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MANFREDONIA IDENTITA' Manfredonia: una città senza identità. Ecco perchè

Manfredonia è una città che soffre di una crisi d’identità talmente profonda che persino i navigatori satellitari, ogni tanto, accostano sul ciglio della strada e scoppiano a piangere

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
2 Luglio 2026
Manfredonia // Politica //

C’è chi sostiene che per capire l’anima di una città basti passeggiare per le sue vie, leggere i nomi sulle targhe di marmo, osservare i monumenti.
Se fate questo esperimento a Manfredonia, però, il rischio non è quello di trovare l’anima della città, ma di perdere direttamente la vostra in un labirinto di paradossi geopolitici e cortocircuiti culturali.

Manfredonia è una città che soffre di una crisi d’identità talmente profonda che persino i navigatori satellitari, ogni tanto, accostano sul ciglio della strada e scoppiano a piangere. Non serve essere appassionati di Beethoven o fini intellettuali per accorgersene: basta guardarsi intorno e farsi due domande.
L’idea di questo articolo è venuta a mio padre, mentre percorrevamo la provinciale che mena a Monte Sant’Angelo, e mentre la dolcezza delle curve ci faceva ammirare lo Junno, lui mi ha detto: “questa città merita di più di quello che finora le è stato dato”. E percorrendo i tornanti si rifletteva come i cugini-fratelli montanari abbiano dato una maggiore organicità alla propria toponomastica.

Prendiamo invece uno dei biglietti da visita della nostra beneamata. Se vi trovate nella circoscrizione di Siponto, sul lungomare, una traversa che porta alla piazzetta del Daino è Viale Manfredonia. Esatto. Una strada che si chiama come la città stessa, situata dentro la città stessa. È come se a Roma ci fosse “Viale Roma” che porta al Colosseo, o a Parigi un “Boulevard Paris” sotto la Torre Eiffel. Un’autocitazione talmente spinta che rasenta il narcisismo urbano, o forse solo una drammatica pigrizia della commissione toponomastica.

PIAZZA DAINO, MANFREDONIA
PIAZZA DAINO, MANFREDONIA – ph nuzziello

 

Ma il bello deve ancora venire. Spostiamoci verso la zona centrale, a Cala dello Spuntone. Qui sorgeva il glorioso e storico vecchio porto di Siponto, un luogo che trasuda storia, commerci e antiche civiltà marittime. Cosa ha deciso di metterci il geniale amministratore e/o funzionario contemporaneo nei pressi di Piazza Marconi per commemorare questo passato glorioso? Un monumento marinaro? Una barca storica? No. Un albero di ulivo. Vicino alla Torre del Fico, lì dove un tempo attraccavano i velieri e si sentiva il profumo della salsedine, oggi si celebra l’olio extravergine. Una scelta che confonde la banchina con l’entroterra cittadino.

Proseguiamo la nostra passeggiata verso il domani e arriviamo a quella che tutti chiamano Piazza Silvio Ferri. Chi sia questo Silvio Ferri resta un mistero della fede laica. A Manfredonia le targhe e la memoria collettiva giocano a carte tra loro, e così la piazza vede un uomo a cavallo… sarà un eroe mitologico Silvio Ferri… no, quella è la statua di Re Manfredi. Se si voleva celebrare lo storico archeologo toscano, avremmo dovuto mettere alla Terra Gialla una riproduzione delle Stele Daunie da lui scoperte, mentre il Re Svevo andava collocato al posto dell’ulivo, luogo di congiunzione, se vogliamo fare cultura e storia, tra l’antica e la nuova Siponto.

ROTONDA MANFREDONIA

 

Se poi arriviamo alla Rotonda, incontriamo una bellissima scultura di Lettle. Il celebre artista bavarese era perdutamente innamorato di Manfredonia. Un omaggio romantico, se non fosse che il monumento invece andava messo al Mandracchio, luogo celebrato in numerosi suoi quadri… E Wolfgang, quando lo incontravamo a Sciale delle Rondinelle, spesso ripeteva: “Pascvale, di quel posto mi piace la luze”. E che dire delle erbacce che avvolgono le strade del centro storico o il cavedio di Palazzo Orsini, sede dei servizi sociali… già che ci siamo, perché a questo punto non piantarci qualche albero, giusto per coerenza.

Infine, il capolavoro del surrealismo sipontino: Piazzale Falcone e Borsellino. Un luogo intitolato a due eroi della legalità, simboli di giustizia e sacrificio. Ti aspetti un tribunale, una scuola, un monumento solenne. E invece qua, il monumento principale è la fontana che celebra l’inaugurazione dell’acquedotto pugliese negli anni Venti. Praticamente un inno alla gestione idrica, ma dedicato ai magistrati antimafia.

E a proposito delle Terre d’acqua, la vecchia idrovora dell’acquedotto, monumento di archeologia industriale, sta cadendo a pezzi… a chi spetta ristrutturala… mentre qualcuno ci dica a quale sorgente si riferisce il misterioso titolo di Palazzo della Sorgente… all’acqua di Cristo, alla Fonte San Pietro, a Calafico…

A Manfredonia non c’è un monumento che celebra gli Angioini, eppure hanno costruito il castello, le mura, la cattedrale… e dato il nome alla comunità che si chiamava Novella Siponto (cfr. i Registri della Cancelleria Angioina, per i nuovi adepti della cultura).

Vi abbiamo elencato una serie di cortocircuiti in cui il sacro si mescola al profano, il mare si confonde con la terra e la toponomastica sembra scritta da un generatore automatico di ossimori. Più che una città senza identità, Manfredonia è una città con troppe identità contemporaneamente, tutte impegnate a litigare tra loro sullo stesso pezzo di marmo. E forse, alla fine, la sua vera identità è proprio questa: una meravigliosa, ironica e irripetibile confusione.

Giovanni Ognissanti

4 commenti su "Manfredonia: una città senza identità. Ecco perchè"

  1. Il colpo fatale fu inferto a Manfredonia dagli albori del 2000 in poi..da un bel gruppetto di giovani faccioni…chi vuole capire capisca!

  2. E che dire del fatto che c’è gente che non fa un giorno di lavoro e si diverte a girare per vedere i nomi delle vie?

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