FOGGIA – Controlli di sicurezza applicati in modo differente a seconda della categoria di appartenenza e mancato rilascio di una ricevuta per le querele depositate. Sono le due criticità segnalate da un cittadino che, nella mattinata del 2 settembre 2026, si è recato al Tribunale di Foggia, in viale Primo Maggio, per presentare due atti.
L’uomo, autista del trasporto pubblico locale, racconta di essere stato sottoposto, come gli altri comuni cittadini, ai normali controlli previsti all’ingresso del Palazzo di Giustizia. Borsello ed effetti personali sono stati collocati sul nastro dell’apparecchiatura di sicurezza, mentre lui ha attraversato il metal detector.
Una procedura che il cittadino non contesta e che, anzi, considera necessaria per tutelare chiunque frequenti il Tribunale. A suscitare la sua protesta è, invece, la presenza di una corsia riservata attraverso la quale, secondo quanto da lui osservato, alcuni professionisti – presumibilmente avvocati – avrebbero avuto accesso senza essere sottoposti alle medesime verifiche.
«Non ho nulla contro gli avvocati o contro le guardie giurate, che si limitano ad applicare le disposizioni ricevute», precisa. La richiesta è rivolta ai responsabili dell’organizzazione e della sicurezza del Tribunale: «Vorrei conoscere le ragioni di questa differenza. I controlli dovrebbero riguardare tutti, senza distinzioni».
Secondo l’autore della segnalazione, l’appartenenza a una determinata categoria professionale non dovrebbe comportare l’esenzione automatica dalle verifiche. «Una situazione di pericolo può essere determinata da chiunque. Se i controlli sono considerati utili, devono essere effettuati nei confronti di tutte le persone che entrano nell’edificio», sostiene.
Il cittadino richiama anche il principio costituzionale di uguaglianza: «Prima di essere magistrati, giudici, pubblici ministeri, avvocati, dipendenti o utenti del Tribunale, siamo tutti cittadini uguali davanti alla legge. Proprio nel Palazzo di Giustizia questo principio dovrebbe trovare la sua più rigorosa applicazione».
«Nessuna ricevuta dopo il deposito»
La seconda questione riguarda il deposito delle due querele. Il cittadino riferisce di non avere ricevuto alcuna attestazione, numero di protocollo o codice che possa dimostrare l’avvenuta consegna degli atti.
Secondo quanto gli sarebbe stato comunicato allo sportello, dovrà attendere sei mesi e poi presentare una richiesta indicando il proprio nome e la data del deposito. Soltanto allora potrà conoscere il nominativo del magistrato assegnatario del procedimento.
L’uomo afferma di comprendere pienamente la necessità di tutelare la riservatezza delle indagini e il segreto investigativo. La sua perplessità riguarda esclusivamente l’assenza di una prova documentale immediata: «Se una delle querele venisse smarrita, come potrei dimostrare di averla presentata il 2 settembre 2026? Senza una ricevuta, rischierei di dover depositare nuovamente gli atti e attendere altri sei mesi».
La richiesta, pertanto, è che venga adottato un sistema capace di attestare la ricezione della documentazione senza rivelare informazioni riservate sul procedimento: una ricevuta, un numero identificativo o una semplice conferma del deposito.
«Siamo nel 2026 – conclude l’autista – e un cittadino deve poter dimostrare di avere consegnato un atto a un ufficio giudiziario. Chiedo soltanto controlli di sicurezza uniformi e una ricevuta che certifichi il deposito delle querele».
La segnalazione rappresenta la versione del cittadino e resta in attesa di un eventuale chiarimento da parte del Tribunale di Foggia sulle procedure di accesso e di ricezione degli atti.
A cura di Giovanna Tambo.




Il cittadino denunciante lo sa cosa serve per diventare avvocato? E lo sa che svolge una funzione pubblica? Lo sa che cosa serve per rimanere avvocato?
Secondo la sua logica anche polizia, guardie carcerarie, amministrativi in servizio nelle cancellerie, avvocati e magistrati dovrebbero essere tutti considerati uguali a lui?
E la ricevuta l’avrebbe ottenuta se avesse pagato il bollo previsto dalla legge, oppure l’avesse presentata attraverso il portale telematico, pagando un professionista.