Cronaca

Foggia, omicidi ‘Vodola-Mangini’: fermati gli esecutori


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funerali_mafiaFoggia – ARRESTATI dai carabinieri del Comando provinciale di Foggia (nucleo operativo-investigativo, da coordinamento del comandante A.Diomeda e del capitano C.Bucci) i due presunti autori degli omicidi di mafia, avvenuti nei centri di Manfredonia e Carapelle, tra il 2000 e il 2001. I due uomini sono stati arrestati in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Bari Giulia Romanazzi, su richiesta della Procura distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, del Pm Domenico Seccia. In particolare, gli arresti fanno riferimento a due pregiudicati pugliesi: il 32enne originario di Manfredonia, Angelo Gioacchino Grilli, affilliato del clan Libergolis, e il 51enne di Foggia, Raffaele Tolonese, elemento ritenuto vicino al clan Prencipe-Trisciuoglio. Ambedue gli arresti sono stati eseguiti dai militari del reparto operativo del Comando provinciale di Foggia emesse dal Gip di Bari su richiesta della Procura distrettuale Antimafia di Bari. I provvedimenti sono stati eseguiti dai Carabinieri di Foggia, con la collaborazione dell’Arma del luogo, a Formigine (MO) e Siracusa.

L’OMICIDIO DI MANGINI – I RIFORNITORI DI CERIGNOLA – IL pregiudicato di Manfredonia, A.G.Grilli, affilliato del clan Libergolis, è stato accusato della morte di Matteo Mangini (della famiglia di Manfredonia, soprannominata Sansone), uomo ucciso a colpi di pistola, la sera del 2 settembre 2001, a soli 20 anni, perchè appartenente al gruppo malavitoso legato, al tempo, al mercato delle sostanze stupefacenti e in opposizione al clan dei Li Bergolis (che avevano la gestione dei traffici nel territorio, con relativi guadagni, e che ‘mal digerirono’, al tempo, gli acquisti di droga, fatti dei Mangini, “oltre Manfredonia’ – vedi nota in seguito). Le indagini degli inquirenti hanno fatto emergere a carico di Grilli un “plausibile quadro di qualificata probabilità di colpevolezza” in relazione all’omicidio di Matteo Mangini. L’approfondimento investigativo, anche sulla base delle risultanze processuali dell’inchiesta “Iscaro-Saburo” (Sentenza Bellotti – rito abbreviato e Sentenza Barbarino – rito dibattimentale), hanno fatto emergere nuovi elementi che hanno individuato proprio in A.G.Grilli l’esecutore materiale dell’omicidio del 20enne Mangini. L’agguato ai danni di Mangini avvenne alle 20.20 circa; nell’occasione si parlò di due killer che, a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata, spararono una ventina di colpi di arma da fuoco. Mangini venne raggiunto in numerose parti del corpo da sette colpi di pistola di diverso calibro sparati da distanza ravvicinata. Mangini lasciò la moglie, appena ventenne, e un figlio di poco più di un anno. Grilli sarebbe stato ritenuto il secondo uomo, che sedeva dietro, la motocicletta. Alla guida probabilmente un parente dei Libergolis. Nello stesso posto, il 22 marzo del 2000, Lorenzo Ferrandino, di 23 anni, cognato di Matteo Mangini, fu ucciso con colpi di fucile da persone rimaste tuttora non identificate. E ancora, il 29 ottobre 2000, in pieno centro, venne ucciso il fratello di Lorenzo: Matteo Ferrandino. Poi, il 2 settembre, sarà la volta di Mangini.

