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SAN GIOVANNI ROTONDO Casa Sollievo, quanto costa davvero salvarla?

I numeri non tornano, le versioni si sovrappongono, e il Vaticano non pubblica ancora la “fotografia” completa. Tra debiti, crediti, patrimonio e finanziamenti, la domanda è una sola: qual’è il piano reale?

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
2 Settembre 2026
Gargano // Manfredonia //

Qui non è più soltanto una questione di milioni.

È una questione di verità contabile. Perché Casa Sollievo della Sofferenza oggi sembra vivere dentro una singolare contraddizione: da una parte la direzione dell’ospedale sostiene che i conti siano gestibili, che il bilancio abbia una struttura economica positiva e che una parte importante dell’esposizione sia compensata da crediti; dall’altra la Santa Sede ha ritenuto necessario istituire, con un atto diretto di Leone XIV, una Commissione dotata di poteri straordinariamente ampi per analizzare la situazione economica, patrimoniale, operativa e gestionale e individuare le soluzioni necessarie alla sostenibilità della Fondazione.

E allora la domanda non è più soltanto: “Quanto deve Casa Sollievo?”

La domanda è: “Qual è la fotografia vera della situazione?”

Perché senza quella fotografia, parlare di risanamento rischia di diventare un esercizio di comunicazione.

108 MILIONI, 220 MILIONI, 250 MILIONI: QUAL È LA CIFRA?

A marzo 2026 il direttore generale Gino Gumirato ha contestato pubblicamente la rappresentazione di un “passivo da 250 milioni”.

La versione della direzione era molto precisa: circa 108 milioni di debiti verso fornitori, ai quali si aggiungevano circa 14 milioni di debiti verso i dipendenti, dopo una precedente esposizione di circa 40 milioni. Parallelamente, Casa Sollievo avrebbe vantato circa 40 milioni di crediti verso la Regione Puglia. Secondo quella ricostruzione, una volta riconosciuti i crediti regionali, l’indebitamento sarebbe sceso a circa 55 milioni, ritenuti gestibili nell’ambito del piano strategico.

Numeri molto diversi da quelli circolati nel dibattito pubblico.

Il servizio di Rai “FarWest” aveva parlato di un buco superiore a 220 milioni di euro, mettendo insieme crediti verso la Regione e debiti verso fornitori e lavoratori. Sky TG24 aveva riportato una situazione di debiti superiore ai 200 milioni.

A questo punto, però, bisogna fare una precisazione fondamentale.

Le cifre potrebbero non essere necessariamente incompatibili.

Un conto è parlare di debiti lordi. Un altro di passività correnti. Un altro ancora di indebitamento finanziario. Un altro di posizione finanziaria netta.

E un altro ancora di esposizione complessiva al netto dei crediti effettivamente esigibili.

È esattamente per questo che serve un documento unico.

Non una dichiarazione. Non un’intervista. Non una ricostruzione giornalistica.

Un prospetto certificato e comprensibile.

IL VERO PROBLEMA NON È IL DEBITO: È LA LIQUIDITÀ

Perché c’è una differenza enorme tra avere un credito e avere i soldi in banca.

Se Casa Sollievo vanta 40 milioni dalla Regione, bisogna sapere:

quanto di quei 40 milioni è certo?

Quanto è stato riconosciuto? Quanto è stato liquidato? Quanto è oggetto di contenzioso?

Quanto è immediatamente esigibile? Quanto verrà incassato nel 2026? Quanto nel 2027?

Perché un credito che verrà pagato fra tre anni non può pagare domani lo stipendio di un infermiere. E nemmeno può pagare domani il fornitore di un farmaco.

Questo è il punto che dovrebbe interessare maggiormente chiunque abbia responsabilità nella gestione dell’ospedale.

IL PARADOSSO: “I CONTI SONO GESTIBILI”, MA IL PAPA HA CREATO UNA COMMISSIONE CON POTERI ENORMI

Ed eccoci al punto forse più importante dell’intera vicenda.

