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VANESSA CELLA Vanessa morta dopo tre interventi estetici: condannati chirurgo, anestesista e direttore sanitario

Il Tribunale di Torre Annunziata ha inflitto pene al chirurgo, all’anestesista e al direttore sanitario della clinica di Torre del Greco.

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
2 Ottobre 2026
Prima pagina //

Tre condanne in primo grado per la morte di Vanessa Cella, la 37enne che non si risvegliò dall’anestesia dopo essere stata sottoposta a tre interventi di chirurgia estetica nella stessa giornata. Il Tribunale di Torre Annunziata ha condannato il chirurgo a due anni e otto mesi, l’anestesista a tre anni e quattro mesi e il direttore sanitario della Casa di cura Santa Maria la Bruna a due anni e un mese.

La vicenda risale al 2022 e riguarda le operazioni eseguite nella struttura sanitaria di Torre del Greco, in provincia di Napoli. Ai tre imputati la pubblico ministero Marianna Ricci aveva contestato il reato di omicidio colposo.

Le pene stabilite dal giudice Antonio Fiorentino sono inferiori a quelle richieste dall’accusa, che al termine della requisitoria aveva sollecitato tre anni per il chirurgo, tre anni e sei mesi per l’anestesista e due anni e sei mesi per il direttore sanitario.

Il Tribunale ha inoltre disposto che ciascun imputato versi una provvisionale di 15mila euro a Patrizio Cella, fratello della vittima, costituitosi parte civile e assistito dall’avvocato Enrico Ricciuto.

Le contestazioni e i nuovi accertamenti

Al centro delle contestazioni dell’accusa figurano la quantità di anestetico somministrata e il mancato monitoraggio della paziente nella fase successiva agli interventi. Secondo quanto riportato nel resoconto del processo, all’anestetico era stato associato curaro per ottenere l’immobilizzazione durante le operazioni.

Nel dibattimento è stato richiamato anche il tema della responsabilità del controllo postoperatorio, con riferimento agli obblighi dell’anestesista e del chirurgo.

La sentenza apre inoltre la strada a ulteriori accertamenti. Accogliendo la richiesta della pubblico ministero, il giudice ha disposto la trasmissione alla Procura dei verbali delle testimonianze, affinché siano valutate eventuali ipotesi di reato legate alla gestione della Casa di cura Santa Maria la Bruna. L’invio degli atti non costituisce, di per sé, un accertamento di ulteriori responsabilità.

L’avvocato Ricciuto ha espresso soddisfazione per l’esito del primo grado, sottolineando la tenuta dell’impianto accusatorio e riferendo il ringraziamento della famiglia alla Procura per il lavoro investigativo.

Il legale ha auspicato anche una definizione delle procedure risarcitorie con la clinica e le compagnie assicurative. Ha infine ricordato la madre di Vanessa, scomparsa prima della conclusione del processo e senza poter conoscere l’esito della sentenza.

Le condanne sono state pronunciate in primo grado e non sono definitive. Lo riporta leggo.it

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