Ti incontravi con i vicini del rione lì o al forno di Giorgio, e la periferia sembrava meno distante dal centro. La domenica era la meta d’obbligo per comprare Internazionale e le bustine, nei primi anni ai figli, in quelli più recenti ai nipotini.
Era da Ennio, e prima di lui da suo padre, che scoprivi che l’amico e il compagno con cui condividevi pezzi di vita sociale altrove, abitavano proprio vicino a te, e la chiacchierata era d’obbligo: Raffaele Licinio, Giovanni Cataleta, Angelo Rossi, Giuseppe Iannone e tanti altri. Non c’erano ancora i social e WhatsApp: andare all’edicola era un rito di condivisione, piuttosto che un’operazione commerciale.
Ennio era raramente solo. È stato l’amico di tutti. In tanti si davano convegno per chiacchierare o più semplicemente per giocare al Fantacalcio. La cabina telefonica all’angolo con via Nadi – anch’essa rimossa – diventò una sorta di totem sul quale venivano affissi i risultati settimanali del torneo.
Da qualche giorno l’edicola ha chiuso i battenti. Un destino che stava nell’aria da tempo, visto che il cartello esposto da Ennio per annunciare la volontà di venderla non ha trovato acquirenti disposti a sobbarcarsi l’impresa.
Venne aperta, assieme a tante altre, verso la fine degli anni Settanta, grazie a un’iniziativa della Gazzetta del Mezzogiorno che pose fine alla cronica penuria di punti vendita nel capoluogo dauno.
In quegli anni ruggenti, aumentò esponenzialmente il consumo di carta stampata e affini. A Foggia, un’edicola arrivò a valere centinaia di milioni: era un investimento sicuro. Poi la crisi della carta stampata ha innescato un declino costante e irreversibile che, nel corso dei decenni, ha portato alla progressiva chiusura di tante edicole. Mi mancheranno la gentilezza e la disponibilità di Ennio.
Per fare l’edicolante oggi a Foggia ci vogliono fegato e spirito di sacrificio. Sopravvivono pochi, sparuti coraggiosi, come il mio amico Gianni Ruggiero, poeta finissimo e cantautore. La sua edicola è il set di tante performance di Gianni e dei suoi amici, tra cui l’attore e scrittore Giovanni Mancini.
Gianni resiste, forse anche grazie all’amore che conserva per la carta stampata. I libri non soltanto li vende, ma li produce: come autore e, adesso, anche come editore. Sta per uscire, infatti, un’originale antologia di poesia dialettale. Supplisce persino alle carenze del servizio di nettezza urbana, pulendo personalmente gli spazi adiacenti all’edicola. Un bell’esempio di resilienza, e non solo: un modo concreto di contrastare quella solitudine sociale che cresce con la scomparsa dei luoghi di incontro e di aggregazione, come lo è stata per più di quarant’anni l’edicola di via Rovelli.
Geppe Inserra



