiene invece necessaria una correzione profonda, deve indicare dove.
Non è credibile chiedere una svolta mantenendo il massimo riserbo proprio sulle ragioni che hanno reso necessaria la svolta.
I NUMERI: LA VERA “CARTA” CHE MANCA
E poi c’è il tema più delicato di tutti.
I conti.
Da mesi circolano cifre diverse, interpretazioni diverse e letture diverse della situazione finanziaria.
Debiti verso fornitori.
Crediti verso la Regione.
Passività.
Patrimonio.
Costo del personale.
Contenziosi.
Investimenti.
Costi energetici.
Fabbisogno finanziario.
Sono tutti elementi che devono essere messi in relazione.
Perché dire che “ci sono debiti” senza spiegare quali siano esigibili e quali compensati da crediti non restituisce una fotografia completa.
Ma vale anche il contrario:
dire che esistono crediti senza spiegare quando saranno effettivamente incassati non significa avere liquidità.
Ed è proprio qui che servirebbe un documento capace di mettere fine alle interpretazioni.
Un documento semplice.
Comprensibile.
Verificabile.
Un vero “stato di salute” economico-finanziario di Casa Sollievo.
Con numeri aggiornati e certificati.
IL DRAMMA CHE I BILANCI NON RACCONTANO: LE PERSONE
Poi ci sono loro.
Quelli che in un bilancio non sono una riga.
I medici.
Gli infermieri.
Gli operatori.
I tecnici.
I ricercatori.
Il personale amministrativo.
E soprattutto i pazienti.
Perché se un ospedale perde professionisti qualificati, non perde soltanto forza lavoro.
Perde esperienza.
Perde competenze.
Perde continuità.
Perde attrattività.
E se un paziente comincia a scegliere altrove, il problema non può essere liquidato come una semplice oscillazione statistica.
Un ospedale vive della fiducia che riesce a generare.
E la fiducia non si decreta.
Si costruisce ogni giorno.
Per questo sarebbe fondamentale conoscere dati reali sulla mobilità del personale e sui flussi dei pazienti.
Quanti professionisti hanno lasciato Casa Sollievo negli ultimi anni?
Quanti medici?
Quanti infermieri?
Quali reparti sono maggiormente coinvolti?
Quanti nuovi professionisti sono stati assunti?
Qual è l’organico effettivo?
E, soprattutto:
perché qualcuno se ne va?
LA DOMANDA AL PAPA È SCOMODA. PROPRIO PER QUESTO VA FATTA
Leone XIV non può personalmente conoscere ogni dettaglio della gestione dell’ospedale.
Ed è proprio per questo che ha istituito una Commissione.
Ma allora diventa fondamentale capire quale fotografia gli venga consegnata.
Una fotografia economica?
Una fotografia gestionale?
Una fotografia sindacale?
Una fotografia sanitaria?
Una fotografia del territorio?
Perché una crisi può essere raccontata correttamente dal punto di vista contabile e contemporaneamente essere raccontata male dal punto di vista umano.
Il Papa deve sapere quanto Casa Sollievo deve.
Ma deve anche sapere quante persone stanno scegliendo di andarsene.
Deve sapere quanto vale il patrimonio.
Ma deve anche sapere quanta fiducia resta nei reparti.
Deve sapere quali sono i crediti.
Ma deve anche sapere quanti pazienti stanno scegliendo altre strutture.
Deve sapere quanto costa risanare.
Ma deve anche sapere quanto costerebbe non intervenire davvero.
LE CINQUE DOMANDE CHE LA SANTA SEDE DOVREBBE RISPONDERE
Non servono cento comunicati.
Ne bastano cinque.
- RISANAMENTO O CESSIONE?
La Santa Sede esclude categoricamente che sia in corso, o allo studio, una cessione totale o parziale dell’attività ospedaliera? Se non la esclude, quale ruolo avrebbe un eventuale partner?
- QUAL È IL DEBITO REALE?
Qual è oggi l’esposizione complessiva della Fondazione, distinguendo debiti finanziari, fornitori, personale, contenziosi e altri oneri? E quanti sono i crediti effettivamente esigibili?
- QUALE PIANO INDUSTRIALE?
Esiste un piano di rilancio formalmente approvato? Qual è il fabbisogno finanziario? Chi lo finanzierà? In quali tempi?
- PERCHÉ LE RICONFERME NEL NUOVO CDA?
Qual è il criterio con cui sono state riconfermate alcune figure della precedente governance? Quale valutazione è stata fatta sulla gestione precedente?
- QUALE GARANZIA PER PERSONALE E PAZIENTI?
Quali sono gli obiettivi concreti in termini di organico, attrattività dei professionisti, qualità dei servizi, mantenimento dei reparti e continuità assistenziale?
E ALLORA, SANTITÀ, CI DICA LA VERITÀ SUL FUTURO
Il territorio non chiede privilegi.
Non chiede che Casa Sollievo venga mantenuta artificialmente in vita per ragioni sentimentali.
Non chiede che la Santa Sede continui a finanziare all’infinito una struttura senza prospettive.
E non chiede nemmeno di impedire, per principio ideologico, qualsiasi collaborazione con il privato.
Chiede una cosa molto più semplice:
conoscere la verità.
Se per salvare Casa Sollievo occorre cambiare radicalmente modello, lo si dica.
Se occorre trovare un partner, lo si dica.
Se occorre vendere una parte delle attività per salvare il resto, lo si spieghi.
Se invece esiste un piano autonomo di risanamento, lo si presenti.
Perché la cosa più pericolosa non è necessariamente una scelta difficile.
La cosa più pericolosa è una scelta difficile lasciata avvolta nell’ambiguità.
Casa Sollievo non è soltanto un ospedale.
Non è soltanto una Fondazione.
Non è soltanto un bilancio da risanare.
È un’eredità.
Ed è proprio perché è un’eredità di San Pio che nessuno può pensare di difenderla soltanto con le parole.
Il carisma non si tutela nascondendo le difficoltà.
Si tutela affrontandole.
Con i numeri.
Con le responsabilità.
Con le persone.
Con un progetto.
E soprattutto con la verità.
Leone XIV ha detto, attraverso la Santa Sede, di seguire da vicino.
Adesso la domanda che viene da San Giovanni Rotondo è una sola:
“Santità, se davvero la sta seguendo da vicino, ci dica qual è la strada. Perché noi, da qui, vediamo ancora troppe porte chiuse e troppe domande senza risposta.”




Lo vendessero ai cinesi o alle potenze islamiche, sono loro il futuro e non più il Vaticano e i preti.