Manfredonia

Diversamente abili: “problema che affigge la nostra città” (XXXI)


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Manfredonia – UN importante problema che affligge la nostra società è senza dubbio quello della tutela di una fascia di popolazione poco fortunata che ogni giorno si trova a dover lottare per avere una qualità di vita degna di un essere umano. Parliamo dei diversamente abili.

Questo settore della società purtroppo ogni giorno si trova a dover affrontare gravi problemi causati, per esempio, dalla discriminazione dovuta ad una profonda ignoranza che purtroppo ancora esiste e si fa fortemente sentire. Un grosso problema che affligge le comunità disabili e di cui molto spesso sentiamo parlare in emissioni radio, programmi televisivi o leggiamo su articoli di giornale e riviste è quello delle barriere architettoniche. In effetti, purtroppo ancora in troppi luoghi del pianeta e anche in città considerate all’avanguardia mancano le strutture adatte per permettere ai disabili libertà di movimento e una certo grado di autosufficienza.

Lo spirito riformatore che informa la L.328/00 o “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e il conseguente D.P.R. 3/5/01 “Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003” discende e al tempo stesso contribuisce a un’evoluzione culturale della società affermando per la generalità degli individui il diritto al “benessere sociale”. Le rinnovate politiche di “welfare plurale”, ovvero condivise tra istituzioni, privato sociale, mondo economico e produttivo nel suo complesso, cittadini, mirano ad articolare percorsi di sostegno delle condizioni di fragilità nell’ambito dei servizi rivolti a tutti accanto a interventi specialistici. In tale accezione la promozione dell’inclusione sociale delle persone diversamente abili comporta la convergenza delle azioni settoriali che già la L. 104/92 integrata dalla L. 162/98 contemplava al fine di prevenire o superare situazioni di handicap intese come svantaggio ed emarginazione.

La normativa non deve essere considerata una difficoltà aggiuntiva nella progettazione ma, «occorre chiarire con forza che tutte le prescrizioni legislative derivanti dai numerosi provvedimenti esistenti in materia di superamento delle barriere architettoniche non costituiscono un ulteriore “vincolo” alla buona progettazione.

Si configurano invece come “valore aggiunto” alla stessa finalizzato ad una migliore qualità dell’opera in quanto maggiormente godibile e certamente più sicura». «E’ necessario altresì fare emergere che le prescrizioni e gli obblighi non debbano produrre soluzioni “dedicate” solo alle persone disabili ma devono invece avere come “target” di riferimento l’intera cittadinanza, con conseguenti benefici generalizzati».

Marciapiedi (rif: articoli 5 e 6, D.P.R. 503/96)
Il dislivello, tra il piano del marciapiede e zone carrabili ad esso adiacenti non deve, salvo giustificate eccezioni, superare i 15 cm. La larghezza dei marciapiedi realizzati in interventi di nuova urbanizzazione deve essere tale da consentire la fruizione anche da parte di persone su sedia a ruote. Nelle strade ad alto volume di traffico gli attraversamenti pedonali devono essere illuminati nelle ore notturne o di scarsa visibilità.

Il fondo stradale, in prossimità dell’attraversamento pedonale, potrà essere differenziato mediante rugosità poste su manto stradale al fine di segnalare la necessita di moderare la velocità. Le piattaforme salvagente devono essere comunque accessibili alle persone su sedia a ruote ma è preferibile che alla loro corrispondenza il percorso di attraversamento pedonale sia complanare alla sede stradale.

Percorsi (rif: articolo 4, comma 2.1, D.M. 236/89)
Nello spazio pubblico deve essere sempre garantito almeno un percorso preferibilmente in piano con caratteristiche tali da consentire la mobilità delle persone con ridotte o impedite capacità motorie e che assicuri loro la piena accessibilità, al pari delle persone normodotate, a tutti i punti dello spazio pubblico, con particolare riferimento a tutti gli accessi degli edifici, a tutti gli attraversamenti stradali, alle fermate dei mezzi pubblici e ai parcheggi (salvo nei casi in cui non possa essere che garantita almeno la riserva del 2%).

