MANFREDONIA — La seconda ambulanza del 118 resta a Manfredonia, almeno per il momento. Dopo la prospettiva della soppressione, il 30 settembre 2026 è arrivato il ripensamento che consente alla città di conservare la postazione. Una notizia importante, accolta favorevolmente sul piano istituzionale, ma che lascia aperta la questione decisiva: quale servizio sarà effettivamente garantito nei prossimi mesi? La permanenza dell’ambulanza è un primo risultato; la stabilità della sua funzione nella rete dell’emergenza è il passaggio ancora da definire.
Nella ricostruzione alla base di questo approfondimento, la svolta viene collocata nella tarda mattinata del 30 settembre: il servizio sarebbe stato mantenuto senza procedere alla dislocazione altrove dei lavoratori. A questa indicazione si accompagna, però, un’ipotesi che richiede una conferma: la seconda ambulanza potrebbe essere impiegata soprattutto per il trasporto dei pazienti verso altri ospedali, in particolare quelli di San Giovanni Rotondo e Foggia. Questo perché il P.o. San Camillo non avrebbe sempre i reparti idonei per i ricoveri dei vari pazienti. Da qui la scelta di preservare il servizio della seconda ambulanza di Manfredonia.
Nell’ipotesi segnalata rientrerebbero anche trasporti direttamente verso ospedali esterni, senza un passaggio dal San Camillo de’ Lellis.
La Commissione Salute del Comune di Manfredonia ha annunciato la permanenza dell’ambulanza presso il polo ospedaliero San Camillo de’ Lellis, attribuendo il risultato al confronto condotto insieme al sindaco. Nella propria nota ha richiamato le ragioni della difesa della postazione: la risposta alle emergenze, le distanze e la possibilità che più richieste arrivino nello stesso momento. La Commissione ha inoltre indicato come prossimo obiettivo la stabilizzazione del servizio.

Angelo Riccardi ha invece posto l’accento sul contributo della mobilitazione, delle proteste e delle prese di posizione al ripensamento. Il suo intervento mantiene una valutazione prudente: il passo indietro viene accolto positivamente, ma la soluzione è descritta come ancora provvisoria, con l’invito a continuare a vigilare fino a una scelta definitiva. Due letture politiche differenti, dunque, accompagnano la stessa notizia e convergono sulla necessità di dare continuità alla postazione.
La posizione dei lavoratori costituisce l’altro punto da chiarire. Nella ricostruzione fornita, il mantenimento del servizio eviterebbe lo spostamento del personale verso altre sedi. È un elemento rilevante, che deve però trovare riscontro negli atti e nelle comunicazioni rivolte agli operatori. Sede di lavoro, continuità degli incarichi, turni e mansioni sono aspetti concreti: definirli consente al personale di conoscere le proprie prospettive e alla comunità di capire su quali risorse potrà contare.
L’incertezza sull’organizzazione non può essere risolta soltanto con un annuncio. Per dare consistenza alla decisione servono indicazioni verificabili: chi garantisce il servizio, con quali equipaggi, per quanto tempo e secondo quali priorità. Se l’ipotesi dei trasferimenti prevalenti fosse confermata, sarebbe necessario spiegare anche come questa attività si inserisce nella rete del 118 e quale disponibilità viene assicurata alle richieste provenienti da Manfredonia e dall’area circostante.
Manfredonia conserva dunque, per ora, la seconda ambulanza. Il passaggio successivo è trasformare questa permanenza in una garanzia comprensibile e duratura. L’eventuale impiego prevalente verso Foggia e San Giovanni Rotondo resta un’ipotesi da verificare, sulla quale è necessario ottenere risposte precise. La notizia del 30 settembre apre uno spiraglio; saranno le decisioni operative a stabilire quanto vale per chi chiama il 118 e per chi, ogni giorno, sale a bordo per prestare soccorso.