Il 27 maggio Leone XIV ha istituito la Commissione di indirizzo e vigilanza.

Il Chirografo non usa il linguaggio di una semplice consulenza. La Commissione deve analizzare la situazione economica, patrimoniale, operativa e gestionale.

Deve individuare le soluzioni. E deve dare esecuzione alle soluzioni individuate.

Ma c’è di più. La Commissione può, anche in sostituzione degli organi statutari, adottare atti, delibere, negozi e contratti di ordinaria e straordinaria amministrazione necessari all’attuazione delle soluzioni. E per gli atti di particolare importanza o con significativa incidenza sul patrimonio deve riferire al Papa.

Questa non è una normale attività di vigilanza.

È un intervento di sistema.

E proprio per questo la domanda diventa inevitabile: se la situazione economica fosse già pienamente sotto controllo, perché sarebbe stato necessario attribuire alla Commissione un simile potere? La domanda non significa che Casa Sollievo sia necessariamente “fallita”.

Non lo dimostra. Ma dimostra una cosa: la Santa Sede ha ritenuto che fosse necessario verificare e, se necessario, correggere profondamente il modello di gestione.

E questo deve essere spiegato.

IL PATRIMONIO È POSITIVO. MA QUANTO VALE DAVVERO?

C’è poi un’altra cifra che merita attenzione.

Nel dicembre 2025 Stato Quotidiano riportava, sulla base delle spiegazioni della direzione, un capitale netto positivo di 78,89 milioni di euro al 31 dicembre 2024 e passività correnti ridotte a circa 40,31 milioni, con EBITDA positivo.

Nel marzo 2025 Rai aveva invece riferito di un capitale netto positivo di circa 66 milioni, collegato alla concessione in usufrutto gratuito dell’immobile ospedaliero.

Anche qui non necessariamente c’è una contraddizione insanabile: potrebbero esserci differenti momenti contabili, criteri o aggiornamenti.

Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più seria:

qual è oggi il patrimonio netto effettivo della Fondazione e da quali elementi è costituito?

Perché un patrimonio positivo non significa automaticamente avere liquidità.

E soprattutto bisogna distinguere: patrimonio contabile; patrimonio immobiliare; patrimonio effettivamente disponibile; beni vincolati; immobili concessi in usufrutto; attività strategiche; attività non strategiche; liquidità; crediti; debiti.

Solo mettendo insieme queste voci si può capire se Casa Sollievo sia davanti a una crisi di liquidità, a una crisi finanziaria, a una crisi strutturale del modello sanitario o a una combinazione delle tre.

IL “TESORO” DI CASA SOLLIEVO NON È SOLTANTO L’IMMOBILE

Ed è qui che il dibattito rischia di diventare pericoloso.

Se l’immobile ospedaliero contribuisce a rafforzare il patrimonio contabile, questo può essere certamente un elemento positivo.

Ma un ospedale non si salva semplicemente perché possiede immobili.

Si salva se l’attività sanitaria produce abbastanza risorse per: pagare il personale; acquistare farmaci e dispositivi; sostenere le utenze; mantenere le tecnologie; finanziare la ricerca; effettuare investimenti; pagare i fornitori; rispettare gli impegni finanziari; mantenere competitiva l’offerta sanitaria. La domanda, quindi, dovrebbe essere: quanto produce effettivamente l’attività ospedaliera? E soprattutto: quanto deve produrre nei prossimi cinque anni per essere stabilmente sostenibile?

IL MARGINE OPERATIVO POSITIVO NON CHIUDE LA QUESTIONE

Gumirato ha dichiarato al Corriere della Sera che Casa Sollievo sarebbe “già oggi totalmente sostenibile dal punto di vista economico”, indicando un margine operativo lordo positivo e prevedendo il pareggio dell’ultima riga del bilancio 2025.

Se questi dati saranno confermati dal bilancio, sarà una notizia importante.

Ma non sarà la fine della discussione.

