Politica

Un disoccupato in Parlamento


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Previti dorme in Parlamento (http://alternativedemocratiche.wordpress.com)

NON hanno fatto trascorrere nemmeno l’Epifania che già in mattinata si parlava dei dati relativi ad emolumenti, diarie e prebende dei nostri parlamentari. L’apposita commissione parlamentare, dopo sei mesi di lavoro, abbandona perché la materia è difficile; così un primo annuncio. All’ora di pranzo nei vari TG è partita la raffica dei confronti con gli altri paesi europei: al lordo, al netto, all’anno, al mese, col porta-borsa e senza il porta-borsa, con diaria e senza. Insomma, come al solito non si capisce una cippa di minghia. Poi, mentre inforchetto le ultime penne con i cavoli che sono rimaste sul fondo del piatto: “Abbiamo tempo fino a tutto marzo, ce la faremo”, non so chi l’abbia detto, ero di spalle.

Avevo appreso che il Governo aveva fissato come data ultima lo scorso 31 dicembre, o dentro o fuori, come si dice. Se fuori avrebbe provveduto il Governo, ma mi pare che gli abbiano fatto capire che non era materia sua. E che vogliamo arrivare proprio alla dittatura, direbbe qualcuno. Certo è che pure se vai a comprare le mele al mercato puoi tirare sul prezzo, puoi contrattare. Se si rinnova un contratto di lavoro, una volta almeno era così, per gli aspetti economici le parti si sedevano a trattare. Uno chiedeva 100, l’altro voleva dare 50 e sui 55 chiudevi. Questi, invece, trovano difficoltà a trattare con se stessi.

Ma cosa c’è da trattare poi? C’è la crisi, tutti dobbiamo fare i sacrifici, era così semplice ridursi il tutto del 50%, e non dico neanche per sempre, fino a che tornavano le vacche grasse. Per loro e per noi beninteso. La borsa se la potevano portare con le loro manine, capelli e barba se li facevano al paesello natio, che quello, il barbiere, era pure contento. Chi vedeva che non ci rientrava nelle spese, lasciava. Non è mica una prescrizione medica.

“E che facciamo un Parlamento di ricchi e di disoccupati!?”, ha chiesto uno di loro. Si, preferisco un ricco ad uno che si deve arricchire, e di disoccupati con la testa sulle spalle ce ne sono tanti. Si, ma quelle cose non fanno cassa! Ha detto un altro di loro. Ma niente, da solo fa cassa. E poi c’è una cassa contanti e una cassa morale. Alla nostra bussano e mettono mano, quindi per me ci siamo noi e loro, e loro neanche il mestiere della politica hanno saputo fare, si sono fatti surrogare, ma ancora non perdono la faccia.

Ah quanto vorrei sentirlo dire: “Signori entra un disoccupato in Parlamento!”, come qualcuno disse, non ricordo chi: “Signori, entra un operaio in Parlamento.

Raffaele De Seneen per Stato Quotidiano
riproduzione riservata

Un disoccupato in Parlamento ultima modifica: 2012-01-03T16:46:55+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Marco

    Concordo appieno. Ma perchè dobbiamo fare per forza i paragoni con altri? Forse non si rendono conto che se è arrivato Monti è perchè hanno fallito per cui hanno anche il coraggio di pretendere degli emolumenti.
    Ma la faccia questi signori dove l’hanno messa.

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