GLI ULTIMI OMICIDI TRA I CLAN DELLA FAIDA – LA VENDETTA PER L’AGGUATO A BARBARINO E SANTORO – Fra gli ultimi omicidi legati alla storica lotta fra i componenti della Faida del Gargano e correlati all’assassinio di Mangini: Michele Alfieri, 35enne di Monte Sant’Angelo, appartenente ad una delle famiglie della Faida (Li Bergolis-Romito/Alfieri-Primosa, che dal 1978 ad oggi ha originato la morte di circa 35 persone)**, ammazzato il 14 gennaio del 2010 a Monte Sant’Angelo, nei pressi del Bar Byron di via Manfredi, con sei i colpi di pistola (calibro 9 Corto) sparati dai killer (probabilmente due) in pieno volto. Fra le piste seguite dagli inquirenti per la morte di Alfieri quella di un omicidio in risposta alla morte di Ciccillo Li Bergolis il 67enne Francesco Libergolis, detto “u Calcarùle”, esponente di spicco della famiglia omonima della Faida del Gargano, freddato lo scorso 26 ottobre, poco prima delle undici di sera, nei pressi del suo deposito di attrezzi agricoli in agro di Monte Sant’Angelo, con colpi al torace sinistro, con un colpo di fucile caricato a pallini, e 6 colpi di pistola calibro 9×21 al volto, chiaro sintomo di esecuzione mafiosa. Libergolis era stato per diverso tempo a capo dell’omonimo clan opposto a quello dei Primosa-Alfieri. Il fratello di Francesco, Pasquale, che divideva con Ciccillo il comando del clan malavitoso, venne ucciso, nello scorso giugno del ‘95, a colpi di fucile, grosso modo secondo le stesse dinamiche delittuose subite dal fratello Francesco. Dieci anni dopo, maggio 2005 , Francesco Libergolis viene arrestato, dai carabinieri del territorio, all’interno di una masseria. Michele Alfieri appartiene alla famiglia nemica dei Li Bergolis e nel 1992 (appena minorenne) uccise Matteo, figlio di Ciccillo, per vendicare l’omicidio di suo padre Peppino ammazzato, insieme allo zio Pietro, nel marzo del 89.Dopo l’arresto Alfieri confessò il delitto e fu condannato. Agli inquirenti raccontò di aver ucciso l’uomo per vendicare l’omicidio di suo padre.

L’AGGUATO A BARBARINO – LA PARALISI – IL SUCCESSIVO OMICIDIO E LA VENDETTA – IL pregiudicato immobilizzato su una sedia a rotelle, il 28enne di Manfredonia Andrea Barbarino, venne ferito mortalmente alla schiena da tre dei quattro colpi di fucile a canne mozze sparati da una moto in corsa, sulla quale c’erano due sicari, poichè ritenuto vicino al clan mafioso Libergolis e, secondo la procura antimafia di Bari, un personaggio ‘minore’ tra quelli affiliati ai clan coinvolti nella sanguinosa faida del Gargano. Il pregiudicato ucciso era costretto su una sedie a rotelle per le ferite riportate in un agguato subito nel 2003, assolto in precedenza al termine del maxi processo scaturito dall’operazione ‘Iscaro-Saburo’ che nel giugno 2004 portò all’arresto di oltre 100 persone. Il 2 ottobre 2000 Barbarino sfuggì ad un agguato assieme al suo Michele Santoro, poi ucciso nel 2003. All’epoca imperversava la ‘guerra’ tra il clan Libergolis (al quale tutti e due erano ritenuti affiliati) e la famiglia Mangini. In risposta all’agguato – secondo gli investigatori – furono assassinati due esponenti del clan Mangini: il 29 ottobre 2000 venne ucciso Matteo Ferrandino, mentre Matteo Mangini (per il quale è stato arrestato, come detto, il 32enne di Manfredonia, Angelo Gioacchino Grilli, mentre era stato già condannato all’ergastolo dalla Corte di Assise di Foggia il 07 marzo del 2009 Franco Libergolis, attualmente latitante, ritenuto il mandante del fatto di sangue, con Grilli esecutore materiale del delitto) venne assassinato il 2 settembre 2001 a soli 20 anni, nel rione Monticchio (sotto i portici nei pressi di un bar locale e di ex boutique di abbigliamento per bambini: ‘La Coccinella’). Da ricordare, prima dell’omicidio di Barbarino, l’agguato al 43enne allevatore sipontino Franco Romito, causa, secondo gli inquirenti, dell’agguato successivo ai danni di Barbarino. Romito venne assassinato lo scorso 21 aprile 2009, quando percorreva assieme al suo autista personale, il 64enne Giuseppe Trotta (rimasto anch’egli assassinato), viale degli Eucalipti, piccola stradina di campagna sita in località Siponto. Sul fatto la presunta mano dei Libergolis, un clan mafioso al quale Romito era stato accusato di appartenere prima di essere assolto anche in appello dai reati di associazione mafiosa, traffico di droga e duplice omicidio. Secondo gli investigatori, i Libergolis potrebbero aver assassinato il loro ex alleato dopo che questi era tornato in libertà (nel giugno 2008) e dopo aver scoperto, leggendo gli atti del processo a loro carico, che Romito li aveva ‘venduti’ perché era un confidente dei carabinieri.

