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SETTA VAL SUSA Setta nella bassa Val di Susa, arrestato il “Maestro” accusato di abusi

Ritenuto responsabile di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
1 Ottobre 2026
Cronaca // Focus e Inchieste //

Dalle prime ore di oggi i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 59enne, ritenuto responsabile, a vario titolo, di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato.

L’operazione, coordinata dalla Procura di Torino e condotta dal Nucleo Investigativo, è stata denominata “Asmodeo”, dal nome del demone citato nel libro biblico di Tobia, che secondo il racconto impediva a Sara, figlia di Raguele, di vivere il matrimonio, arrivando a uccidere sette dei suoi mariti nelle prime notti. Il demone viene poi sconfitto da Tobia, l’ottavo marito, seguendo i consigli dell’angelo Raffaele.

L’indagine e il sistema di assoggettamento

Secondo quanto emerso dalle indagini, avviate nel marzo 2024 e tuttora in corso, il 59enne avrebbe utilizzato corsi di yoga, meditazione e difesa personale per avvicinare persone in condizioni di vulnerabilità.

Le avrebbe poi ospitate in una comunità residenziale nella bassa Val di Susa, da lui gestita, dove secondo l’ipotesi accusatoria sarebbero avvenuti episodi di violenza fisica e psicologica, coercizione lavorativa e abusi sessuali.

L’uomo si sarebbe presentato alle proprie adepte come «il prescelto», sostenendo di essere in contatto diretto con la «Madre Divina» e di possedere poteri soprannaturali. Attraverso questa rappresentazione avrebbe instaurato, secondo gli investigatori, un sistema di controllo psicologico particolarmente rigido.

La comunità e il voto di obbedienza

Nella struttura della bassa Val di Susa vivevano soprattutto donne che il 59enne avrebbe definito «monache» o «adepte». Secondo la ricostruzione investigativa, alle donne sarebbe stato imposto un voto di obbedienza e povertà, accompagnato dall’obbligo di consegnare al “Maestro” tutti i propri averi.

Le persone avvicinate, secondo gli inquirenti, erano spesso alle prese con problemi personali o malattie, condizioni che le avrebbero rese particolarmente vulnerabili alle tecniche di manipolazione utilizzate all’interno della comunità.

Il 59enne avrebbe inoltre proposto rituali e presunte terapie sciamaniche, sostenendo che potessero alleviare le sofferenze o persino guarire le malattie.

I tre collaboratori indagati

Oltre al 59enne arrestato, risultano altre tre persone indagate a piede libero: due donne e un uomo.

Una delle due collaboratrici avrebbe svolto il ruolo di «Maestra», mentre l’altra è una psicologa professionista, la cui posizione e il ruolo effettivamente ricoperto all’interno del gruppo sono ancora oggetto di accertamenti.

Il terzo indagato, che si faceva chiamare «Monaco» e lavorava come massoterapista, avrebbe praticato a pagamento le cosiddette «terapie sessuali», riservate esclusivamente a clienti donne. Secondo l’accusa, avrebbe approfittato anche di persone che attraversavano periodi di lutto o particolare fragilità.

Le accuse di violenza sessuale anche su minorenni

Tra le contestazioni più gravi rivolte al “Maestro” ci sono quelle relative a presunti abusi sessuali ai danni di vittime minorenni.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, le ragazze sarebbero state sottoposte a ripetuti atti di violenza sessuale presentati come «terapie purificatrici». Questi episodi avrebbero avuto un peso determinante nella richiesta della custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura di Torino, guidata da Giovanni Bombardieri.

La presunta truffa all’Inps

Al 59enne viene contestata anche la truffa aggravata ai danni dello Stato.

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe simulato di non essere in grado di camminare, riuscendo così a ingannare la commissione medica dell’Inps e a ottenere oltre 80mila euro di pensione di invalidità che, secondo gli investigatori, non gli sarebbero spettati.

L’inchiesta dei Carabinieri prosegue per ricostruire il ruolo dei singoli indagati e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre vittime.

Lo riporta leggo.it.

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