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Assolto con formula piena dall'accusa di assunzione di sostanze dopanti

Storia di Donato Cannone, ‘colpevole fino a prova contraria’

Avv. M.Troiano: "Un caso dai risvolti kafkiani nel quale il procedimento penale privo di fondamento ab origine ha costituito l’impedimento per la prosecuzione di una promettente carriera sportiva"


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Andria/Manfredonia. “NEL ciclismo si è colpevoli fino a prova contraria, nel caso del mio assistito questo ‘modus pensandi’ – unito alla superficialità in determinate fasi delle indagini e alle lungaggini processuali – ha rappresentato la causa dell’interruzione di una promettente carriera”. E’ quanto dice a Stato Quotidiano l’avvocato Matteo Troiano, del Foro di Foggia, raccontando la storia di Donato Cannone, classe 1982 originario di Terlizzi ma andriese di residenza, indagato nel 2010 nell’ambito di un’inchiesta riguardante il reato di “associazione per delinquere ai fini di spaccio di sostanze dopanti”, partita dalla Procura di Padova, successivamente transitata dalla Procura di Perugia, per finire alla procura di Trani.

Difatti, archiviata in seguito dal Pm di Perugia l’ipotesi del coinvolgimento del sig. Cannone nel reato suddetto, e configurato quello di “assunzione di sostanze dopanti”, si è giunti finalmente ad una sentenza di piena assoluzione ai sensi dell’articolo 530 c.p.p. “perché il fatto non sussiste”, come da provvedimento in data del 19.10.2015 del Tribunale di Trani a firma del Giudice dr.ssa Laura Cantore.

Si ricorda come al sig. Donato Cannone, corridore al tempo della Ceramiche Flaminia Bossini – squadra di ciclismo professionistica – era stata contestata l’assunzione di sostanze dopanti, ritrovate durante una perquisizione domiciliare ad Andria a cura dei Carabinieri del NAS (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) di Perugia.

L'avvocato Matteo Troiano di Manfredonia, del Foro di Foggia (statoquotidiano image@)

L’avvocato Matteo Troiano di Manfredonia, del Foro di Foggia (statoquotidiano image@)

“Le due confezioni di medicinali rilevate dai Carabinieri del Nas durante la perquisizione domiciliare avvenuta nel settembre 2010 in danno del mio assistito – spiega a Stato Quotidiano l’avvocato Matteo Troiano – erano presenti nell’abitazione del Cannone poiché parzialmente utilizzate dallo stesso, dopo regolare prescrizione medica, per la cura di un banale stato influenzale. Inoltre – continua – va precisato che si fa riferimento a sostanze configurabili dopanti solo se assunte in gara senza certificazione medica. Nel caso in questione, il mio assistito era in casa e non avrebbe dovuto partecipare ad alcuna manifestazione agonistica. L’altra confezione di medicinale rinvenuta dai Carabinieri del Nas durante la perquisizione non rappresenta una sostanza dopante, poiché non inclusa nella lista ufficiale diramata dalla WADA”.

“Da quanto emerso – conclude l’avvocato Troiano – quello del sig. Cannone rappresenta un caso dai risvolti kafkiani nel quale il procedimento penale privo di fondamento ab origine ha costituito l’impedimento per la prosecuzione di una promettente carriera sportiva”.

g.defilippo@statoquotidiano.it

Storia di Donato Cannone, ‘colpevole fino a prova contraria’ ultima modifica: 2015-11-02T18:00:48+00:00 da Giuseppe de Filippo



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