La conferenza stampa a Bari

La conferenza stampa a Bari

OMICIDIO VODOLA – IL secondo pregiudicato arrestato sarebbe coinvolto nell’omicidio di Francesco Vodola, detto ‘Ja Ja’, ucciso a Carapelle la sera del 27 novembre del 2000 (con 5 colpi di pistola calibro 7.65) per contrasti sorti negli ambienti della criminalità foggiana per il controllo delle estorsioni. Sull’arresto di Vodola persisterebbe il segreto istruttorio (329 c.p.p) imposto dalla Procura della Repubblica di Foggia. L’omicidio di Vodola è scaturito nell’ambito di motivazioni legate all’ambiente delle estorsioni. Vodola avrebbe infatti ‘dato fastidio’ a personaggi sotto la protezione della cd ‘Società’ (mala) foggiana. L’uomo arrestato per l’omicidio di Vodola, R.Tolonese, sarebbe stato ritenuto un elemento di vertice del clan Prencipe-Trisciuoglio. Si ricorda che lo scorso 30 agosto del 2002 fu ucciso a Foggia, zona del Carmine Vecchio, nella sua impresa di pompe funebri, Luigi La Daga di 30 anni, socio e amico dello stesso Raffaele Tolonese. Tolonese è al momento detenuto nella Casa Circondariale di Siracusa. Le indagini dei carabinieri hanno consentito di ricondurre la causale del delitto ad un contrasto insorto tra lo stesso Vodola ed ambienti della criminalità organizzata foggiana, a seguito di una estorsione che la vittima, residente e dimorante a Carapelle (FG), aveva cercato di perpetrare nella città di Foggia. L’attività investigativa è stata avvalorata dalle recenti dichiarazioni di due “collaboratori di giustizia”, che con le loro propalazioni hanno fornito quegli spunti utili a consentire la ricostruzione delle vicenda delittuosa e l’avvio delle nuove indagini. Notevole valore indiziario hanno altresì assunto gli esiti di attività tecniche eseguite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo che hanno individuato in Tolonese, oltre ogni ragionevole dubbio, “l’esecutore materiale dell’omicidio di Vodola”.

L’IMPORTANZA DELLE DUE ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE EMESSE – Le indagini effettuate e il provvedimento cautelare emesso rivestono particolare importanza, sia per lo spessore criminale di Tolonese (considerato killer spietato della malavita foggiana) sia perché l’omicidio in questione si inserisce in un periodo storico, tra il 1998 ed il 2000, segnato da una cruenta guerra di mafia nella città di Foggia (tra il clan Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese da una parte ed il clan Sinesi-Francavilla dall’altra), che fece registrare numerosi omicidi e tentati omicidi.

