Manfredonia

Tuboplast srl, rimossi i sigilli. Resta il sequestro dei beni


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Sequestro Tuboplast da parte di personale del Nucleo Polizia Tributaria Foggia (image Stato)

Sequestro Tuboplast da parte di personale del Nucleo Polizia Tributaria Foggia (image Stato)

Manfredonia – LO scorso 31 marzo sono stati tolti i sigilli allo stabilimento produttivo della Tuboplast srl di Manfredonia. Il capannone fu soggetto infatti al sequestro preventivo da parte dei militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Foggia sequestro capannone Tuboplast srl, che, all’esito di complesse indagini economiche-finanziarie partite dal 2006 (dal 2005 secondo l’amministratore delegato della Soems spa, Ennio Giampietri, padre di Marco, amministratore delegato della Tuboplast srl, unica società coinvolta nell’operazione della Finanza), scoprirono una truffa ai danni dello Stato per oltre 9,6 milioni di euro. Lo stabilimento produttivo della Tuboplast srl di Manfredonia (con 2 macchinari, arredi e computers) fu infatti sottoposto a sequestro preventivo. In particolare, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Foggia accertarono che un gruppo di società con sede legale delle nelle province di Foggia, Cesena e Forlì, avevano percepito ingenti contributi nazionali, nell’ambito del Contratto d’area di Manfredonia-Mattinata e Monte Sant’Angelo (II protocollo aggiuntivo) e del patto territoriale Ascoli-Candela-Sant’Agata di Puglia, per la costruzione di alcuni stabilimenti manifatturieri. Per questo motivo sette responsabili sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per i reati di truffa e falso.

L’OPERAZIONE – Ad essere coinvolto nell’operazione denominata “Tube” lo stabilimento della Tuboplast, sito a Manfredonia (contrada Pariti di Caniglia – pt/1, d/7), sottoposto a sequestro preventivo comprensivo di capannone e impianti produttivi del valore di oltre 5,2 milioni di euro. I militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Foggia hanno accertato che le società sottoposte a controllo hanno illecitamente percepito, nel periodo che va dal 2000 al 2007, contributi pubblici di varia natura, riferiti ai Contratti d’Area e nell’ambito della legge 488/92 (Incentivi alle aree depresse legge – settore industria e servizi) tutti a carico del bilancio nazionale, per un valore di oltre 9,6 milioni di euro, mentre altri 2,6 milioni di euro sono in attesa di essere revocati. Un contributo, pari a circa 3 milioni di euro, è invece già stato revocato.

SOCIETA’ DI SAN MARINO – Le indagini hanno permesso di accertare la presenza di una società di San Marino, legata a quelle indagate, che attraverso la produzione di documentazione falsa, come fatture e dichiarazioni liberatorie, ha consentito alle aziende italiane di sovrafatturare prestazioni e acquisti di beni, rendicontando così il falso in sede di controllo contabile degli stessi contributi. A fronte dell’esito delle indagini, coordinate dalla Procura della repubblica di Foggia, il Gip del Tribunale di Foggia Carlo Protano stabilì il sequestro dello stabilimento della Tuboplast, che conta 30 dipendenti e attualmente è sotto il controllo dell’Amministrazione giudiziaria, già anticipando la concessione della facoltà d’uso alla ditta.

DIFATTI, L’IMMOBILE DI PROPRIETA’ DELLA TUBOPLAST E’ DATO IN FITTO ALLA SOEMS – Il capannone sequestrato dai militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Foggia (con relativi arredi, 2 macchinari e computers) è di proprietà della Tuboplast srl, ceduto in fitto alla Soems Spa, con conseguente attività di 30 lavoratori. Come detto Ennio è fondatore ed amministratore delegato della Soems spa (affittuario), papà di Marco (locatore).

L’AFFITTO DI AZIENDA – L’affitto di azienda è un contratto con il quale un soggetto (locatore o concedente) consente a un terzo (affittuario) il diritto di utilizzare la propria azienda dietro il corrispettivo di un canone. L’istituto è previsto dal codice civile all’art. 2562 che rinvia al precedente art. 2561 che disciplina l’usufrutto dell’azienda. Pertanto sia all’affittuario che all’usufruttuario si applica la medesima disciplina. Il contratto di affitto può riguardare l’intera azienda, più aziende possedute dallo stesso imprenditore o un solo ramo dell’attività. Il codice prevede una serie di poteri-doveri in capo all’affittuario in maniera che questi abbia la libertà operativa per gestire l’impresa, ma nello stesso tempo tutela l’interesse del locatore affinché non sia menomata l’efficienza dell’azienda che dovrà ritornare a sua disposizione alla scadenza del contratto. Pertanto l’affittuario: deve operare sotto la ditta che contraddistingue l’azienda; deve gestire l’azienda senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti, oltre alle normali dotazioni di scorte. La violazione degli ultimi obblighi o la cessazione arbitraria della gestione determinano la risoluzione del contratto (art. 2561, comma 3, e art. 1015, comma 1, cod. civ.). Il potere-dovere di gestione permette all’affittuario di godere e disporre dei beni aziendali nei limiti delle esigenze della gestione. Tale potere sussiste non solo per il cosiddetto capitale circolante (per esempio: materie prime e sussidiarie – comprese nella voce “C” del bilancio) ma anche per le immobilizzazioni (per esempio: immobili, impianti e macchinari – compresi nella voce “B” del bilancio) purché non venga alterata l’identità e l’efficienza dell’azienda. Pertanto l’affittuario può immettere nell’azienda nuovi beni che diventano di proprietà del locatore, ma può disporne per il periodo del contratto. Il contratto può, però, anche riconoscere al locatore la possibilità di non rilevare detti beni al termine del periodo di affitto. Ai sensi dell’art. 2556 cod. civ. i contratti di affitto di azienda devono essere provati per iscritto, salva l’osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni (per esempio per il trasferimento dei beni mobili iscritti nei pubblici registri) o per la particolare natura del contratto. Il codice prescrive altresì che i contratti, che devono essere stipulati in forma pubblica o per scrittura privata autenticata, vanno depositati per l’iscrizione nel registro delle imprese, nel termine di 30 giorni, a cura del notaio rogante o autenticante. Crediti relativi all’azienda affittata – L’art. 2559 cod. civ. dispone che la cessione dei crediti relativi all’azienda affittata non richiede l’accettazione del debitore e ha effetto anche nei confronti dei terzi. Anche se non obbligatoria, è opportuna la notifica del trasferimento al debitore per evitare che esso paghi al locatore. L’effetto nei confronti dei terzi si ha dal momento dell’iscrizione del contratto nel registro delle imprese. “Tuttavia il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede” al locatore.

