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MOVIMENTO 5 STELLE Il Movimento 5 Stelle è morto. Al suo posto è rimasto il partito dell’obbedienza

Massafra non è un episodio locale. È una fotografia impietosa dello stato di salute del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
2 Luglio 2026
Politica // Politica Nazionale //

Massafra non è un episodio locale. È una fotografia impietosa dello stato di salute del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.

Un tempo bastava pronunciare “uno vale uno” per ricordare una comunità politica che prometteva partecipazione, confronto e libertà di parola. Oggi sembra bastare una sola domanda scomoda per diventare un problema da eliminare.

Due giovani attivisti, Nicola Convertino e Marco De Bartolomeo, regolarmente iscritti al Movimento e invitati ufficialmente all’assemblea territoriale, si presentano per partecipare a un confronto.

Non arrivano con striscioni, non interrompono i lavori, non provocano nessuno. Portano soltanto un’identità che, evidentemente, per qualcuno è già una colpa: essere iscritti all’associazione “Figli delle Stelle”, realtà che continua a difendere i principi originari del Movimento.

La loro presenza basta a trasformare un incontro politico in un processo.

Insulti. Contestazioni. Richieste di espulsione. Attacchi personali. Perfino l’infelice invito a “tagliarsi i capelli”, frase che richiama stereotipi che ci si aspetterebbe da chi il Movimento ha sempre dichiarato di voler combattere.

Ma il problema non è l’uscita infelice di qualche militante. Il problema è il silenzio di chi avrebbe dovuto ristabilire immediatamente il rispetto.

Quando i vertici politici assistono a simili scene senza ricondurre il confronto sui binari della democrazia, il messaggio che passa è devastante: il dissenso non è più una ricchezza, ma un’infrazione. Ed è qui che la vicenda diventa politica. Perché a Massafra non si è discusso di programmi, di territorio, di giovani o di futuro. Si è discusso, implicitamente, di fedeltà. Non importa cosa pensi. Importa chi sostieni. Non importa se hai dedicato quindici anni al Movimento. Importa se oggi applaudi il capo.

È questa la rivoluzione promessa?

Il paradosso raggiunge livelli quasi grotteschi quando si ipotizza perfino il coinvolgimento dei Probiviri contro due ragazzi il cui unico “reato” sarebbe quello di appartenere a un’associazione di volontariato composta da ex e attuali attivisti del Movimento. Espellere il dissenso è il rifugio di chi non sa più convincere. Ed è difficile non vedere una gigantesca contraddizione.

Gli stessi dirigenti che accusano altri di aver tradito i valori del Movimento sono coloro che hanno completamente riscritto il DNA politico del M5S.

Quello che doveva essere “né di destra né di sinistra” oggi è strutturalmente inserito nel campo progressista. Quello che rifiutava le logiche di partito oggi le riproduce fedelmente. Quello che combatteva l’establishment oggi cerca la legittimazione dell’establishment.

Mentre Giuseppe Conte presenta libri insieme a Massimo D’Alema, dialoga con i grandi sponsor del centrosinistra e combatte con Elly Schlein la guerra per la leadership dell’opposizione, nei territori c’è chi trova il tempo di individuare il vero nemico: due giovani attivisti.

È un’immagine che racconta più di mille analisi.

Un Movimento nato per dare fastidio al potere oggi sembra infastidito soprattutto da chi ricorda cosa fosse quel Movimento. E allora la domanda diventa inevitabile. Chi ha davvero tradito il progetto originario? Chi continua a parlare di legalità, trasparenza e coerenza? Oppure chi considera incompatibile perfino l’appartenenza a un’associazione che richiama la storia del Movimento?

Forse la risposta spiega anche il perché di tanta insofferenza.

La memoria è pericolosa. Perché ricorda che il Movimento 5 Stelle non era nato per chiedere obbedienza. Era nato per pretendere libertà. Oggi, invece, sembra prevalere una regola diversa. Non conta più avere ragione. Conta stare dalla parte giusta del capo. Ed è questa, probabilmente, la sconfitta politica più grande di Giuseppe Conte.

Perché un Movimento che teme il dissenso non è più un Movimento.

È semplicemente diventato un partito come tutti gli altri. Forse persino peggiore, perché continua a presentarsi come ciò che non è più.

A cura di Maurizio Varriano.

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