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MsF: ‘C.a.r.a. Foggia come il carcere’

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
3 Febbraio 2010
Stato news //

Immigrati irregolari su una barca a Lampedusa. REUTERS/Tony Gentile
Immigrati irregolari su una barca a Lampedusa. REUTERS/Tony Gentile
RESPONSABILITA’ STATO – Msf punta il dito contro l’allungamento da 60 a 180 giorni del limite massimo di trattenimento nei Cie (previsto dal pacchetto sicurezza entrato in vigore ad agosto 2009). Una misura che, nonostante sia “esclusa per legge ogni finalità punitiva del sistema”, sembra determinare uno “stravolgimento definitivo della funzione originaria della detenzione amministrativa: non più misura straordinaria e temporanea di limitazione della libertà per attuare l’allontanamento”, ma “sanzione estranea alle garanzie e ai luoghi del sistema penale”. “Il sistema della detenzione amministrativa – si legge ancora nel Rapporto – sembra quindi perseguire non tanto finalità di contrasto all’immigrazione irregolare, quanto una funzione simbolica di ‘confinamento’ di un fenomeno nell’ottica di offrire all’opinione pubblica la scena di un suo possibile contenimento”.

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PERSONALE DIMEZZATO – Il personale dedicato ai diversi servizi nei Cara e nei Cda (sanitario, socio assistenziale, informativo, mediazione culturale, ricreativi e legale) “quasi sempre è sottodimensionato” e “nel complesso sembra emergere l’impossibilità di garantire nelle strutture di grandi dimensioni (Bari, Crotone, Foggia, Caltanissetta) o in quelle ricavate in edifici non adatti come Gorizia percorsi individuali di informazione, protezione e assistenza per tutti gli ospiti”.

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CONVENZIONE PER LA GESTIONE DEL CARA DI MEZZANONE – A dicembre 2009 era stata firmata una nuova proroga, tra Prefettura di Foggia e Croce Rossa Italiana, relativamente alla convenzione per la gestione del Cara (Centro di Accoglienza) di Borgo Mezzanone. La proroga consentirà la prosecuzione del servizio almeno fino ai primi di febbraio 2010 (dunque scaduta=, mentre era prevista per metà gennaio la firma finale per l’assegnazione della gestione. Il bando per il servizio di gestione del Cara di Mezzanone venne redatto infatti nel dicembre del 2008: al tempo fu la Cri ad avanzare una proposta per l’affidamento del servizio, come altre associazioni del territorio. La Cri non si aggiudicò inizialmente il bando e fece per questo ricorso al Tar Puglia contro la decisione stanziata dopo l’emissione della gara. Ad aprile 2009 il cambio nella gestione del Cara, gestione che continua ad affidata tramite delle proroghe per ora temporanee. Nel giugno 2009 la nuova gara d’appalto, conclusasi con l’affidamento del servizio al nuovo gestore Connecting People, che avrebbe reso instabile il posto di una cinquantina di precari della Cri, in attesa di una stabilizzazione finale. Soddisfazione dalla Fp Cisl: apprezzamento dalla Cisl per la proroga della convenzione tra Prefettura e Croce Rossa Italiana per la gestione del Cara di Borgo Mezzanone. “A seguito della mobilitazione dei lavoratori, il Prefetto di Foggia, Antonio Nunziante, ha mantenuto l’impegno – rileva il segretario generale della Fp Cisl di Foggia, Giovanni Dalessandro – di concedere un prolungamento di un mese del rapporto di lavoro. E’ stato così evitato l’immediato licenziamento, a partire dal 1 gennaio 2010, degli oltre trenta addetti in carico alla Croce Rossa, che non è risultata aggiudicataria della gara per la gestione del Cara per i prossimi anni”.