GIAMPIETRI A STATO: DISSEQUESTRO O LICENZIAMENTO DI TUTTI I LAVORATORI – Contattato da Stato, Ennio Giampietri parlò di un probabile licenziamento di circa 200 lavoratori: “se entro una settimana non verrà stabilito il dissequestro dei macchinari e del capannone di Manfredonia sarò costretto a licenziare i 30 lavoratori di Manfredonia (comunque tutti in cig ndR), quelli di Sant’Agata di Puglia (vedi in seguito, con stabilimento in località Lame, sn, pt/1 – con terreni e fabbricati intestati sempre alla Tuboplast srl,) e anche quelli di Cesena”. In totale ? 200 lavoratori in mobilitazione, a detta del fondatore Giampietri. “I reati a noi contestati – dice ancora Giampietri prima di chiudere – fanno riferimento al 2001, quando mio figlio ancora non era amministratore delegato della Tuboplast srl”. Secondo Giampietri sarebbe in corso una causa intentata dalla stessa Tuboplast srl contro il Ministero delle Finanze a Roma, in opposizione agli illeciti contestati alla ditta (percezione indebita fondi da 488/92). “Il giudice ha disposto la sospensiva (la causa secondo Giampietri è partita nel 2007 con sospensiva disposta nel 2008 ndR) non sono stati ancora riscontrati gli elementi sufficienti per un accertamento dell’illecito. La Finanza dovrebbe rispondere di questa interruzione della nostra attività lavorativa”. E la chiamata qui si interrompe. Contattato da Stato, Russo dice: “nel caso di un licenziamento in blocco i macchinari resteranno comunque nel territorio, cercheremo di costituire una cooperativa di lavoratori per il proseguimento della produttività aziendale”.

L’ACCORDO DELLO SCORSO 25 FEBBRAIO – Come evidenziato in un recente articolo (Il Contratto ‘dimezzato’: schiarita per Soems, trasformazioni per la Zadra), si erano anticipate le ripercussioni che potevano interessare , a breve, la società per azioni Soems (sede legale a Mercato Saraceno, Forlì, Via Paul Harris) con riferimento alla filiale di Foggia- Manfredonia Tuboplast (ditta del Contratto d’Area territoriale – Tuboplast srl, Attività: tubi e profilati plastici; Ubicazione: zona PIP Manfredonia; U.L.: 54; Sede: Via Montegrappa, 67 – 71100 Foggia;). A questa notizia si era ipotizzata “una concreta possibilità di fuga dal territorio” della stessa dirigenza romagnola (con annessa dismissione dello stabilimento di Manfredonia). A parlarne già con Stato fu il segretario provinciale della Filtcem Cgil. Solo nella mattinata del 25 febbraio sarebbe poi arrivato la notizia dell’accordo raggiunto, tra le parti sindacali ed istituzionali, affinchè la ditta di Mercato Saraceno continui a mantenere inalterata la produzione nel territorio locale.

CONDIZIONALE SUL RIENTRO DEI LAVORATORI – Tolti i sigilli al capannone della Tuboplast srl, i dipendenti dovrebbero pertanto ritornare a lavorare entro il prossimo martedì 6 aprile. Come confermato anche dalla Finanza la rimozione dei sigilli non fa riferimento “nè ad un errore tecnico” nell’operazione dei finanzieri di Foggià, nè tantomento ad un parere favorevole per quanto riguarda il dissesquestro dei beni. Dopo il sequestro, la proprietà aziendale aveva infatti presentato domanda al Tribunale di Foggia sia in relazione alla richiesta di rimozione dei sigilli (dunque concessione della facoltà d’uso per la ripresa dell’attività, comunque non certa), sia in relazione al dissequestro dei beni (un dissequestro non accolto, in considerazione del mancato pronunciamento dell’amministratore giudiziario). Emblematica la reazione della segreteria della società: contattati da Stato gli operatori della ditta di Manfredonia hanno inizialmente detto che le attività erano già riprese, per poi affermare (da un altro operatore) che i lavoratori avrebbero ricominciato le attività “probabilmente nella giornata di martedì 6 aprile”. Ancora buio dunque sul futuro della ditta e dei lavoratori relativi. Per ora c’è l’ufficialità sulla rimozione dei sigilli.

Tuboplast srl, rimossi i sigilli. Resta il sequestro dei beni ultima modifica: 2010-04-02T10:30:46+00:00 da Girolamo Romussi



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