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Ilva: cortei a Taranto. Vendola a Clini: DL; fischi a sindacati


Di:

Cortei Ilva Taranto (st - Ph:tg.la7.it)

Taranto – “CERTAMENTE la giornata di oggi rende ufficiali le dichiarazioni di disponibilità al dialogo con il territorio e con le istituzioni locali espresse dall’azienda a mezzo stampa nei giorni scorsi. Per i contenuti degli incontri di oggi ci sono ottime ragioni di speranza sui prossimi passi. Ovviamente sarà determinante la disponibilità dell’azienda ad aprire il confronto su alcune esigenze irrinunciabili soprattutto in relazione ad ulteriori interventi di ambientalizzazione e di monitoraggio”. A dichiararlo l’assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro.


VENDOLA.
“È stata una mattinata molto intensa, lunga e penso di poter dire anche produttiva”. Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola al termine dei due incontri, uno con le rappresentanze istituzionali e l’altro con i vertici dell’azienda Ilva, convocati a Bari dal Ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

“Tra poco accoglieremo i sindacati confederali e i sindacati metalmeccanici e continueremo questo lavoro. Abbiamo avuto l’opportunità di riunire la cabina di regia con la presenza del Ministro Clini, del Sottosegretario De Vincenti, del Sindaco e del Presidente della Provincia di Taranto e della deputazione parlamentare. Ancora una volta l’unità della politica e l’unità delle istituzioni attorno ad un passaggio drammatico e difficile che può determinare, però, uno straordinario punto di riferimento per rendere non retorica l’espressione che dice: si può far diventare compatibile l’ambiente con l’industria e si può coniugare il diritto alla salute e il diritto al lavoro”.

Ilva: Ferrante, rinunciamo a ricorso Aia “Ilva rinuncia ai ricorsi che aveva presentato contro la riapertura del procedimento per l’ autorizzazione integrata ambientale (Aia)”. Lo ha detto il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante (fonte:ANSA), al termine dell’incontro sull’Ilva convocato oggi a Bari. “Non più conflittualità – ha aggiunto – ma confronto e dialogo attorno a delle soluzioni che possano tutelare meglio l’ambiente, la salute, i lavoro e l’impresa”.

INTRONA. Soddisfazione per le riflessioni e gli approfondimenti offerti dal ministro Clini e dal presidente Vendola nelle loro comunicazioni al tavolo istituzionale sulla vicenda Ilva, a Bari, sono espresse in una dichiarazione del presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna, che ha rappresentato l’Assemblea nell’incontro presso la Presidenza della Regione. Introna si è detto fiducioso in una soluzione: “La posizione responsabile assunta dall’azienda consentirà di avviare il problema alla normalizzazione, nell’osservanza del quadro legislativo sull’ambiente e nel rispetto del diritto alla salute dei cittadini, che come andiamo ripetendo da tempo non sono affatto in contraddizione con uno sviluppo sostenibile”. L’auspicio è che il provvedimento possa recepire i contenuti del protocollo d’intesa il Governo nazionale e la Regione Puglia, con finanziamenti importanti per la bonifica del Mar Grande e del Mar Piccolo, di Statte, del quartiere Tamburi.


IL TAVOLO.
SI è concluso presso la Presidenza della Regione Puglia il primo incontro su Taranto convocato dal Ministro dell’Ambiente Corrado Clini con il Presidente Nichi Vendola, il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, i rappresentanti degli Enti Locali e le forze parlamentari.

La Regione Puglia, i rappresentanti degli Enti Locali e la deputazione parlamentare hanno chiesto unanimemente la predisposizione di un Decreto Legge su Taranto che consenta di accelerare la realizzazione degli interventi previsti in materia di bonifica e di ambientalizzazione all’interno del Protocollo d’Intesa Il Ministro Clini, in accordo con il Ministro Passera, si è dichiarato favorevole e disponibile a sottoporre la richiesta all’attenzione del Consiglio dei Ministri di domani.Terminato l’incontro istituzionale il Tavolo avvierà il confronto con il Presidente Ilva Bruno Ferrante.

MICHELE RIZZI: contestazione a Camusso, Angeletti e Bonanni ottimo segnale contro loro ipocrisia e politica sindacale pro-Riva!”. “La manifestazione di oggi è stata la dimostrazione dell’orgoglio operaio che dice no alla distruzione dell’ambiente e no a Riva e al suo entourage. Alternativa comunista ritiene che la presenza di Bonanni, Angeletti e Camusso sia stata al quanto ipocrita e non gradita, visto i confederali hanno sempre coperto Riva e le sue logiche padronali”.