Perché un ospedale può avere un margine operativo positivo e contemporaneamente avere una situazione finanziaria da risolvere.

È possibile avere un’attività caratteristica che funziona e, contemporaneamente, una montagna di debiti accumulati negli anni.

Ed è esattamente questo il punto che Casa Sollievo deve chiarire.

Quanto produce oggi l’ospedale? Quanto costa oggi? Quanto costa il debito pregresso? Quanto costa il capitale? Quanto servono gli investimenti? E quanto capitale nuovo occorre per arrivare al 2030 senza dover riaprire ogni anno la stessa emergenza?

I 30 MILIONI “CONGELATI”: IL CASO CHE MERITA UNA SPIEGAZIONE

C’è poi un elemento riportato dal Corriere della Sera che non può passare inosservato: 30 milioni di euro che sarebbero stati già ottenuti e successivamente congelati da UniCredit per motivi reputazionali, secondo quanto ricostruito dal quotidiano. Nello stesso contesto vengono riferite le dimissioni del direttore amministrativo Michele Giuliani e l’ingresso della Commissione pontificia nella governance.

Se questa ricostruzione è corretta, il tema è enorme.

Perché significa che il problema non sarebbe soltanto: “Casa Sollievo ha bisogno di soldi?”

Ma anche: “A quali condizioni il sistema finanziario è disposto oggi a finanziare Casa Sollievo?”

È una differenza sostanziale.

Un ospedale può avere patrimonio. Può avere crediti. Può avere un margine operativo positivo.

Ma se non riesce ad accedere al credito necessario per la gestione e gli investimenti, la sostenibilità teorica rischia di non coincidere con quella concreta.

E allora la domanda è:

quei 30 milioni sono ancora disponibili? Sono stati sostituiti da altra provvista? A quali condizioni? Qual è oggi l’esposizione bancaria complessiva? Qual è il costo annuale del debito?

E QUI ENTRA IN GIOCO LA REGIONE PUGLIA

Perché una parte della soluzione potrebbe trovarsi proprio nel rapporto con il sistema sanitario pubblico. La direzione ha indicato circa 40 milioni di crediti nei confronti della Regione Puglia.

Se quei crediti sono effettivamente dovuti, il loro riconoscimento e pagamento può cambiare significativamente la situazione finanziaria.

Ma se la Regione ritiene invece che una parte di quelle somme non sia riconoscibile, la situazione cambia radicalmente.

Per questo non basta conoscere la versione di Casa Sollievo.

Serve anche quella della Regione.

Quali sono i 40 milioni? Da quali prestazioni derivano? Quali sono già riconosciuti? Quali sono contestati? Quali sono le tempistiche di pagamento? Esistono accordi transattivi? Esiste un piano di rientro?

Queste sono domande tecniche.

Ma sono proprio le domande tecniche che possono stabilire se l’ospedale è davvero risanabile.

E POI C’È IL COSTO PIÙ GRANDE: QUELLO CHE NON APPARE NEL BILANCIO

La fuga dei professionisti.

Qui bisogna essere ancora più prudenti.

Non basta affermare che “i medici stanno andando via” senza dati ufficiali.

Ma se questa percezione esiste e se esistono effettive dimissioni o difficoltà di reclutamento, allora la Commissione dovrebbe pubblicare almeno alcuni indicatori.

Quanti medici sono usciti nel 2024? Quanti nel 2025? Quanti nei primi otto mesi del 2026? Quanti infermieri? Quanti operatori? Quali specialità sono maggiormente colpite? Quanti posti risultano vacanti? Quanto costa sostituire un professionista altamente specializzato?

Perché perdere un medico non significa soltanto pagare una nuova assunzione.

Può significare perdere attività.

E perdere attività significa perdere ricavi.

Ed ecco che il problema finanziario torna a diventare problema sanitario.

IL RISCHIO È UN CIRCOLO VIZIOSO

Il meccanismo è semplice.

