Manfredonia. Ci sono date che il tempo non cancella. Il 22 ottobre 2009 è una di queste per chi ha conosciuto e amato Luigi, chiamato affettuosamente Gino dagli amici. Una giornata che Claudio Castriotta rievoca in un intenso testo commemorativo, nel quale il paesaggio del mare e della scogliera di Macchia si intreccia con il racconto di una vita spezzata.
Nel suo ricordo, il cielo è velato e l’asfalto umido. Sono i particolari rimasti impressi nella memoria di un giorno segnato da un incidente stradale. All’uscita di un incrocio, lo scontro tra due automobili interrompe il cammino di Gino: un attimo improvviso, senza il tempo di comprendere, reagire o pronunciare ciò che avrebbe ancora voluto dire.
Castriotta affida alla figura di un angelo il compito di accompagnare, nella narrazione, quel passaggio doloroso. È un’immagine poetica attraverso la quale prende forma la domanda che attraversa tutto il testo: come accettare la perdita di una persona giovane, ancora legata ai propri affetti e ai propri progetti?
Il sorriso, gli affetti e la voglia di vivere
Il ritratto di Gino emerge soprattutto dai gesti quotidiani. Il sorriso rivolto ai colleghi d’ufficio, l’amore per la mamma e il babbo, il piacere di scherzare con gli amici: piccoli dettagli che restituiscono la presenza concreta di una persona e il posto che occupava nella vita degli altri.
Nel testo viene ricordata anche una precedente prova superata. Gino aveva ritrovato la salute da appena un anno, un particolare che rende ancora più doloroso il pensiero di quel futuro interrotto.
«Io ho ancora gli occhi per vivere»: nella voce che Castriotta immagina per lui si concentra il significato del ricordo. È il desiderio di restare, di continuare a sorridere, di tornare alle persone amate. Le parole rivolte all’angelo esprimono lo smarrimento di fronte al distacco e il bisogno di trovare conforto.
Una presenza custodita nella memoria
Il racconto si conclude con un messaggio rivolto direttamente a Gino. La sua assenza rimane, ma il legame con chi gli ha voluto bene continua nei ricordi, nelle parole e nei giorni che passano.
Da Manfredonia, il tributo di Claudio Castriotta custodisce così il volto di Luigi oltre la tragedia: quello di un giovane che amava scherzare, lavorare e stare accanto alla propria famiglia.
Il 22 ottobre resta una ferita nella memoria dei suoi cari. Accanto al dolore, però, resiste il suo sorriso. È lì che Gino continua a essere vicino: nell’affetto di chi lo ricorda e gli conserva un posto nella propria vita.
A cura di Claudio Castriotta.




È un dolore che stenta a rimarginarsi. Quando ti viene a mancare un proprio caro, a prescindere la causa, è un dolore che ti seguirà fino alla fine. Sono solidale con la famiglia e non posso augurare che abbiano la forza di andare avanti. Gino vi è sempre accanto.