“Giuste sono state le contestazioni a loro rivolte che hanno bloccato i loro comizi e a cui hanno partecipato anche militanti di Alternativa comunista. Dunque, di fronte all’ipocrisia di Bonanni, Angeletti e Camusso, ribadiamo che l’unica soluzione che salvaguardi i lavoratori Ilva e l’ambiente sia l’esproprio dell’Ilva e la gestione operaia. Il resto, dal maquillage proposto da Ferrante ai soldi pubblici regalati da Vendola e Monti, sono solo un ulteriore modo per avallare la perpetuazione del disastro ambientale e l’arricchimento di Riva e dei suoi accoliti”.

CORTEI: CONTESTAZIONI, SOSPESO COMIZIO SINDACATI. Come riporta l’Ansa, un gruppo di contestatori, a bordo di un furgoncino, ha fatto una incursione con fumogeni nella piazza della Vittoria dove era in corso il comizio dei leader sindacali confederali che oggi ha concluso la manifestazione dei lavoratori dell’Ilva. Il comizio (parlava il segretario Fiom Landini) e’ stato sospeso per poi riprendere dopo che uno dei manifestanti ha letto un volantino. Polizia e carabinieri in tenuta antisommossa hanno impedito che i contestatori raggiungessero il palco. “Questi sindacati non ci rappresentano”, ha detto uno dei contestatori, operaio dell’Ilva, che hanno interrotto il comizio dei segretari confederali e dei metalmeccanici a Taranto.

Ilva. segretario FIM CISL Giuseppe Farina: la bella e partecipata manifestazione dell’ILVA disturbata da stupide ed estremistiche forzature delle Fiom. “La bella e partecipata manifestazione di Taranto, è stata disturbata nella sua parte conclusiva da stupidi ed estremistiche forzature della Fiom nella gestione del comizio che ha consentito di collegare le frange più estreme di uno sparuto gruppo di cobas con altri gruppi mercenari che si sono evidenziati nella piazza. La vera manifestazione si è conclusa con l’intervento di Raffaele Bonanni, tutto quello capitato dopo, è solo attribuibile alle responsabilità e alle contraddizioni della Cgil e dai soliti comportamenti poco irresponsabili tenuti dalla Fiom nazionale, di cui peraltro ne è risultata essa stessa vittima”.

PARTITO IL CORTEO. Migliaia i lavoratori dell’Ilva presenti stamane nei due cortei organizzati a Taranto dopo il sequestro di sei impianti a caldo dello stabilimento siderurgico. Presenti vessilli delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil. Alla manifestazione partecipano i segretari nazionali di Gcil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti con i segretari dei metalmeccanici.

AUDIO: INTERVENTO CAMUSSO, CGIL: BONIFICARE AREA

Redazione Stato@riproduzione riservata

Ilva: cortei a Taranto. Vendola a Clini: DL; fischi a sindacati ultima modifica: 2012-08-02T09:25:30+00:00 da Redazione



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  • Redazione

    Sala (Pdl): “Vendola assente ingiustificato sulla “vertenza Taranto”

    Una nota del consigliere Arnaldo Sala (Pdl)

    Taranto dista da Bari “Anni luce”!
    Non mi riferisco alla mancanza cronica di treni intercity, o ai tempi percorrenza biblici dei pochi interregionali sopravvissuti alla falcidia di Trenitalia; mi riferisco alla distanza siderale che separa chi ci Governa a Bari dai problemi drammatici che vive il nostro Territorio.
    Mi riferisco, in particolare, al grande assente della vertenza che infiamma Taranto da giorni e giorni, al Presidente della Regione Niky Vendola che non è venuto a Taranto a portare solidarietà alla città.
    Eppure Taranto dista solo un’ora di macchina da Bari, una distanza che politicamente in questo caso sembra essere incolmabile.
    Forse Niky Vendola teme di essere nuovamente contestato a Taranto, come già accaduto pochi mesi or sono nella campagna elettorale per l’elezione del Sindaco Stefàno.
    A fronte di questo atteggiamento di “assenza ingiustificata”, come se la Vertenza Taranto di questi giorni fosse cosa poco importante, grazie all’ignavia della classe politica tarantina Niky Vendola “incassa” un importante risultato politico: la “cabina di regia” che dovrebbe risolvere i problemi di Taranto sarà a Bari!
    Mi chiedo come sia possibile che il Sindaco Ippazio Stefàno e il Presidente della Provincia Gianni Florido abbiano potuto accettare senza protestare l’ennesimo schiaffo in faccia alla nostra dignità. Tutti sudditi politicamente del grande Niky Vendola, deus ex machina del centrosinistra pugliese, pronti a svendere la dignità politica di Taranto e del nostro Territorio.
    E così sarà Bari, con le sue potenti lobby baricentriche, a decidere il nostro futuro.
    E la storia recente – aeroporto di Grottaglie, collegamenti ferroviari, nuovo megaospedale – ci insegna che, ogni volta che a Bari si è deciso del nostro sviluppo economico, poi Taranto ne è uscita con le ossa rotte.
    Auspico che la classe dirigente di questa città abbia finalmente un sussulto di dignità e chieda che, per la prima volta nella storia, il futuro della nostra comunità sia finalmente deciso a Taranto./comunicato


