(Seconda parte)
Dopo la donatività e le recettività, un terzo aspetto che, col suo Cantico, Francesco c’insegna riguarda la dimensione della gratuità e della gratitudine.
Di fronte al creato possiamo avere due atteggiamenti: quello del poeta o quello del mercante, quello del monaco o quello del pubblicitario, quello innocente e ingenuo del bambino oppure quello dell’adulto avvezzo al potere e al denaro, quello del lavoratore e dell’imprenditore onesti o quello dello speculatore economico-finanziario e del potente di turno.
I primi sono mossi dal solo bisogno e dall’interesse, i secondi sono mossi dallo stupore e dalla meraviglia. I primi cercano la bellezza, i secondi cercano il profitto, coloro per i quali tutto è reificabile, oggettivabile, vendibile, tutto è mercificabile.
I primi cercano il bene, i secondi cercano l’utile. I primi cercano il bene di tutti, i secondi solo il proprio interesse. I primi cercano l’armonia del tutto, i secondi il privilegio dei pochi. I primi coltivano, i secondi distruggono. I primi sono custodi, i secondi sono predatori e approfittatori.
Nei primi domina la semplicità e la gratuità, nei secondi la scambiabilità. I primi, al mattino, dicono grazie all’acqua che li lava, li rinfresca e li disseta, i secondi si chiedono a quale prezzo oggi sul mercato è quotato questo bene. I primi ringraziano, i secondi sfruttano.
I primi sono presi da profonda gratitudine, i secondi da furbizia e scaltrezza. I primi, quasi chiedendo il permesso, lavorano con la natura, cooperando con essa, senza farle del male, i secondi, sena farsi alcuno scrupolo, lavorano “su” di essa, se non addirittura a volte “contro” di essa, violando i limiti da essa imposti.
Leggendo il Cantico si capisce che Francesco è stato conquistato dal Vangelo che, in un passo fa una affermazione allo stesso tempo stupenda e rivoluzionaria: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8).
Una quarta dimensione che il Cantico mette in evidenza è la craturalità. Ci presenta un modo nuovo di vedere le cose.
Francesco ci invita a guardare il creato non come un insieme di cose da usare (e di cui abusare), ma come una comunità di creature da amare e con cui imparare a convivere. Non cose, ma creature. Le cose si usano, si consumano e si gettano, le creature si lasciano vivere. Non beni da mercificare, da sfruttare, ma creature da rispettare e di cui prendersi cura. Il Cantico non dà valore alle creature per la loro funzione, ma per il semplice fatto che sono quello che sono. Nulla esiste per caso e a caso, ma tutto esiste per un fine e secondo un disegno e una ragione. Lo dicono anche tanti filosofi come Leibniz e Hegel.
Le creature sono tracce che ci parlano di un’Alterità che si nasconde in essa. Parlano di Dio e paralo con Dio. Parlano con noi e parlano a noi. Francesco l’aveva capito. Col Cantico sembra voglia introdursi in questo dialogo silenzioso e mistico tra le creature e Dio. Le creature parlano in silenzio con il loro puro stare. Parlano tacendo senza fare rumore. Senza troppo esibirsi o ostentarsi. Non solo parlano di Dio, ma parlano con Dio. E Dio, a sua volta, parla tramite esse e in esse. Parla a noi affinchè lo cerchiamo.
Francesco coglie questa voce silenziosa e si fa portavoce di tutto il creato. Dal silenzio delle cose impara il silenzio del proprio cuore. Ascolta il creato che ora gli entra dentro. Loda Dio per le creature e loda Dio con le creature.
Nel Cantico, la creazione è vista come un atto di amore. In principio c’è l’amore, ed è per amore che Dio ha creato tutto, e in questo tutto ha creato l’uomo come custode di esso. La creazione è consegna e affidamento da parte di Dio del suo giardino, dove l’uomo è stato posto perché, lavorandolo, lo rendesse più bello. Dio lo affida alla sua libertà e alla sua intelligenza. E così ora l’uomo diventa suo collaboratore.
Un giardino ricevuto, da custodire e lavorare, e, infine, da restituire. Infatti, non c’è creazione senza restituzione. E restituiremo tutto, quando, sorella morte (come la chiama Francesco), venendo, ci toglierà tutto, perchè il tutto appartiene solo a Dio. Anzi il tutto è Dio.
“Stolto, stanotte stesso ti sarà chiesta la vita, e quanto hai accumulato di chi sarà?” (Lc (12,16-21) dice Gesù nel vangelo. E Francesco rimarrà impressionato da questa frase evangelica che lo farà andare in crisi. Ne resterà talmente sconvolto che lascerà tutte le ricchezze del padre.
(continua…)
A cura di Michele Illiceto.



