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DICHIARAZIONI Il ministro Crosetto e il ruolo della magistratura

Alcune dichiarazioni riguardanti questioni non di sua competenza hanno sollevato un vespaio

AUTORE:
Lorenzo D'Apolito
PUBBLICATO IL:
1 Dicembre 2023
Manfredonia // Politica //

Probabilmente, quando il mite e ragionevole Ministro della difesa Crosetto ebbe a rilasciare alcune dichiarazioni riguardanti questioni non di sua competenza, non immaginava di sollevare un vespaio. Eppure, è esattamente quello che è accaduto, poiché il tema è delicato e gli opposti estremismi del nostro immaginario collettivo ne hanno approfittato. Nella sostanza, ha dichiarato che a suo giudizio il governo poteva considerarsi tutt’altro che debole, e che gli eventuali pericoli non sarebbero che potuti giungere dalla magistratura.

Le opposizioni, a quel punto, hanno gridato allo scandalo, laddove hanno asserito che il governo intendesse sottrarsi al giudizio di legittimità, mentre i colleghi del ministro hanno prontamente replicato che la magistratura ancora una volta intendesse “fare politica”.

In realtà, entrambe le accuse sono pretestuose e probabilmente i protagonisti ne sono assolutamente consci, anche se rispondono automaticamente ad un riflesso pavloviano. Il problema è proprio l’informazione che sul tema non ha, nella maggior parte dei casi, alcuna competenza per rintuzzare i contendenti, benché un problema vero e grave di sottofondo esista.

Quando la attuale maggioranza politica accusa la magistratura, per giunta nella sua interezza, di scendere nell’agone politico, mente sapendo di mentire, poiché la scure di quest’ultima è caduta inesorabilmente anche e nella maggior parte dei casi, su governi di sinistra facendoli cadere tutti inesorabilmente. Per fare degli esempi, ricordiamo le indagini sul Monte di Paschi e su Fassino e D’Alema, sulla moglie dell’allora ministro della Giustizia Mastella del governo Prodi, oppure su Banca Etruria e sui genitori di Renzi o sulla fondazione Open.

Quale governo, del resto, rimarrebbe indenne a seguito di indagini multiple a carico del suo ministro della giustizia e sulla di lui moglie prontamente arrestata?

Ma anche da parte avversa si mente consapevolmente, perché il problema non è la possibilità o meno di sottoporre la politica al controllo di legittimità, ma che questo controllo ad oggi si è dimostrato a dir poco indecente, poiché da una parte ha fallito clamorosamente tutte le indagini promosse e che infatti si sono concluse con assoluzioni dalle formule più ampie dopo più di un decennio. Dall’altra ha determinato sia la caduta di quasi tutti i governi usciti vittoriosi dalle elezioni e sia ha creato carriere politiche dal nulla, nonostante i suddetti fallimenti.

Se proprio dovessimo in quest’ultimo caso definire il fenomeno, non è la magistratura che pretende di fare politica, ma sono alcuni singoli magistrati che hanno interesse ad entrare in politica, il che peraltro è assolutamente legittimo, ma non sulla scorta di indagini fasulle, realizzandosi concretamente un mostro giuridico. Dopodiché però se i governi cadono sempre per via giurisdizionale su procedimenti che tutte le volte si sono dimostrati infondati, il problema costituzionale esiste realmente e non riguarda né la politica, né la magistratura, ma l’assetto stesso dell’ordinamento repubblicano, che tutto questo permette e all’interno del quale si muovono purtroppo legittimamente tutti i contendenti, compresa l’informazione del circo mediatico giudiziario. Sicuramente vi sono state nel passato situazioni in cui alcuni singoli elementi di entrambe le fazioni hanno violato scientemente la legge e la costituzione, ad esempio con le leggi ad personam o con l’uso non consentito di conversazioni telefoniche protette dalle guarentigie parlamentari o presidenziali, ma rimangono casi isolati. Tutte le restanti ipotesi di palese violazione della separazione dei poteri, non sono avvenute per malanimo dei contendenti, ma per incapacità del sistema italiano di autoriformarsi e di rispettare concretamente i più alti valori costituzionali, primo fra tutti la separazione dei poteri.