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LA SITUAZIONE NEL CAMPO PROFUGHI DI BORGO MEZZANONE – Come segnalato in anteprima su Stato, sono state riattivate dal 24 dicembre (in successione) le due caldaie che consentono attualmente il funzionamento del riscaldamento al campo profughi di Borgo Mezzanone. La notizia è stata comunicata dalla Prefettura di Foggia, dopo una segnalazione di un responsabile del centro Migrantes di Manfredonia, padre Arcangelo Maira, che avevasegnalato infatti come i profughi residenti nel campo della borgata foggiana (all’incirca 170) erano rimasti per circa 11 giorni ” al freddo”, a causa della mancanza di un servizio di manutenzione sulle strutture relative. Ogni stanza del campo profughi sarebbe dotata infatti di un climatizzatore per consentire il riscaldamento dell’ambiente relativo. Già da alcuni giorni la Prefettura aveva comunicato che si sarebbe attivata per la regolarità del servizio. Le rimostranze principali dai responsabili del centro di Manfredonia arrivarono per la “mancata celerità degli operatori di Foggia nell’intervenire per consentire il riscaldamento degli ambienti nel campo”. Dalla Prefettura di Foggia la conferma a Stato che gli operatori della Cri si sarebbero “subito attivati” per la manutenzione del servizio, per garantire un’assistenza continua ai residenti nel campo. Va ricordato come nello stesso centro di accoglienza sia presente un bambino di soli 4 mesi, oltre al fatto che proprio per le condizioni climatiche ‘fin troppo avverse’ (eufemismo) un giovane ivoriano del campo di Arpinova era deceduto qualche settimana fa per assideramento corporeo.

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LE PROTESTE DEGLI IMMIGRATI AD OTTOBRE 2009- REAZIONI CONTRO LA SITUAZIONE DI ‘LIMBO GIURIDICO – UN gruppo di extracomunitari accolti, in passato, nel Cara di Borgo Mezzanone (gruppo prevalentemente di origine nigeriana) ha protestato lo scorso 15 ottobre per le vie della piccola borgata rurale contro la passata situazione di “limbo giuridico” cui sarebbero costretti gli stessi immigrati, in attesa, al tempo, che la Commissione Territoriale di Foggia si pronunci sullo “status di rifugiato” degli stessi. Per gli immigrati terminò infatti il limite massimo di 6 mesi, limite entro il quale gli stranieri aspettavano di ricevere una risposta di accoglimento, o meno, della loro richiesta di asilo. Per il momento, in attesa di una risposta definitiva della Commissione Territoriale foggiana (con competenza sulle domande presentate nelle province di Foggia e Barletta-Andria-Trani), gli ex ospiti del Cara non ricevettero nè assistenza, nè tantomeno dimora nel Cara (Centro accoglienza e residenza Asilo) di Borgo Mezzanone.

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L’IMPORTANZA DELLE COMMISSIONI TERRITORIALI PER IL RICONOSCIMENTO DELLO STATUS: Si ricorda che le Commissioni Territoriali sono addette all’esame delle istanze di riconoscimento dello “status di rifugiato” presentate nelle circoscrizioni territoriali. In precedenza, la Commissione unica competente a livello nazionale non consentiva un adempimento veloce delle procedure: tra la presentazione dell’istanza e l’effettiva decisione passava troppo tempo.Con la legge Bossi-Fini (n. 189/2002) e il relativo regolamento di attuazione (dpr n. 303/2004) sono state istituite sette Commissioni territoriali per il riconoscimento dello “status di rifugiato”: Gorizia, Milano, Roma, Foggia (competenza sulle domande presentate nelle province di Foggia e Barletta-Andria-Trani), Siracusa, Crotone e Trapani. Con decreto legislativo (n. 25 del 28 gennaio 2008) e con il relativo decreto ministeriale di attuazione del 6 marzo 2008, sono state individuate, complessivamente, 10 commissioni territoriali, con sedi , quindi, in aggiunta a quelle già presenti: Torino, Bari e Caserta. La legge prevede che la Commissione territoriale provveda all’audizione del richiedente entro 30 giorni dalla trasmissione dell’istanza fatta dalla Questura e che la decisione venga poi adottata entro i successivi 3 giorni. Per la procedura per l’esame della domanda di protezione internazionale: Una volta ricevuta l’istanza di protezione internazionale, il Questore provvede alla trasmissione degli atti alla commissione territoriale competente. La stessa commissione provvede in seguito al colloquio con il richiedente entro 30 giorni dal ricevimento della domanda e adotta la decisione entro i 3 giorni feriali successivi. Se la stessa commissione, “per la sopravvenuta esigenza di acquisire nuovi elementi, non abbia potuto adottare la decisione entro i termini di cui sopra, informa del ritardo il richiedente e la questura competente. Nei soli casi previsti dall’art. 21, ossia nelle ipotesi di trattenimento in un centro di identificazione ed espulsione”, la commissione territoriale provvede all’audizione entro 7 giorni dalla ricezione della domanda da parte della questura e adotta la decisione entro i successivi 2 giorni.