Meno professionisti. Meno capacità produttiva. Meno prestazioni. Meno ricavi. Maggiore pressione sui professionisti rimasti. Ulteriori difficoltà di reclutamento. Ulteriore perdita di attrattività.

È un circolo vizioso che nessun bilancio può risolvere da solo.

Per interromperlo servono investimenti, personale, tecnologia, reputazione e soprattutto una prospettiva.

Un medico non sceglie soltanto uno stipendio.

Sceglie un ospedale nel quale immagina di poter costruire il proprio futuro professionale.

IL NUOVO CDA È IL BANCO DI PROVA

Il nuovo Consiglio di amministrazione è presieduto da don Lorenzo Simonelli; Pietro Grasso, Mauro Goletti e Marcello Mustilli sono riconfermati, mentre entra Antonio Perno. Gino Gumirato è stato inoltre riconfermato direttore generale e rappresentante legale.

Questa scelta ha un significato preciso. La Santa Sede non ha deciso una rottura totale con la precedente gestione.

Ha scelto una continuità accompagnata da una nuova supervisione.

È una scelta legittima.

Ma ora dovrà essere misurata sui risultati.

Perché il nuovo CdA non potrà limitarsi ad amministrare.

Dovrà dimostrare che la fase precedente è stata compresa, che gli errori sono stati individuati e che il nuovo percorso è diverso dove deve esserlo.

LA DOMANDA FINALE: QUANTO DEVE METTERE LA SANTA SEDE?

Ed eccoci al punto che nessuno può eludere.

Se il piano di risanamento richiede nuovi capitali, chi li mette?

La Fondazione? La Santa Sede? Le banche? La Regione? Lo Stato? Un partner privato? Più soggetti insieme?

E soprattutto:

quanto serve?

Perché 20 milioni sono una cosa. 50 milioni un’altra. 100 milioni un’altra ancora.

E se il fabbisogno fosse nell’ordine di decine o centinaia di milioni, sarebbe necessario sapere quale sia la fonte di finanziamento. Non basta dire “reperimento delle risorse”.

Bisogna dire: quante risorse, da chi e in quali tempi.

IL PAPA HA CHIESTO SOSTENIBILITÀ. ORA SERVE IL NUMERO DELLA SOSTENIBILITÀ

Il Chirografo di Leone XIV parla esplicitamente di sostenibilità “nel tempo” e affida alla Commissione il compito di individuare le soluzioni e portarle a compimento.

Quella parola — nel tempo — è la più importante.

Perché non serve salvare Casa Sollievo per dodici mesi. Serve renderla capace di stare in piedi per dieci, venti, trent’anni.

E allora bisogna sapere qual è il punto di equilibrio. Non quello del prossimo bilancio.

Quello del futuro.

LA “DUE DILIGENCE” CHE IL TERRITORIO STA ASPETTANDO

A questo punto la richiesta dovrebbe essere molto concreta.

La Commissione potrebbe pubblicare — anche in forma sintetica e tutelando i dati riservati — una vera fotografia della Fondazione:

  1. Situazione patrimoniale aggiornata.
  2. Indebitamento complessivo e sua composizione.
  3. Crediti verso Regione e altre amministrazioni, distinti tra certi, contestati ed esigibili.
  4. Posizione bancaria e finanziaria.
  5. Costo annuale del debito.
  6. Risultato operativo dell’ospedale.
  7. Fabbisogno finanziario 2026-2030.
  8. Investimenti necessari.
  9. Andamento del personale.
  10. Andamento dei pazienti e delle prestazioni.
  11. Eventuali interlocuzioni con partner industriali o finanziari.
  12. Scenari alternativi di risanamento.

Questo sarebbe il documento che potrebbe davvero cambiare la discussione.

PERCHÉ IL PROBLEMA NON È “VENDERE O NON VENDERE”

La questione, alla fine, è ancora più profonda. Se un’eventuale partnership privata fosse l’unico modo per garantire continuità, occupazione, qualità sanitaria e futuro dell’Opera, non sarebbe serio demonizzarla a priori. Ma se esiste un modo per risanare Casa Sollievo mantenendone integralmente la missione e l’identità, sarebbe altrettanto grave rinunciarvi senza averlo verificato.

