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118 FOGGIA 118, l’allarme dei medici a Foggia: «Pronti alle dimissioni in blocco»

La protesta contro la delibera regionale al centro della conferenza stampa del 1° ottobre.

AUTORE:
Michele Solatia
PUBBLICATO IL:
1 Ottobre 2026
Foggia // Medicina //

FOGGIA — Una carenza di personale definita gravissima, la contestazione delle nuove disposizioni regionali e la prospettiva di dimissioni collettive dal servizio. La crisi del 118 pugliese è stata al centro della conferenza stampa del 1° ottobre presso la sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Foggia, in via Vincenzo Acquaviva. Una protesta che ha portato all’attenzione pubblica il futuro dell’emergenza territoriale e le condizioni dei professionisti chiamati a garantirla.

Il documento diffuso alla vigilia dell’incontro, firmato dal segretario nazionale FIMMG del settore Emergenza, Francesco Marino, e dal presidente dell’Ordine foggiano, Pierluigi Nicola De Paolis, aveva già delineato i termini dello scontro. Al centro, la deliberazione della Giunta regionale numero 1253 del 22 settembre 2026: secondo la denuncia sindacale, il provvedimento ha introdotto scelte sulla presenza dei medici a bordo delle ambulanze senza un adeguato percorso di condivisione e concertazione.

La mobilitazione si inserisce in una contestazione già avviata a livello regionale. Il 29 settembre FIMMG Puglia aveva chiesto il ritiro della delibera, denunciando il rischio di un abbandono del servizio da parte dei medici.

Il dato più netto contenuto nel comunicato riguarda il personale. Secondo Francesco Marino, in Puglia operano nel 118 soltanto 190 medici rispetto ai 400 indicati come necessari; nella provincia di Foggia sono appena 30. Numeri riferiti dal rappresentante sindacale che descrivono, nella sua valutazione, una rete già sottoposta a una pressione difficilmente sostenibile.

Il problema sollevato riguarda la possibilità di assicurare continuità all’assistenza quando gli organici sono così ridotti. Marino contesta una gestione dei vuoti di personale attraverso continui spostamenti da una postazione all’altra e richiama le conseguenze che questa organizzazione può avere sul lavoro dei professionisti e sulla copertura dei territori.

La questione investe direttamente la Capitanata. Con appena 30 medici indicati nel documento per l’intera provincia, la richiesta dei rappresentanti del settore è conoscere come si intenda garantire il servizio e quali risorse siano previste per sostenerlo. Il numero delle postazioni, infatti, deve trovare corrispondenza negli equipaggi effettivamente disponibili e nella possibilità di coprire i turni.

Nel comunicato Marino sostiene che il nuovo provvedimento abbia cancellato risultati professionali consolidati da oltre dieci anni nell’emergenza territoriale. Precisa inoltre che la protesta non nasce da rivendicazioni salariali: nella ricostruzione sindacale, durante il confronto con la Regione le organizzazioni dei medici non avevano avanzato pretese economiche, tenendo conto delle difficoltà della sanità pugliese.

Il contrasto riguarda soprattutto le condizioni nelle quali viene esercitata l’attività. Marino denuncia che ai medici convenzionati sarebbero stati imposti obblighi propri del lavoro dipendente, senza un corrispondente riconoscimento delle garanzie. Si tratta della valutazione espressa dal sindacato sul provvedimento, dalla quale prende le mosse la protesta.

Un altro passaggio centrale riguarda la presenza del medico sulle ambulanze. Il documento presenta la sua progressiva scomparsa dai mezzi di soccorso come una realtà già in atto e lega questa denuncia alle decisioni regionali. Un’affermazione che esprime la posizione dei promotori della mobilitazione e pone una richiesta precisa di chiarimento sull’organizzazione futura degli equipaggi.

Per valutare fino in fondo gli effetti della riorganizzazione serviranno risposte puntuali: quali postazioni avranno il medico, quali saranno affidate ad altri assetti professionali, come verranno coperti i turni e con quali risorse. È su questi elementi concreti che si misurerà la distanza tra le scelte regionali e le criticità denunciate dagli operatori.

Il passaggio più duro del comunicato riguarda la possibilità di un’uscita collettiva dal 118. Marino attribuisce alla delibera un clima di grave sfiducia e prospetta che questa situazione possa indurre i colleghi a presentare le proprie dimissioni in blocco.

L’annuncio rappresenta una minaccia di abbandono del servizio, non la comunicazione di dimissioni già presentate. La distinzione è essenziale per comprendere lo stato della vertenza: i medici hanno denunciato una condizione che ritengono insostenibile e indicato una possibile conseguenza, senza che il documento attesti un’uscita collettiva già formalizzata.

A cura di Michele Solatia.

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