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Carnevale Manfredonia, fuga dei giovani, resta l’amore

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
3 Febbraio 2010
Cultura //

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ANCHE quest’anno Manfredonia vivrà nei ‘colori’ il suo carnevale, giunto alla sua 57^ edizione. Un evento di festa, di partecipazione, di giubilo e intese della popolazione; una manifestazione, che arriva prima del periodo quaresimale, organizzata e voluta dalla stessa Istituzione (giunta probabilmente all’ultimo anno del suo mandato, per far posto, dall’anno prossimo, ad una agenzia omnicomprensiva, dedita alla valorizzazione del Turismo e degli eventi religiosi della cittadina ndR). Ma il carnevale di Manfredonia resta soprattutto una festa della gente locale e di quanti sfileranno (in massa) durante le domeniche della gara (con i gruppi mascherati e i carri allegorici).

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Fra i gruppi dei carristi partecipanti a questa edizione del Carnevale quello dell’associazione “Non solo Arte”, diretto dalla presidente Mariagrazia Muscatiello. Muscatiello ha concesso un’intervista alla troupe di Stato, spiegando le diverse tecniche alla base della realizzazione di un carro allegorico, oltre che “le ansie e le critiche per quanto non si riesce a fare e che si vorrebbe meglio realizzare”. La signora Mariagrazia ha una esperienza decennale in ‘ambito carnascialesco’, iniziata prima con i gruppi mascherati e dopo con gli stessi carri allegorici. Ma è solo da una decina di anni che Mariagrazia e i suoi collaboratori hanno deciso di ‘camminare da soli’, con l’associazione ‘Non solo Arte’, dopo essersi accertati che “l’esperienza di apprendimento poteva ritenersi relativamente sufficiente”.

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PER FARE UN CARRO CI VUOLE IL LEGNO – I carri allegorici presentano una struttura di base in ferro, diviso in “ferro doppio” e “ferro sottile”. Il primo serve a far sì che queste grandi strutture – parliamo di carri che arrivano mediamente a 12-12 m di altezza per 10-11 metri di lunghezza – si possano reggere nell’assoluta sicurezza di tutti, il secondo per dare le prime forme dei soggetti rappresentativi del carro. La struttura in ferro viene in seguito ricoperta con una retìna metallica, o con una spugna, per attaccare, in superficie, cumuli di carta giornale. Con un primo strato si termina e completa la fase del cd riempimento e della costruzione delle forme più variegate: con il secondo strato– composto di carta da imballaggio – la superficie viene in seguito ricoperta prima della “diffusione totale del colore bianco”.Su questa base si potrà in seguito procedere, con l’effetto finale dato dai colori; una base sulla quale verrà diffusa anche una vernice trasparente “per proteggere i carri da ogni possibile intemperia”. La tecnica utilizzata è quella della cd “cartapesta a strati”. In alcuni casi si potrebbero anche realizzare dei calchi in argilla, nei quali poi sovrapporre la cartapesta. Una soluzione “professionale e minuziosa” ma richiede per questo “tempo e strutture piuttosto piccole” (nonché costi più elevati). Le spese per un carro sono notevoli, all’incirca 10.000 euro, e il contributo ricevuto è pari a 13.000 euro, a cui si aggiunge, va detto, la disponibilità annuale dei capannoni. Mariagrazia non esita, però, ad esporre qualche lamentela sulle difficoltà, che esistono nella preparazione dei carri di carnevale. Ma anche nella stessa manifestazione di festa. Il carnevale di Manfredonia è un carnevale infatti che a distanza di anni “ancora non decolla (come dovrebbe)”; una manifestazione, secondo Mariagrazia, “legata a vecchi modi di fare del passato”. L’idea di concepire il carnevale negli anni è stata tuttavia “modificata”, erigendosi infatti la stessa manifestazione come un “mero prodotto da valorizzare ad un pubblico o visitatore potenziale”. Un carnevale dunque da interpretare visivamente, e ideologicamente, “come un oggetto commerciale da immettere in un dato mercato”. Ma come ogni prodotto, spiega Mariagrazia, il carnevale di Manfredonia necessita ancora di “studi, perfezioni, promozioni”, ma soprattutto di “investimenti”. Investire anche “nelle forze più fresche” quelle, vale a dire, dei giovani, i quali, per Mariagrazia, “devono essere incentivati, spinti verso ciò che rappresenta la storia, i valori, le basilarità (culturali, folkloristiche, sociali) del territorio”.