Per questo il confronto non può essere ideologico. Deve essere economico, sanitario e umano.

E soprattutto trasparente.

LA DOMANDA CHE RESTA

Leone XIV ha fatto una cosa molto importante: ha deciso di guardare direttamente dentro Casa Sollievo. Ha istituito una Commissione con poteri straordinari. Ha chiesto che gli venga riferito regolarmente. E ora ha incontrato personalmente i suoi componenti per verificare lo stato dei lavori. Il Chirografo stabilisce che la Commissione deve riferire al Pontefice e che gli atti di particolare importanza o con significativa incidenza sul patrimonio devono arrivare alla sua attenzione.

Bene.

Ma proprio perché il Papa ha scelto di seguire da vicino questa vicenda, il territorio ha diritto di chiedere una fotografia altrettanto ravvicinata.

Non vogliamo sapere soltanto se Casa Sollievo è “sostenibile”.

Vogliamo sapere perché. Non vogliamo sapere soltanto se ci sono debiti. Vogliamo sapere quali sono, verso chi e quando devono essere pagati. Non vogliamo sapere soltanto che esistono crediti. Vogliamo sapere quanto valgono realmente e quando arriveranno. Non vogliamo sapere soltanto che esiste un piano. Vogliamo sapere quanto costa e chi lo finanzierà. Non vogliamo sapere soltanto che il personale viene “stabilizzato”. Vogliamo sapere quanti professionisti sono rimasti, quanti se ne sono andati e perché.

E soprattutto non vogliamo sapere soltanto che si parla di “rilancio”.

Vogliamo sapere: rilancio di cosa, con quali soldi, con quali uomini e per quale futuro?

 Perché se i conti sono davvero gestibili, i numeri devono poterlo dimostrare.

Se il piano è davvero sostenibile, deve poter essere illustrato. Se la vendita non è all’orizzonte, bisogna dirlo. Se invece una cessione, totale o parziale, è tra gli scenari considerati, bisogna avere il coraggio istituzionale di ammetterlo.

E se il problema è soltanto quello di accompagnare Casa Sollievo fuori da un’eredità debitoria accumulata negli anni, allora il territorio deve poter conoscere il conto finale dell’operazione.

Perché San Pio ha lasciato un’Opera.

La Santa Sede oggi ha la responsabilità di conservarla. Ma conservarla non significa soltanto impedirne la chiusura. Significa consegnarla al futuro senza distruggerne l’anima, senza sacrificare le persone e senza lasciare che l’incertezza diventi essa stessa una malattia dell’ospedale.

La domanda, dunque, non è più: “Casa Sollievo è in crisi?”

La domanda è molto più semplice e molto più difficile: “Quanto costa davvero salvarla, chi pagherà quel conto e quale Casa Sollievo vedremo quando il risanamento sarà finito?”

A cura di Maurizio Varriano.

1 commento su "Casa Sollievo, quanto costa davvero salvarla?"

  1. Sono dispiaciuto dal fatto che in Casa Sollievo della Sofferenza ci sia stata questa situazione di lotta, anche un po’ esagerata.
    Casa sollievo della Sofferenza deve rifiorire perché è nata da un qualcosa che è al disopra del nostro essere.
    In questa struttura c’è la mano del Signore che in San Pio ha creato tutto ciò.
    E chi siamo noi per non farla RIFIORIRE NELLA CARITÀ?
    Penso che quando l’ uomo associa la bocca al cervello tutto è risolvibile, basta metterci un goccio di amore in ogni dialogo.
    È una struttura che non può mancare, perché è l’ intera società internazionale che la desidera.
    Cercate di avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù… Solo così le situazioni delicate si risolvono facilmente.
    Buona vita a tutti.

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