  • Redazione

    aranto Respira sulla manifestazione del 2 Agosto
    Il movimento Taranto Respira comprende le preoccupazioni ed e’ vicino alle paure e alle incertezze delle famiglie degli operai coinvolte nella drammatica situazione attuale
    2 agosto 2012 – Rino Raffone (Addetto Stampa MOVIMENTO TARANTO RESPIRA )

    In riferimento alla manifestazione del 2 agosto organizzata dai Sindacati dei lavoratori ILVA di Taranto, il movimento Taranto Respira comprende le preoccupazioni ed e’ vicino alle paure e alle incertezze delle famiglie degli operai coinvolte nella drammatica situazione attuale. Conferenza stampa Bonelli

    Individuiamo nel drammatico esito attuale la responsabilita’ dellaPolitica Locale e Nazionale che non ha mai voluto progettare un modello economico alternativo che potesse sostituire nel tempo lo sviluppo industriale attuale che ha portato alla grave situazione ambientale e socieconomica che oramai e sotto gli occhi di tutti e che ha privato della speranza di un futuro diverso i cittadini, gli
    operai e le loro famiglie.

    Nello stesso tempo il movimento Taranto Respira dichiara di sostenere con fermezza la Magistratura nella quale ripone la massima fiducia ed esprime la certezza che essa, nonostante le pressione mediatiche e politiche cui e’ sottoposta, continui a svolgere il proprio lavoro in piena autonomia.

    Taranto Respira e’ vicina altresi’ alle categorie “colpite e dimenticate“ degli allevatori, agricoltori, mitilicoltori,imprenditori del settore turistico, alle famiglie delle migliaia di malati oncologici e non, e allo stesso modo degli operai coinvolti.


  • Redazione

    Le odierne dichiarazioni del Ministro Clini sull’Ilva di Taranto non sono corrette dal punto di vista tecnico-scientifico
    “Si tratta di una cattiva interpretazione dei dati epidemiologici presentati nella perizia consegnata al GIP di Taranto, a totale beneficio, economico e giudiziario, degli interessi attuali della società ILVA»
    2 agosto 2012 – Maria Luisa Clemente (Direttore responsabile di Epidemiologia & Prevenzione)

    Oggi sono state riportate dalla stampa le seguenti dichiarazioni del ministro dell’ambiente Corrado Clini al Parlamento: I rischi ambientali da considerare all’Ilva di Taranto “sono quelli dei decenni passati, mentre è più difficile identificare una correlazione causa-effetto” sull’eccesso di mortalità per tumori nell’area “con la situazione attuale che, per effetto di leggi regionali e nazionali e misure ad hoc hanno avuto una evoluzione delle tecnologie con significative riduzioni delle emissioni, particolarmente della diossina e delle polveri”.

    «Tali dichiarazioni non sono corrette dal punto di vista tecnico-scientifico» sostiene il professor Benedetto Terracini, dell’Università di Torino, decano dell’epidemiologia italiana ora in pensione e Consulente del Comune di Taranto in occasione dell’incidente probatorio che ha avuto luogo il 30 marzo nell’ambito del processo all’ILVA, assieme alla dottoressa Maria Angela Vigotti dell’Università di Pisa, Consulente del Comune di Taranto e al dottor Emilio Gianicolo dell’IFC-CNR, Lecce, Consulente degli allevatori.
    «Il ministro asserisce che gli effetti sulla salute riscontrati sono solo il risultato dell’inquinamento del passato» spiegano i tre scienziati, «ma se è vero che gli eccessi tumorali attuali riflettono esposizioni avvenute circa 20-30 anni prima, il ministro ignora completamente i risultati dello studio sugli effetti a breve termine condotto dai consulenti del GIP che ha dimostrato l’effetto deleterio delle emissioni degli anni 2004-2008». E aggiungono: «Si tratta quindi di una cattiva interpretazione dei dati epidemiologici presentati nella perizia consegnata al GIP di Taranto, a totale beneficio, economico e giudiziario, degli interessi attuali della società ILVA».