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Come è possibile, allora, recuperare questi valori e correlazionarli al carnevale? Per la presidente dell’associazione ‘Non Solo Arte’ attraverso i canoni di un duplice processo edificativo: da un lato una “formazione culturale”, cercando di invogliare i ragazzi “ad accettare e accogliere i giorni del carnevale come giorni di festa, di allegria”, così rinnegando ”forme involontarie di oppressione personale”, che spingono inconsapevolmente a “rifiutare l’idea stessa della manifestazione”; ma da un altro lato, per valorizzare l’essenza dell’evento, per spingere i giovani ad intrapredere le attività di preparazione, ad esempio, dei carri, va attivato, secondo Mariagrazia, il livello edificativo della formazione professionale. “Può essere anche facile trovare dei corsi retribuiti di cartapesta – dice Muscatiello – magari finanziati dalla regione; ma dove sono i giovani che li praticano? Non è forse solo un fattore economico che li spinge a frequentarli? C’è bisogno, dunque, che il corso di cartapesta non sia fine a se stesso; bisogna valutare bene il giovane a cui interessa intraprendere questa strada e qualora ci si accorgesse che le attitudini del ragazzo in questo senso ci sono, bisognerebbe fare in modo che non vadano perse”. Creare, dunque, una continuità tra il corso di cartapesta e l’organizzazione, della persona stessa, del carnevale. Sarebbe meglio, però, che la formazione di questi giovani avvenisse in loco, direttamente dove si lavora la cartapesta, tramite un finanziamento dei progetti. “Ma attenzione – avverte Mariagrazia – almeno per i primi periodi (diciamo i primi livelli) non si deve pensare necessariamente ad una forma di retribuzione per i giovani impegnati nella preparazione dei carri”. Questa fase, dice infatti Mariagrazia, deve solo rappresentare un livello formativo di ‘interazione, di approccio con la materia (il carro)”, una semplice forma per “capire se la persona impegnata nel carro abbia il desiderio, o meno, di coltivare un interesse che gli potrà rimanere nel tempo”.

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IN CONCLUSIONE, dietro la preparazione di un carro di carnevale “c’è un inteso lavoro fisico, faticoso, ma svolto con amore e attenzione ai particolari”. Spesso le soddisfazioni “si accompagnano alle delusioni”. Fra queste “il giudizio della giuria del carnevale” spesso “non pienamente competente in materia – dice Mariagrazia – priva di addetti ai lavori e dalle valutazioni non sempre condivisibili e comprensibili”. Rimarcando come il lavoro dell’associazione, come ogni anno, sia svolto con “grande passione”, i componenti di ‘Non Solo Arte’ lamentano “una sensazione implicita di dimenticanza e trascuratezza generale” a causa degli interessi mostrati “dall’Istituzione del carnevale”. Una istituzione che ha lasciato spesso i componenti dell’associazione “soli e in difficoltà nell’affrontare i problemi relativi all’organizzazione finale del carro”. L’appello della presidente Muscatiello è rivolto pertanto ad “una migliore progettazione dell’intera manifestazione carnascialesca di Manfredonia”, ma soprattutto ad “un ente che affianchi nel tempo i diversi organizzatori” e “non solo nelle settimane precedenti il Carnevale”. Detto tra parentesi, ma mica tanto, “quest’anno il lavoro dell’associazione ‘Non Solo Arte’ è stato svolto in sole quattro settimane”. “Con i tempi ristretti con i quali i carristi oggi si ritrovano – dice Mariagrazia – le bozze e le relazioni non sono state ancora presentate alle istituzioni”. Ma in ogni modo Mariagrazia Muscatiello conclude l’intervista con Stato dicendo che il carro dell’associazione sarà completato profesionalmente anche in questa edizione: “4 pu-pazzi con il Carnevale nel cuore”, questo il possibile nome del carro della storica associazione di Manfredonia. Significato della singolare denominazione ? “I pupazzi siamo noi, i carristi stessi, autodefinitici folli e pazzi – dice Mariagrazia – per la irragionevolezza mostrata nel tempo nello svolgere un’attività così dura e piena di difficoltà” ma che rimane comunque “amata (ecco dunque spiegato l’inserimento della parola cuore)”.

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(il servizio video e testo è a cura di Tiziano Samele, con interviste di Lucia Piemontese e G.de Filippo)

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