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MANFREDONIA GARGANO Bari, sequestrati oltre 355 milioni in 3 anni: per “Mari e Monti” colpiti beni per circa 6,5 milioni di euro

Il bilancio della Procura e della Guardia di Finanza. Nell’operazione “Mari e Monti” colpiti beni per circa 6,5 milioni di euro. Frodi fiscali e criminalità organizzata rappresentano i fronti più rilevanti

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
2 Settembre 2026
Cronaca // Gargano //

BARI – Oltre 355 milioni di euro sottratti, attraverso sequestri e misure patrimoniali, alla disponibilità di persone indagate per reati economici, frodi fiscali, corruzione e criminalità organizzata. È il risultato delle attività condotte tra agosto 2023 e agosto 2026 dalla Procura della Repubblica di Bari, in stretta collaborazione con il Comando provinciale della Guardia di Finanza.

Il bilancio restituisce l’immagine di un territorio nel quale gli interessi criminali non si limiterebbero alle attività tradizionali, ma sarebbero capaci di infiltrarsi nell’economia legale, negli appalti, nei bonus edilizi, nel settore finanziario e nel mercato dei giochi e delle scommesse. La strategia degli investigatori punta soprattutto ai patrimoni: denaro, immobili, aziende, quote societarie e altri beni ritenuti riconducibili ai profitti delle condotte contestate.

“Mari e Monti”, l’attacco ai patrimoni legati alla criminalità organizzata
Tra le operazioni richiamate nel rapporto assume particolare rilievo “Mari e Monti”, condotta nel 2024 nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata.

Gli accertamenti patrimoniali hanno portato all’emissione di un provvedimento di sequestro “per sproporzione” per circa 6,5 milioni di euro. La misura ha interessato beni ritenuti di provenienza ingiustificata e riconducibili a un soggetto considerato socialmente pericoloso, gravato da precedenti per associazione di tipo mafioso e reati in materia di sostanze stupefacenti. Gli approfondimenti hanno riguardato anche altre 46 persone indicate dagli inquirenti come contigue a un noto clan.

L’operazione mostra uno degli aspetti centrali della risposta dello Stato alla criminalità organizzata: non soltanto arresti e contestazioni penali, ma un’azione diretta contro le ricchezze che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state accumulate illecitamente o attraverso disponibilità non coerenti con i redditi dichiarati.

Nel complesso, il settore della lotta alla criminalità organizzata ha prodotto nel triennio misure patrimoniali per oltre 152 milioni di euro. Circa 63 milioni derivano dall’applicazione di strumenti di prevenzione previsti dalla legislazione antimafia.

Frodi fiscali, il fronte più esteso
Una parte consistente dei sequestri riguarda le frodi fiscali e gli illeciti nella gestione della spesa pubblica. In questo comparto il valore complessivo dei beni sottoposti a misura cautelare raggiunge 162,4 milioni di euro.

Le indagini hanno interessato presunti sistemi illeciti di somministrazione della manodopera, crediti fiscali inesistenti, false fatturazioni e utilizzi irregolari del superbonus e del bonus facciate.

L’operazione “Opus”, per esempio, ha portato a un sequestro di circa 62 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta sul settore della logistica. Secondo l’accusa, alcune aziende avrebbero affidato i servizi a cooperative dalla vita societaria molto breve, destinate ad accumulare debiti tributari prima di essere sostituite da nuove realtà che ne ereditavano lavoratori e appalti.

Con “Bonus delivery” sono stati invece sequestrati beni per oltre 22 milioni di euro. L’inchiesta riguarda crediti d’imposta che sarebbero stati generati a fronte di lavori edilizi privi di riscontro e attribuiti anche a contribuenti ignari.

Corruzione, bancarotte e denaro pubblico
Sul versante della criminalità economico-finanziaria e dei reati contro la pubblica amministrazione, i sequestri ammontano a circa 19,7 milioni di euro.

Tra le vicende riportate figura l’indagine del 2024 sulla Asl di Bari, dalla quale sarebbe emerso un sistema corruttivo legato alle procedure di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti sanitari. Le misure hanno riguardato denaro contante per oltre 400 mila euro, oltre a gioielli e beni di lusso considerati possibile prezzo o profitto dei reati contestati.

Un’altra indagine ha interessato la gestione di risorse pubbliche di Pugliapromozione. Gli accertamenti su presunte condotte di peculato e autoriciclaggio hanno determinato quattro sequestri preventivi per complessivi 2,6 milioni di euro.

Nel rapporto trovano spazio anche “Antrum”, relativa a ipotesi di bancarotta fraudolenta all’interno di un gruppo imprenditoriale, e “Kairos”, riguardante un’associazione accusata di esercizio abusivo dell’attività finanziaria e autoriciclaggio. In quest’ultimo caso il sequestro supera i 6,2 milioni di euro.

Il valore sociale dei beni sottratti
Secondo la Procura, colpire i patrimoni illeciti significa indebolire concretamente le organizzazioni criminali e impedire che le ricchezze accumulate siano reinvestite in nuove attività illegali o utilizzate per condizionare il mercato.

La sottrazione di capitali, aziende e immobili assume anche un valore sociale: dopo la confisca definitiva, le risorse possono essere restituite alla collettività e reimmesse nel circuito dell’economia legale.

Resta necessario distinguere l’attività investigativa dall’accertamento definitivo delle responsabilità. Diversi procedimenti citati si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari e le misure cautelari hanno carattere provvisorio. Le persone coinvolte devono pertanto essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

Il quadro tracciato dalla Procura evidenzia, in ogni caso, la dimensione economica della criminalità contemporanea: un sistema capace di muoversi tra imprese, appalti, agevolazioni fiscali e circuiti finanziari. È proprio su questo terreno, quello del denaro e dei patrimoni, che si gioca una parte decisiva della tutela dell’economia legale.

A cura di Giuseppe de Filippo.

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