    «Ecco perché non si possono condividere le dichiarazioni del ministro» sostengono i tre consulenti:

    1. «Gli studi epidemiologici condotti nello specifico della realtà di Taranto hanno valutato sia gli effetti sanitari a lungo termine dell’inquinamento (le esposizioni medie negli anni) sia gli effetti a breve termine (le variazioni giornaliere). In entrambi i casi, gli studi hanno messo in rilievo effetti sanitari dell’inquinamento ambientale.

    2. Lo studio degli effetti a lungo termine ha dimostrato effetti sulle patologie tumorali anche per i bambini, ma anche e soprattutto, sulle patologie cardiache e respiratorie. Per queste patologie il tempo necessario dalla esposizione all’effetto non così lungo come per i tumori. Lo dimostra molto bene proprio la legge italiana sul divieto di fumo nei luoghi pubblici (Sirchia): al diminuire della esposizione della popolazione a fumo passivo si è osservata nel giro di pochi mesi una drastica riduzione delle malattie cardiovascolari. L’aumento della mortalità e della morbosità per cause cardiache e respiratorie osservata nei quartieri vicino alla industria (Tamburi) nello studio a lungo termine è quindi attribuibile anche alle esposizioni avvenute anche negli ultimi anni.

    3. I dati delle centraline ARPA Puglia (Archimede e Machiavelli), localizzate in prossimità della azienda nel quartiere Tamburi, hanno fatto registrare fino al 2010, ultimo anno preso in esame dalla perizia, un numero elevato di superamenti del valore giornaliero di PM10 previsto dalla legge (50 ug/m3).

    4. A questi aumenti nella concentrazione giornaliera di PM10 lo studio epidemiologico sugli effetti a breve termine ha associato un aumento di tutte le morti e dei ricoveri ospedalieri per cause cardiache e respiratorie.

    Poiché il ministro nella sua relazione alla Camera dei Deputati ha citato, a supporto delle sue considerazioni, lo studio “SENTIERI” condotto dall’Istituto Superiore di Sanità occorre forse riportare che lo stesso progetto auspica “ la produzione di ulteriori dati epidemiologici relativi alle popolazioni residenti nei SIN (Siti Inquinati di interesse Nazionale) .. per una più approfondita comprensione dell’impatto sanitario dei siti contaminati” riteniamo che la perizia epidemiologica rappresenti un primo serio approfondimento sull’impatto sanitario nella città di Taranto».
    «Rimaniamo a disposizione del Ministro e della opinione pubblica» concludono Terracini, Vigotti e Gianicolo «per illustrare la correttezza del metodo epidemiologico e dei criteri inferenziali usati dai consulenti del GIP».

    Le dichiarazioni verranno ospitate sul sito di Epidemiologia&Prevenzione, rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia all’indirizzo: http://www.epiprev.it .

    Per Contatti:
    Prof. Benedetto Terracini (Consulente del Comune di Taranto) Università di Torino, cell. 349-6042511
    Dott. Maria Angela Vigotti (Consulente del Comune di Taranto) Università di Pisa, cell. 347-5077168
    Dott. Emilio Gianicolo (Consulente degli Allevatori) IFC-CNR, Lecce, cell. 340-6613033
    — Maria Luisa Clementi Inferenze, editoria e giornalismo scientifico Redazione di Epidemiologia & Prevenzione via Giusti 4, 21053 Castellanza (VA) tel 0331-482187 ; fax 0331-077748 Segreteria via Ricciarelli 29, 20148 Milano tel. 02-48702283; fax 02-48706089


  • Redazione

    Una fabbrica così negli Stati uniti sarebbe già stata chiusa
    Intervista al Prof.Antonio Giordano, ordinario di anatomia a Philadelphia
    2 agosto 2012
    Fonte: Il Manifesto

