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AGGUATO Nipote del boss ucciso a Bari, ora si teme una guerra di mafia tra i clan

L’uccisione di Raffaele (detto Lello) Capriati fa capire che la tregua tra clan è saltata

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
3 Aprile 2024
Cronaca // L'inchiesta //

BARI – A Bari ora si teme una nuova guerra di mafia. L’uccisione, la sera di Pasquetta, di Raffaele (detto Lello) Capriati, figlio di Sabino e nipote del boss indiscusso di Bari Vecchia Antonio Capriati, fa capire che la tregua tra clan è saltata.

Le modalità dell’agguato lasciano poco spazio ad altre interpretazioni: quello di Lello Capriati è chiaramente un agguato in stile mafioso.

Il 39enne era in auto quando è stato avvicinato da una moto, probabilmente con due persone a bordo, che gli hanno sparato per tre volte alla testa ed una alla spalla. Poi sono fuggite. Non hanno lasciato tracce, neppure bossoli. Per uccidere hanno usato un revolver.

E fino a quando il medico legale, Francesco Vinci, non eseguirà l’autopsia non si saprà neppure il calibro dell’arma utilizzata.

Sul delitto indaga la polizia che ha compiuto perquisizioni. Lello Capriati era stato scarcerato a fine agosto 2022 e il suo ritorno in libertà era stato accolto a Bari Vecchia da festeggiamenti, fuochi d’artificio e video sui social.

Era stato condannato a 17 anni per concorso nell’omicidio del 16enne Michele Fazio, ucciso per errore nella faida tra i clan mafiosi Capriati e Strisciuglio mentre rientrava a casa, nel cuore di Bari Vecchia, il 12 luglio 2001.

A sparare per errore al ragazzino fu Leonardo Ungredda (ucciso nel 2003). Per il delitto furono condannati altri componenti del commando, Raffaele Capriati (ucciso ieri) e Francesco Annoscia, rispettivamente a 17 anni e a 15 anni e 8 mesi, e Michele Portoghese, all’epoca 17enne.

PH GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, AGGUATO LELLO CAPRIATI
PH GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, AGGUATO LELLO CAPRIATI

Lo scopo del commando era vendicare l’uccisione di Francesco Capriati, 24 anni, altro nipote del boss ‘Toninò, ucciso due settimane prima, il 29 giugno. Il loro obiettivo era Marino Catacchio, 31 anni (assassinato nel 2008), che loro ritenevano l’autore del delitto.

Non trovando Catacchio, decisero di far fuori Vito De Felice contro il quale Ungredda sparò, ma il proiettile colpì alla testa il ragazzino.

La famiglia di Lello Capriati è già stata vittima di agguati e una prova è il dolore espresso sui social dai figli (Sabino e Christian) e dai parenti. Il 21 novembre del 2018, nel rione Japigia di Bari, davanti alla moglie e al figlio, fu ucciso Domenico Capriati, fratello di Lello.

Secondo gli investigatori Lello potrebbe aver preso il posto del fratello nella gestione degli affari di famiglia, in qualche modo legati al mondo delle discoteche.

Sullo sfondo resta il dolore dei genitori di Michele Fazio, Pinuccio e Lella, protagonisti dell’antimafia sociale, che hanno deciso di non rilasciare dichiarazioni e chiedono di “vivere serenamente» la loro vita «privata, familiare e associativa».

Intanto il prefetto ha convocato per giovedì prossimo una riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza, mentre il sindaco, Antonio Decaro, sottolinea che «la città non può vivere nel terrore dell’attesa di un regolamento di conti tra clan. È importante agire subito per bloccare qualsiasi potenziale recrudescenza».

Fonti verificate: GAZZETTADELMEZZOGIORNO //

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