Esiste, cioè, un problema di fondo che solo gli addetti ai lavori conoscono perfettamente e di cui nessuno parla, ed attiene al ruolo della magistratura giudicante e requirente, che inopinatamente vengono accomunate, cioè il vero e proprio giudice e il pubblico ministero. In origine il sistema penale italiano era inquisitorio, per cui il ruolo di questi due protagonisti si confondeva e produceva notevoli ingiustizie.

Non si può riassumere il tutto in poche battute però per ripercorrerne l’efferatezza basti ricordare all’inquisizione spagnola e i condannati per eresia. Il procedimento penale, dunque, è stato modificato nel 1989 in modo che durante il processo si celebri una separazione dei ruoli delle due diverse figure, ma non è stato modificato l’assetto della magistratura stessa nel suo complesso che è, e rimane, un unico ruolo con riferimento alle reciproche influenze nefaste, alle carriere, all’autogoverno e alle garanzie costituzionali, con le distorsioni che ne conseguono.

A prescindere dagli scandali in cui i Pm di Catanzaro e Reggio Calabria si inquisiscono fra loro o lo scandalo delle nomine al CSM con Palamara che peraltro non sembrano mostrare profili di illegittimità tant’è che tutto questo accade da sempre anche se non è mai venuto alla luce. In sostanza, queste sono le storture massime verificabili ma non la causa principale della pessima condizione in cui versa la giustizia in Italia, quindi ne sono solo l’effetto peraltro solo mediatico. Per spiegarlo in maniera molto elementare, è quindi opportuno distingue le due figure nei regimi democratici avanzati. Il giudice agisce nel solo interesse astratto della legge, e quindi non deve fare differenze fra cittadini, associazioni, istituzioni e quant’altro. Per cui, quando si confrontano l’accusato di un crimine e lo Stato il cui equilibrio civile è stato scosso dalla stessa condotta criminosa, per lui pari sono, e la ragione è ovvia.

Lo Stato che produce le leggi, lui per primo deve rispettarle, esattamente come qualsiasi soggetto giuridico, altrimenti non è democratico.

Dubai Air Show, Crosetto visita stand Puglia
Dubai Air Show, Crosetto visita stand Puglia

Il PM invece svolge tutt’altra funzione. Cioè rappresenta lo Stato, inteso come collettività violata dalla condotta criminosa, il quale conduce solo l’accusa e cerca di dimostrarne la fondatezza. Se il giudice si convince della accusa nel rispetto di tutte le leggi a cui persino lo Stato deve sottostare, vi sarà condanna, altrimenti vi sarà assoluzione, proprio perché il rappresentante dello stato non è in sé superiore al rappresentante della difesa.

Questo purtroppo non accade nel sistema italiano, unico fra tutti i paesi civili, poiché tuttora parzialmente inquisitorio e non accusatorio. Se, infatti, si accomuna il PM, in quanto magistrato, alla figura del giudice, non solo dovrà agire nell’interesse delle Stato violato dalla condotta criminosa, ma anche nell’interesse astratto della legge come un qualsiasi giudice. Tutto questo determinerà la deflagrazione che da secoli imperversa nell’ambito processuale italiano e imperverserà fino a quando non si procederà ad una correzione e ad un completamento della vecchia riforma del 1989 che tuttora rimane monca. Posso essere un Pm onesto, leale e competente nello svolgere il mio rilevante ruolo per la vita civile e democratica del mio paese, ma devo agire nell’interesse astratto della legge o dell’interesse concreto dell’ordinamento giuridico violato a seguito della condotta criminosa? Perché questi sono valori sempre confliggenti e generano il perfetto conflitto di interessi su cui si infrange la totalità dei procedimenti penali italiani.

Dunque, ogni PM che si rispetti, cioè la quasi totalità di essi, cerca nel migliore dei modi di superarlo, non senza ostacoli, ma quando i procedimenti vedono, viceversa, come destinatari appartenenti alla politica, esso deflagra rovinosamente. Perché l’ultimo PM che desiderasse approfittarne per lucrare una carica politica sfruttando l’immenso potere di cui dispone, potrà purtroppo legittimante farlo, insistendo su un’accusa di cui conosce perfettamente l’infondatezza, oppure al contrario rinunciando a procedere pur in costanza di prove schiaccianti, in ragione di questa grave ambiguità.

Questo anche grazie alla obbligatorietà della azione penale che ne rappresenta l’automatico corollario e su cui molto si potrebbe dire.

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