    Antonio Giordano è figlio d’arte. Il padre, Giovan Giacomo, nel 1977 scrisse il primo libro bianco sull’inquinamento in regione, Salute e ambiente in Campania, mappa della nocività che portava all’attenzione nazionale problemi come l’inquinamento del fiume Sarno, tutt’ora il più contaminato d’Europa, e il caso Bagnoli. Direttore scientifico dell’istituto partenopeo per lo studio dei tumori, fondazione Pascale, venne ‘dimissionato’ per aver denunciato la corruzione intrecciata alla politica nel 1987, in anticipo su Tangentopoli. Una carriera a cavallo tra Italia e Stati Uniti, che segna anche la vita del figlio Antonio, ordinario di anatomia e istologia patologica, direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia. Fumo rosso

    Professor Giordano, cosa accadrebbe negli Usa per un caso come l’Ilva di Taranto?
    Verrebbe immediatamente chiusa la fabbrica, per i proprietari un processo da affrontare con condanne molto serie. In Italia invece apriamo il dibattito, c’è sempre qualcuno, anche nella comunità scientifica, che trova delle giustificazioni e così passano gli anni, il territorio si devasta e la popolazione si ammala. Negli Stati uniti, ad esempio, la lotta all’amianto è stata durissima: completamente bandito, il governo centrale ha promosso la bonifica del territorio, del resto la tecnologia è prevalentemente americana, qui invece non si investe in ricerca. In Texas, da quando hanno iniziato le opere di risanamento, hanno visto diminuire le malformazioni del 40%, del 25% in soli quattro anni, con un risparmio di 11 milioni di euro.

    E in un caso come quello del territorio campano?

    Il problema è più complesso rispetto a Taranto perché non sappiamo su che cosa dovremmo operare. Far partire le bonifiche significa soprattutto scoprire con precisione quali sostanze inquinanti sono state sversare e come salvaguardare la salute. Invece molti centri di ricerca, illustri luminari, continuano a ripetere che non sarebbe provato il nesso di causa effetto tra inquinamento e cancro o malformazioni congenite. Ma, come dice il senatore Ignazio Marino, la scienza in ambito internazionale ha già detto tutto, è il momento per la politica di agire.

    E invece lei e il suo gruppo di ricerca siete stati osteggiati

    In Italia i ruoli nevralgici sono di nomina politica, così anche le ricerche tendono a non disturbare le lobby che ruotano intorno ai partiti e gli interessi economici. L’unico modo per spezzare la catena è informare i cittadini, in modo che siano loro direttamente a fare pressione dal basso. Per svolgere le nostre ricerche ho trovato i fondi negli Stati Uniti. L’ex ministro della Salute, Ferruccio Fazio, nel 2011 sostenne che l’amianto di Napoli non faceva male, cercando di minimizzare i dati di una ricerca fatta da me, dal senatore Marino, Maddalena Barba, Alfredo Mazza e Carla Guerriero, pubblicata su Cancer biology and therapy. Nel 2005 ho iniziato a lavorare sulla Campania, un laboratorio di cancerogenesi a cielo aperto, ma non c’era il registro tumori, nessun ente voleva condividere i propri dati. Così ho trovato un gruppo di pazzi, quelli citati prima più Giulio Tarro, Antonio Marfella, Giuseppe Comella e Massimo di Maio, con cui far cadere gli alibi.

    Cosa avete scoperto?

    Ad esempio che i dati ufficiali indicano in 39mila i casi di tumore alla mammella in un anno, noi però ne abbiamo trovati 47mila, cioè 8mila in più. Non solo, nel 2009 abbiamo pubblicato uno studio relativo al periodo 2000/2005, anche in questo caso i dati ufficiali erano inferiori del 26,5% rispetto ai casi reali (parliamo di 40mila malati in più), soprattutto nella fascia d’età tra i 25 e i 44 anni, pre-screening. Recentemente abbiamo ampliato la ricerca, fino al 2008, e i dati ci confermano l’allarme. La situazione in Campania è talmente critica che o la vicinanza dei cittadini campani ai siti di rifiuti tossici determina patologie tumorali, oppure sono stati vittime negli ultimi anni di un progressivo indebolimento genetico, fino ad avere un ‘dna colabrodo’.