LA CONFERENZA STAMPA – ULTERIORI PARTICOLARI – Stamane, nella Sala Conferenze del Comando Provinciale Carabinieri di Bari, con sede in Lungomare Nazzario Sauro, si è svolta la conferenza stampa del Dott. Antonio Laudati, Procuratore Capo della Repubblica di Bari, con la partecipazione del Comandante Provinciale Carabinieri di Foggia, Antonio Diomeda,, il Comandante del Nucleo Investigativo Cap. Cleto Bucci, dei Sostituti Procuratori Domenico Seccia e Lorenzo Lerario. I provvedimenti sono stati eseguiti dai Carabinieri di Foggia, con la collaborazione dell’Arma del luogo, a Formigine (MO) e Siracusa. Nel corso della conferenza stampa è emerso come “alla base dell’omicidio di Mangini” andrebero correlati dei contrasti sorti, fra i clan della Faida del Gargano, nei traffici illeciti del mercato degli stupefacenti. Secondo le indagini, i Mangini (di Manfredonia) acquistavano la merce (la droga) “da fornitori di Cerignola”, nonostante la gestione dei traffici nel centro sipontino, e a Monte Sant’Angelo, era sotto l’egida della famiglia Libergolis. Secondo le indagini, i Mangini si sarebbero rivolti ‘fuori piazza’ (Cerignola) dopo aver giudicato ‘non ottimale’ la merce dei fornitori ‘di casa’. Da questi contrasti sarebbero sorti in seguito gli omicidi di Ferrandino, l’agguato di Barbarino (poi ucciso nel 2009). Fra le operazioni legate al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nell’area di Manfredonia (snodo importante dei traffici della Capitanata), da ricordare l’operazione Pit Bull, con l’arresto di 22 persone. L’indagine (dal soprannome di De Luca) portò alla scoperta di circa 1600 episodi di cessioni, e partì dopo un primo sequestro di eroina, avvenuto sul molo di Manfredonia, a carico di due indagati, Angelo De Luca e Paolo Andretti, entrambi pescatori (fonte: Repubblica.it). Grazie a delle intercettazioni si comprese il coinvolgimento ed il ruolo ricoperto all’interno della “rete” da diverse persone, tra i quali S.M. (fonte: Repubblica di Bari), che riforniva gli “spacciatori minori” fra cui M.P., 61enne, sarto che “approfittava della sua professione per criptare le richieste di droga utilizzando termini specifici del suo lavoro”.

** UNA LOTTA NATA OLTRE 30 ANNI FA – “Il primo seme dell’ odio tra le due famiglie di allevatori che da decenni si spartiscono il predominio illecito del territorio garganico, le famiglie Libergolis e PrimosaAlfieri, fu sparso il 30 dicembre del 1978, quando fu ucciso Lorenzo Ricucci e ferito suo figlio Salvatore. La vittima, vicina a Raffaele Primosa, aveva appena avuto un litigio con la famiglia Libergolis per un pascolo abusivo di bestiame. (…) Una storia che è un vero e proprio bollettino di guerra con un numero impressionante di sparatorie, ferimenti, denunce, omicidi ( …), cruente vendette. Come nel settembre del ‘92, quando i sicari si spostarono fino a Nova Milanese per uccidere il figlio di Raffaele Primosa, Nicolino. Fino ad allora soci in affari, da quel giorno le strade dei Libergolis e dei Primosa si sarebbero divise per sempre. Finanche il 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, le strade del cimitero del paese sarebbero state percorse ora dai Libergolis ora dal clan avverso, ma in momenti rigorosamente separati e concordati di volta in volta, onde evitare che le due famiglie potessero incontrarsi. Negli anni la faida assunse proporzioni gigantesche, estendendosi fino a coinvolgere almeno venti famiglie e centinaia di persone. (Archivio La Repubblica).

Foggia, omicidi ‘Vodola-Mangini’: fermati gli esecutori ultima modifica: 2010-03-03T15:09:53+00:00 da Girolamo Romussi



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