FOGGIA – «Tutto parte dal fatto che non sono stati rinnovati oltre 40 dipendenti di Sanitaservice». In esclusiva per StatoQuotidiano.it, il dottor Stefano Colelli, direttore della centrale operativa del 118 della provincia di Foggia, parte dalla carenza di personale per spiegare le decisioni sulle seconde postazioni che hanno acceso il confronto negli ultimi giorni. Oltre quaranta (41) operatori in meno, tra soccorritori e autisti-soccorritori, hanno imposto una revisione della rete: secondo il direttore, con l’organico disponibile non era possibile mantenere l’assetto delle 51 postazioni.
«Non si potevano più prorogare», afferma riferendosi ai contratti scaduti. È venuto così meno un contributo necessario alla composizione degli equipaggi. Per Colelli, la decisione nasce da una situazione contingente, che richiedeva una risposta immediata in attesa del reclutamento di nuovo personale.
Il direttore insiste sulla natura temporanea dei provvedimenti: «Non è una soppressione, lo ribadisco». Le sospensioni, spiega, accompagnano una fase di difficoltà dell’organico, mentre le assunzioni attraverso la procedura concorsuale dovranno consentire di recuperare il personale necessario al funzionamento della rete.

«Nessuno si è svegliato e ha detto che vogliamo licenziare qualcuno», aggiunge. Nella sua ricostruzione, dunque, all’origine delle scelte c’è l’impossibilità di continuare a utilizzare i 40 operatori i cui contratti non sono stati rinnovati. Un problema che si è tradotto nella necessità di redistribuire le risorse disponibili.
La valutazione ha riguardato le seconde postazioni di Cerignola, Torremaggiore, Manfredonia, Vico del Gargano e Vieste. Il criterio, riferisce Colelli, è stato intervenire sui presidi aggiuntivi, attivati negli anni per esigenze straordinarie o stagionali. Gli esiti sono però diversi: Cerignola 2, Torremaggiore 2, Vico 2 e Vieste 2 vengono temporaneamente sospese; Manfredonia 2 resta attiva.
Le seconde postazioni di Vico del Gargano e Vieste, spiega il direttore, erano nate due o tre anni fa per rispondere al forte incremento delle presenze durante l’estate. Con il calo dell’afflusso turistico, è stata rivalutata la necessità di quel potenziamento. La fine della stagione di maggiore pressione, insieme alla carenza di operatori, ha quindi orientato la scelta della sospensione.

Diversa l’origine delle seconde postazioni di Cerignola, Torremaggiore e Manfredonia, ricondotta da Colelli al 2020 e all’emergenza Covid. La Regione, ricorda, aveva aumentato le ambulanze per fronteggiare una situazione eccezionale. Secondo il direttore, quei potenziamenti avrebbero dovuto essere rivisti dopo il superamento dell’emergenza pandemica. La perdita dei 41 operatori ha reso ora necessario intervenire su risorse aggiuntive rimaste operative.
Nella valutazione ha pesato anche la conformazione della Capitanata, con un territorio esteso e aree lontane dai principali presidi ospedalieri. «Non potevo togliere postazioni in situazioni disagiate, come i Monti Dauni», sottolinea Colelli. La scelta, nella sua spiegazione, è stata preservare la copertura delle zone più isolate, concentrando l’intervento sulle seconde postazioni.
A distinguere Manfredonia è soprattutto la necessità dei trasporti verso altri ospedali. Colelli richiama la presenza dei DEA di primo livello di Cerignola e San Severo e delle specialità disponibili, considerate un sostegno alla gestione delle emergenze nelle rispettive aree. Questo elemento ha contribuito alla decisione di sospendere temporaneamente Cerignola 2 e Torremaggiore 2.

Il San Camillo di Manfredonia presenta invece, nella valutazione del direttore, una situazione diversa: è un ospedale di base, con una dotazione di specialità che rende necessario trasferire parte dei pazienti. L’esame dei trasporti secondari effettuati dalla seconda postazione ha evidenziato il bisogno di collegamenti verso San Giovanni Rotondo, il Policlinico di Foggia e San Severo.
È questa esigenza che ha portato a confermare Manfredonia 2. La permanenza della seconda ambulanza viene dunque motivata con il ruolo svolto nei trasferimenti sanitari e con le caratteristiche della rete ospedaliera a servizio della città.
Colelli richiama anche l’organizzazione del 118 provinciale del 2003, costruita per servire i 61 comuni attraverso la distribuzione delle ambulanze sul territorio. «Non abbiamo stravolto il sistema, il sistema è tornato alle origini», sostiene, presentando le sospensioni come un intervento sui potenziamenti introdotti successivamente.

Il prossimo passaggio annunciato è una riorganizzazione complessiva entro dicembre, collegata alla possibilità di assumere. Il progetto illustrato prevede una distribuzione più capillare dei medici, l’introduzione di automediche e ambulanze con personale infermieristico.
«Non ci sarà riduzione di alcun servizio», assicura Colelli. Un impegno sul quale si concentrano ora le attese dei territori e degli operatori, insieme ai tempi delle assunzioni e alla copertura del soccorso durante questa fase transitoria.
interviste sit-in 118, Manfredonia, 30 settembre 2026




Che l’ospedale di Manfredonia viene definito ” di base” , bisogna ASSICURARE che lo sfortunato di turno colpito da un infarto, o perdita di coscienza, raggiunga una struttura adeguata, tramite un mezzo idoneo, con la presenza di un MEDICO per prestare le prime cure adeguate.
Ci avete chiuso diversi reparti, ma non potete toglierci il diritto di usufruire della seconda autombulanza, anche perché il territorio di Manfredonia è abbastanza esteso, con una popolazione che raddoppia durante il periodo estivo.
Se ci sono problemi di tagli, fateli nella provincia di Bari, protetti da una politica di mer…da.
All improvviso adesso parlano anche lui che non conosce neanche una postazione…chi lo ha visto mai …. Non lo conosce nessuno e in qualità di semplice dipendente al pari di autista e infermiere ( ma con incarico di direttore) analizza e spiega decisioni e numeri prese altrove , certamente senza averlo neppure attenzionato.