  • Redazione

    ILVA: Comunicato Campagna Difesa Latte Materno
    Riteniamo che nel 3° millenio non sia più possibile accettare il ricatto fra Salute e Lavoro e che la sacralità della vita, al centro della nostra campagna, debba essere il principio basilare di ogni scelta economica e produttiva
    2 agosto 2012 – Dott.ssa Patrizia Gentilini

    In qualità di rappresentanti della Campagna Nazionale in difesa del Latte Materno dai contaminanti ambientali, non possiamo che accogliere con profonda emozione la notizia del sequestro degli impianti dell’Ilva,impianti che in questi anni hanno riversato nell’ambiente quantita’considerevoli di diossine, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici, polveri sottili e metalli pesanti. mamma con bimba, sfondo Ilva

    Ricordiamo che da 8 indagini di latte materno spontaneamente eseguiti da mamme di Taranto risulta un tasso medio di diossine di 23.41 pgTEQ grammo/grasso, più del doppio di quanto risulta da altri esami condotti in altri territori del nostro paese negli stessi anni.
    Il latte materno si conferma un indicatore ideale dello stato dell’ambiente e questo dato ci appare del tutto coerente con i gravi rischi sanitari emersi dall’indagine epidemiologica.

    Siamo consapevoli dei risvolti sociali ed occupazionali che la decisione della Magistratura comporta, ma vorremmo ricordare che le prime vittime dei disastri ambientali provocati degli insediamenti industriali sono proprio i lavoratori e le loro famiglie e che per nessun padre di famiglia può essere accettabile un lavoro che va di pari passo con morte e malattie.

    Non va inoltre dimenticato che questi inquinanti viaggiano a grandi distanze e potenzialmente raggiungono tutte le citta’ d’Italia, per via dell’altezza dei camini dell’Ilva. Se la citta’ di Taranto e’ stata colpita soprattutto dall’aggressione chimica delle emissioni diffuse e fuggitive, non possiamo che rimarcare il rischio costituito dall’inquinamento a grande distanza, che si e’
    concretizzato nella contaminazione dei cibi con la diossina, provocando un avvelenamento della catena alimentare e la perdita di posti di lavoro in questi settori produttivi.

    Il provvedimento di sequestro degli impianti più inquinanti dell’Ilva e l’arresto di otto alti dirigenti attesta che la lotta dei cittadini per la legalita’ non e’ vana.
    Esprimiamo profonda gratitudine alla Magistratura e solidarieta’ e sostegno a tutti i cittadini di Taranto che in questi anni hanno lottato per la difesa della salute.

    Riteniamo che nel 3° millenio non sia più possibile accettare il ricatto fra Salute e Lavoro e che la sacralità della vita, al centro della nostra campagna, debba essere il principio basilare di ogni scelta economica e produttiva.

    Ci auguriamo che nessun passo indietro venga fatto e che l’Ilva non inquini piu’.


  • Redazione

    Comunicato stampa
    Taranto per loro
    Una sola cosa dovrebbe fare “la politica” in questo momento, a Taranto come ovunque vi siano disastri ambientali e attentati alla salute pubblica, nonché catastrofi socio – occupazionali, causati da voracità di profitto dei vari padroni delle ferriere: far applicare il principio fondamentale “chi inquina paga”
    2 agosto 2012 – Stefano Palmisano,Maurizio Portaluri,Anna Vitale,Francesca Caliolo (Avvocato – Salute Pubblica Brindisi, Primario radioncologo – Salute Pubblica Brindisi, Docente, Ceglie Messapica)

    C’è una costante nelle “analisi” della vicenda Ilva di Taranto di questi giorni: esse prescindono regolarmente dai fatti, ossia dallo specifico livello di compromissione ambientale e sanitaria che è accertato dalle perizie chimiche ed epidemiologiche che il GIP Todisco, seguendo un approccio molto garantista nei confronti dell’azienda, ha affidato ad esperti di altissimo livello scientifico.

    Noi, invece, pensiamo che ogni discorso sul “caso Taranto” debba cominciare proprio da questa prospettiva, ossia da questi dati.

    L’Ilva di Taranto ha emesso solo nel 2010 oltre 4mila tonnellate di polveri. Un’enormità.

    Ha sparso dai suoi camini oltre 1 tonnellata di benzene, più di 300chili di IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), nonché, come noto, anche diossine e furani. Tutte sostanze ormai conosciute anche dai comuni cittadini per i pesanti effetti sanitari che provocano sull’uomo e sugli animali che a tali inquinanti sono esposti.

    Ed è proprio per verificare l’entità di tali effetti che è stata disposta da un giudice un’indagine epidemiologica.

