Dal 1° ottobre Cerignola resta con una sola ambulanza del 118, dopo la soppressione della seconda postazione di emergenza. A denunciare la situazione è il consigliere comunale Matteo Conversano, che richiama l’attenzione sulle conseguenze che la decisione potrebbe avere per una città di circa 60mila abitanti, caratterizzata da un territorio esteso e attraversata da due autostrade.
«Da oggi 1° ottobre Cerignola avrà una sola ambulanza del 118. La seconda postazione, che insieme alla prima garantisce circa 5.000 interventi l’anno, viene soppressa. Una città di 60 mila abitanti, con un territorio vastissimo e attraversata da due autostrade, dovrà contare su un solo mezzo di soccorso.» Così il consigliere comunale Matteo Conversano.
Il rischio evidenziato dal consigliere riguarda soprattutto la possibilità che l’unica ambulanza disponibile sia già impegnata in un intervento, lasciando temporaneamente scoperta la città.
«Cosa succede se quell’ambulanza è impegnata in un intervento in autostrada, o accompagna un paziente cardiaco a San Severo? Per ore la città resta scoperta. In emergenza, i minuti decidono se una persona si salva o no – ha dichiarato -. La decisione arriva dopo la riunione in Regione e la scelta della direzione ASL di chiudere le postazioni di Cerignola, Torremaggiore e di altri territori. Secondo quanto appreso, resterebbe invariata solo Manfredonia, dove istituzioni, commissione consiliare e perfino il vescovo hanno preso posizione con fermezza fin dal primo giorno.»
Conversano rivolge quindi un appello alle istituzioni e all’intera comunità cerignolana, chiedendo una mobilitazione per sollecitare il riesame della decisione.
«Questo ci dice una cosa semplice: farsi sentire serve. Il silenzio no. Per questo lancio un appello a tutta la comunità di Cerignola, a partire dalle istituzioni. Chiedo al sindaco e all’amministrazione comunale di chiedere subito a Regione e ASL il riesame della decisione. Chiedo al consiglio comunale di riunirsi sul tema e di votare un atto unitario. Chiedo alle forze politiche, ai sindacati, agli operatori sanitari, alle associazioni e ai cittadini di far sentire la propria voce, tutti insieme.»
La richiesta, nelle parole del consigliere, punta a superare le divisioni politiche di fronte a una questione che riguarda direttamente il servizio di emergenza e la sicurezza dei cittadini.
«La salute non ha colore politico. Su una questione che riguarda la sicurezza di ogni famiglia, nessuno può girarsi dall’altra parte. Fare politica significa anche questo: mettersi al servizio della propria comunità.» ha concluso.
Lo riporta cerignolaviva.it.