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PERIODO MASSIMO DI 18 MESI NEI CARA – LA Corte di giustizia ha fissato in 18 mesi, con una sentenza dello scorso 2 dicembre, il periodo massimo di trattenimento di un qualsiasi immigrato irregolare prima del suo allontanamento. Un termine (ordinario di 6 mesi, prorogabile fino ad un anno e mezzo) trascorso il quale lo stesso extracomunitario dovrà essere liberato “immediatamente”, anche nel caso di una mancata attestazione di documenti, di alloggio, o di mezzi di sussistenza “propri o fortiniti” dallo Stato (fonte: Sole 24ore). Neppure l’esistenza di un comportamento aggressivo, sostiene la Corte, può consentire di “superare” il periodo fissato, dopo quanto disposto dalla direttiva 2008/115 del 16 dicembre 2008. La Corte ha sottolineato inoltre l’effetto retroattivo della direttiva, in base al quale nel “conteggio dei giorni” deve essere compreso anche il periodo di trattenimento trascorso nel centro di accoglienza durante una procedura avviata in precedenza all’applicabile regime previsto dalla norma comunitaria. E’ stato fissato al prossimo 24 dicembre 2010 il termine ultimo per la trasposizione negli ordinamenti interni. Lo stato italiano risulta ancora “non allineato” fra i paesi interessati alle nuove normative. Importante anche i termini per la richiesta di asilo: il periodo che l’immigrato ha trascorso in un centro d’accoglienza, in attesa di avere risposte sulla domanda d’asilo, non potrà infatti essere considerao. In ogni modo, sempre entro i 18 mesi lo Stato dovrà obbligatoriamente fornire una risposta al diretto interessato, nel caso lo stesso abbia impugnato il decreto di espulsione. Possibili le proroghe, rispetto al termine ordinario di sei mesi, ma solo fino al limite dei 18 mesi “nel caso ci sia la prospettiva di un accordo di riammissione in un paese terzo” (anche se non necessariamente quello di provenienza). I 18 mesi non si possono “sforare” neanche nel caso di un immigrato con comportamento aggressivo nello stesso centro d’accoglienza.

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PER CONCLUDERE: IL CASO DELLE LINEE AUTOBUS PER SOLI IMMIGRATI – I richiedenti asilo e gli abitanti del borgo rappresentarono, nello scorso aprile, una popolazione eccessiva per la linea 24 dell’Ataf, l’azienda trasporti automobilistici di Foggia. La situazione era diventata insostenibile da circa sette mesi – da quando cioè il numero degli immigrati nel centro era raddoppiato, nonostante l’esistenza, da due anni, di una navetta che collega il Cara alla stazione di Foggia, 24/1. Gratuita e destinata proprio agli immigrati. Ma ormai la navetta non basta più, e spesso gli immigrati vanno a piedi fino a Borgo Mezzanone per aspettare l’altra linea – la 24 – e può capitare che riempiano l’intero autobus. L’ultimo episodio avvene proprio nello scorso marzo: l’autista della linea 24 fu costretto a fermarsi con la sua linea perché l’autobus era sovraffollato e a terra erano rimaste diverse donne di Borgo Mezzanone che dovevano andare a Foggia per fare la spesa. Da qui le lamentele degli abitanti del borgo. La scelta del Comune, dell’Ataf e della Prefettura fu quella di potenziare la linea 24/1, quella che porta gli immigrati dal centro alla stazione. Ma anche di diversificare il capolinea: quello per il campo si fermerà alla stazione di Foggia, quello che parte da Borgo Mezzanone in una via del centro.

2 commenti su "MsF: ‘C.a.r.a. Foggia come il carcere’"

  1. Questo è il posto dove ho trascorso 8 mesi che ho detto la verità Ma le persone sono abbastanza gentili, come l’assistenza sociale Rita grasie a tutti i lavoratori a c.a.r.a byy

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