    Perché sebbene fosse evidente da anni che a Taranto si registrava una concentrazione non solo pericolosa, ma direttamente dannosa di inquinamento ambientale di origine industriale; sebbene vi fossero evidenze scientifiche che coerentemente individuavano criticità sanitarie, tuttavia nessun’istituzione aveva intrapreso studi che, correlando i dati sanitari con i dati ambientali, mettendo gli uni in relazione con gli altri, soli potevano essere in grado di stabilire quali e quanti malattie e morti fossero attribuibili all’inquinamento che origina dall’acciaieria.

    Tre periti del GIP Todisco hanno compiuto quest’operazione, accertando trenta morti in più all’anno attribuibili all’ILVA; morti per malattie coronariche acute attribuibili all’inquinamento industriale; ricoveri per patologie respiratorie associati e attribuibili a quelle polveri emesse

    dagli stabilimenti dell’acciaieria. Marcia contro l’inquinamento a Taranto del 28 novembre 2009
    Marcia contro l’inquinamento a Taranto del 28 novembre 2009
    Autore: Lidia Giannotti
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    Hanno anche e soprattutto attestato, i periti, un attentato (spesso andato a buon fine) allo stato di salute dei figli di Taranto, dei bambini sotto i quattordici anni che si sono ammalati per gli effetti dell’inquinamento.

    Lo ripetiamo: di questo si parla, di questo si deve parlare, prima di tutto quando si tratta del rapporto tra stabilimento Ilva e Taranto.

    Ma, si deve parlare anche del ruolo dei movimenti ambientalisti tarantini.

    È stato, infatti, necessario l’impegno scientifico del prof. Alessandro Marescotti, che sarà pure, come scrive l’ARPA, con un’incommentabile caduta di stile, un “insegnante di materie letterarie in un liceo tarantino” (in questo paese, ormai, quando si vuole screditare una persona gli si dà dell’ “insegnante di liceo”), ma che nel 2008 ha fatto, con la sua associazione, Peacelink, quello che nessuna istituzione preposta alla tutela dell’ambiente e della salute aveva mai fatto: l’analisi del pecorino prodotto nei pascoli prossimi all’ILVA con evidenza di concentrazioni di diossina e PCB tre volte superiori ai limiti di legge. A seguito di questa iniziativa la ASL di Taranto abbatterà 1300 capi di bestiame allevati a ridosso dell’ILVA.

    Nel 2010, sempre e solo i “maledetti” ambientalisti evidenziano troppa diossina nelle carni di ovini e caprini. Un’ordinanza della Regione Puglia vieta il consumo di fegato degli ovini e caprini cresciuti in un raggio di 20 km dall’area industriale di Taranto.

    Anche il Consiglio Regionale deve rincorrere le associazioni: è della fine del 2008 la legge regionale che abbassa a 0.4 ng/Nm3 il valore di diossina, ma a marzo 2009 è modificata: niente controlli in continuo, ma solo per tre settimane all’anno e per parte della giornata. Il problema, però, rimane tutto, in quanto la diossina non esce solo dal camino E312, ma attraverso emissioni non convogliate, ossia diffuse.

    Nel 2011 il Fondo Antidiossina del prof. Fabio Matacchiera (un altro “insegnante”) fa analizzare i mitili, le famose “cozze di Taranto”. Emergono valori estremamente preoccupanti. La ASL di Taranto vieta il prelievo e la vendita del cozze allevate nel primo seno del Mar Piccolo.

    I mitili presentano concentrazioni di diossina e PCB superiori ai limiti di legge.

    Qualche giorno prima del sequestro giudiziario, Marescotti divulga i dati di uno studio di ricercatori dell’ARPA che evidenzia un eccesso di piombo nelle urine dei tarantini. L’ARPA risponde anzitutto ricordando l’incongrua qualifica professionale di Marescotti.

    Il resto è cronaca giudiziaria e “politica”. Di quella stessa politica che oggi straparla di “conciliare salute e lavoro”, “solidarizza” con gli operai, stigmatizza “l’intempestività” dell’intervento della magistratura. E così esaurisce il suo pregnante ruolo di direzione dell’economia e della società. “Di governo.”

    Una sola cosa dovrebbe fare “la politica” in questo momento, a Taranto come ovunque vi siano disastri ambientali e attentati alla salute pubblica, nonché catastrofi socio – occupazionali, causati da voracità di profitto dei vari padroni delle ferriere: far applicare il principio fondamentale vigente in queste materie in ogni paese civile, a partire da quelli europei (e, peraltro, formalmente anche in Italia), “chi inquina paga.”

