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“I treni della felicità”, volume a cura di Giovanni Rinaldi sui bambini del sud ospitati in Emilia

AUTORE:
Agostino del Vecchio
PUBBLICATO IL:
2 Ottobre 2009
Cultura //

volumegiannirinaldiSan Severo – LI denominarono, caratteristicamente, “I treni della felicità”. Vagoni sui quali salirono a bordo oltre 70mila bambini, figli di quel Sud prima martoriato dal conflitto bellico, poi protagonista di rivolte operaie sedate nel sangue. Bambini che lasciarono le loro famiglie indigenti per essere ospitati in altrettante famiglie contadine, nei paesi dell´Emilia Romagna: a Reggio, Modena, Bologna. In questi luoghi, i bimbi vennero rivestiti, mandati a scuola e curati. Una straordinaria rete di solidarietà sostenuta dal Partito comunista italiano e dalla neonata Udi, l´Unione donne italiane. Sulle tracce di quei bambini si è messo da anni Giovanni Rinaldi: 55 anni, cerignolano, autore di numerose ricerche antropologiche tra le quali spicca “La memoria che resta. Vita quotidiana, mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia”, ideatore del progetto “Casa Di Vittorio”, attualmente direttore dell´omonima associazione, Rinaldi tessendo sottoli fili di memorie sparse pubblica ora per la casa editrice Ediesse “I treni della felicità. Storie di bambini in viaggio tra due Italia”. Quei bambini meridionali, “salvati da un destino di fame, malattia, prostituzione,”, ricorda Miriam Mafai, che ha curato la prefazione del volume, “furono al centro di una straordinaria vicenda umana e politica, di cui sono state organizzatrici e protagoniste soprattutto le donne, una vicenda che ha consentito un primo incontro, all´insegna della solidarietà, tra il Nord e il Sud”. Dopo i primi esperimenti del dopoguerra, la rete di solidarietà si infittisce in seguito ai fatti di San Severo. Nella primavera del 1950, un “esercito” di disperati e affamati braccianti, senza terra e senza lavoro, fu protagonista di barricate nella città dell´alto Tavoliere. Chiedevano pane e lavoro, denunciavano l´arroganza dei “padroni della terra”. La loro protesta fu sedata dalle forze di polizia. Vi fu una vittima, numerosi feriti, 180 arresti. In carcere finirono numerose donne, molte coppie di genitori. Chi si sarebbe occupato dei figli di questi braccianti? La risposta del Pci, della Cgil, fu quasi immediata. Scritto in presa diretta, il libro ricostruisce le storie di alcuni di quei bambini che su malandati vagoni ferroviari arrivarono in un´altra Italia. Soprattutto di quelli rimasti a vivere nelle famiglie che li avevano adottati, scovati dall´autore nel corso dei suoi viaggi ad Ancona, Follonica, Ravenna, Lugo di Romagna. Come Severino, Dante, Zazà, che oggi parlano ricordando i fanciulli che furono in un Paese più povero e semplice, dove mangiare un gelato o un piatto di pasta erano cose che potevano emozionare. Ma è anche la storia delle «due Italie» e di un Sud ancora socialmente arretratissimo. Il volume “I treni della felicità” sarà presentato sabato 3 ottobre a Cerignola, alle ore 19, presso l´Azienda Santo Stefano, all´interno della terza edizione di “Leggere la fatica di leggere”: dopo due edizioni, nel 2006 e nel 2007, in cui la musica è stata filo conduttore del progetto, interpretando e sostenendo argomenti quali l´emigrazione, i canti sociali e politici, la storia e l´epopea del movimento bracciantile con Giuseppe Di Vittorio, l´edizione di quest´anno continua il suo viaggio geografico e ideale nei generi – dalla letteratura, alla musica popolare (del Gargano attraverso la Murgia fino al Salento), dalla documentazione storiografica all´arte contemporanea; nelle diverse modalità di rappresentazione – presentazioni di libri, reading musicali, proiezioni, concerti, mostre documentarie, installazioni d´arte.

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