Gli enti religiosi accreditati che operano in Puglia nel settore della riabilitazione ex art. 26 della legge 833/1978 lanciano un forte appello alle istituzioni regionali e nazionali, denunciando una situazione che, se non affrontata con interventi urgenti, rischierebbe di mettere in crisi l’intero sistema assistenziale.
Le strutture aderenti ad ARIS Puglia segnalano condizioni ormai considerate insostenibili non solo sul piano economico, ma soprattutto per la continuità dei servizi erogati a migliaia di pazienti, tra cui bambini, adulti con disabilità e famiglie che quotidianamente si affidano ai percorsi di riabilitazione.
Al centro delle criticità vengono indicate tariffe ferme da oltre vent’anni, l’aumento generalizzato dei costi di gestione, la carenza di personale specializzato e le difficoltà legate alla riconversione prevista dalla DGR n. 1933 del 9 dicembre 2025. Secondo l’associazione, tali misure imporrebbero requisiti organizzativi difficilmente sostenibili, anche a causa della mancanza di figure professionali fondamentali come neuropsichiatri infantili, fisiatri, logopedisti e terapisti della neuropsicomotricità.
Gli enti contestano inoltre l’obbligo di applicazione del CCNL AIOP, ritenuto economicamente insostenibile e oggetto di controversie giuridiche, richiamando precedenti pronunce del Consiglio di Stato e della Corte costituzionale, oltre alle difformità tra le posizioni espresse a livello regionale e nazionale.
Particolarmente critico viene considerato anche il rapporto tra risorse allocate e fabbisogni del settore: su un bilancio sanitario regionale di circa 9 miliardi di euro, alla riabilitazione sarebbero destinati circa 130 milioni annui, una quota ritenuta insufficiente rispetto al volume di attività e di utenza.
«Non si può chiedere agli enti di fare miracoli amministrativi ed economici», è il messaggio lanciato da ARIS Puglia, che chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto con la Regione.
L’obiettivo dichiarato dalle strutture non è la difesa di interessi di categoria, ma la tutela del diritto alla cura e alla riabilitazione dei cittadini pugliesi, in un contesto che viene descritto come sempre più fragile.
«Siamo pronti al dialogo – affermano gli enti – ma non assisteremo in silenzio allo smantellamento della sanità riabilitativa pugliese».