    Poi, dovrebbe osservare qualche anno di raccoglimento.


  • Redazione

    ILVA Taranto NO al ricatto occupazione o salute
    Gravissime le dichiarazioni di Vendola sull’ambientalismo isterico: la Magistratura è intervenuta per il fallimento delle Istituzioni, non di
    altri
    2 agosto 2012 – Associazione Antimafie Rita Atria

    L’Associazione Antimafie Rita Atria, da anni impegnata sui tempi della difesa dei diritti, dell’ambiente e della legalità in tutta Italia, segue con apprensione e sgomento quanto sta accadendo in queste ore a Taranto. Ilva

    Esprimiamo pieno sostegno all’azione della magistratura, intervenuta a difesa della legalità e dei diritti dei cittadini.

    In questi anni le Istituzioni hanno totalmente fallito il loro compito e, solo oggi, grazie all’azione della Magistratura Taranto assurge alle cronache nazionali. Non dimentichiamo che la prima denuncia è del 1965, la prima manifestazione ambientalista del 1971, la città è dal 1991 è “area a elevato rischio ambientale”, la prima condanna in tribunale per “getto di polveri” è del 1982 (quindici giorni di reclusione per il direttore dell’allora Italsider), la prima condanna per Emilio Riva arriva per i “parchi minerali” nel 2002, nel 2007 Emilio Riva e suo figlio Claudio furono anche interdetti dall’esercizio dell’attività industriale, e fu loro inibita la possibilità di contrattare con la pubblica amministrazione.

    Davanti a questa realtà le Istituzioni non hanno saputo tutelare i cittadini, non hanno saputo imporre il rispetto della legalità e del diritto. Solo nel 2007, grazie alle denunce di PeaceLink e delle associazioni ambientaliste si comincia a documentare ed accertare l’avvelenamento
    quotidiano a cui Taranto è sottoposta.

    Riteniamo, pertanto, gravissime le dichiarazioni del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola sull’ambientalismo isterico che consideriamo offensive e dannose. Il Presidente Vendola, così come molti altri esponenti istituzionali, dovrebbe chiedere scusa alla città e all’Italia intera per i ritardi e le omissioni istituzionali.
    L’azione di questi anni dell’associazionismo merita di essere ringraziato e sostenuto, a partire dall’Associazione PeaceLink il cui Presidente, prof. Alessandro Marescotti, è stato oggetto la settimana scorsa di una provocatoria contestazione durante il suo intervento ad un convegno pubblico. Le associazioni ambientaliste hanno, in questi anni, svolto i compiti di tutela pubblica e di analisi ambientale che spettavano alle Istituzioni. E dal mondo ambientalista è venuta
    l’unica proposta di progetto di bonifica dell’area e che salverebbe anche i posti di lavoro.

    Dimostrazione che il cosiddetto “ricatto occupazionale”, di cui in questi giorni si sono fatti portavoce alcuni politici locali e nazionali, gran parte della stampa locale e nazionale (comprese trasmissioni di quello che dovrebbe essere “servizio pubblico”) e, purtroppo, alcuni sindacalisti è falso ed è solo un favore alla proprietà e a chi non vuole un futuro migliore per Taranto: in tutta Europa esistono esempi di riconversioni industriali e, anche, di poli siderurgici che non mettono a rischio la salute pubblica e l’ambiente. Sono questi gli esempi che Taranto deve seguire, smontando tale ricatto e costruendo un avvenire dove l’aria possa tornare pulita e i cittadini non debbano vivere con il timore di ammalarsi o di vedere nascere figli già condannati.

    L’Associazione Antimafie Rita Atria chiede quindi alle Istituzioni di assumersi fino in fondo il loro compito e di assolvere ai doveri per le quali esistono, non sono più accettabili dichiarazioni come quelle di Vendola o parole vuote senza alcun seguito concreto.

    Ringraziamo la Magistratura, esprimendo loro il nostro sostegno e ringraziamento. Ci
    stringiamo attorno agli operai, e ai loro rappresentanti, che in queste ore stanno rifiutando il “ricatto occupazionale” e denunciano con forza che non esiste alcuna contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute.

    Taranto merita di tornare a vivere, Taranto merita aria pulita, salute e lavoro. Taranto merita un futuro migliore. Non è più possibile tirarsi indietro, o continuare con vuote promesse o “poesie” ancora più inutili, è questo il momento decisivo.

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