I percorsi devono presentare un andamento quanto più possibile semplice e regolare in relazione alle principali direttrici di accesso ed essere privi di strozzature, arredi, ostacoli di qualsiasi natura che riducano la larghezza utile di passaggio o che possano causare infortuni. La loro larghezza deve essere tale da garantire la mobilità nonché, in punti non eccessivamente distanti tra loro, anche l’inversione di marcia da parte di una persona su sedia a ruote.

Quando un percorso pedonale sia adiacente a zone non pavimentate, è necessario prevedere un ciglio da realizzare con materiale atto ad assicurare l’immediata percezione visiva nonché acustica se percorso con bastone. Le eventuali variazioni di livello dei percorsi devono essere raccordate con lievi pendenze ovvero superate mediante rampe in presenza o meno di eventuali gradini ed evidenziate con variazioni
cromatiche. Le intersezioni tra percorsi pedonali e zone carrabili devono essere opportunamente segnalate anche ai disabili visivi. Il percorso pedonale deve avere una larghezza minima di 90 cm; deve però prevedere, al fine di consentire l’inversione di marcia da parte di persona su sedia a ruote, allargamenti del percorso da realizzare in piano almeno ogni 10 m di sviluppo lineare. (……)

La pendenza trasversale massima ammissibile è dell’1% (art. 8.2.1, D.M. 236/89). Questo punto richiede una riflessione specifica, perché la pendenza trasversale di un percorso può essere una barriera difficile e pericolosa da superare per il disabile su sedia a rotelle. E’ vero che non sempre è possibile rimanere con assoluto rigore entro l’un per cento trasversale; però questo è un obbiettivo da avvicinare il più possibile con qualsiasi artificio perché può davvero generare situazioni di grande scomodità e di pericolo, sia per i disabili in piena autonomia che per quelli accompagnati.

Per pavimentazione antisdrucciolevole si intende una pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della British Ceramic Research Association Ltd.
(B.C.R.A.) Rep. CEC. 6-81, sia superiore ai seguenti valori:
– 0,40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta;
– 0,40 per elemento scivolante gomma dura standard su pavimentazione bagnata.

I valori di attrito predetto non devono essere modificati dall’apposizione di strati di finitura lucidanti o di protezione che, se previsti, devono essere applicati sui materiali stessi prima della prova. Le ipotesi di condizione della pavimentazione (asciutta o bagnata) debbono essere assunte in base alle condizioni normali del luogo ove sia posta in opera.

Gli strati di supporto della pavimentazione devono essere idonei a sopportare nel tempo la pavimentazione ed i sovraccarichi previsti nonché ad assicurare il bloccaggio duraturo degli elementi costituenti la pavimentazione stessa. Gli elementi costituenti una pavimentazione devono presentare giunture inferiori a 5 mm, stilate con materiali durevoli, essere piani con eventuali risalti di spessore non superiore a mm 2.

Queste norme, desunte dal D.M. 236/89, sembrano riferirsi esplicitamente a tipiche pavimentazioni da ambiente coperto. L’impiego dei materiali correntemente impiegati nello spazio pubblico, siano essi asfalti o prodotti in calcestruzzo e materiali lapidei, fanno correre quasi automaticamente il rischio di non potere rientrare nella norma di legge. L’obiettivo è quello di rispettare o avvicinarsi il più possibile ai valori richiesti, sapendo che scelte diverse possono sicuramente prevalere sulla sistemazione di uno spaziopubblico, purché sia sempre garantita una porzione utile al percorso delle persone diversamente abili che abbia delle caratteristiche prossime a quelle descritte.

E’ poi da ricordare che eventuali differenze di livello devono essere contenute ovvero superate tramite rampe con pendenza adeguata in modo da non costituire ostacolo al transito di una persona su sedia a ruote. Infine, e soprattutto nel caso di ampie superfici pedonali senza riferimenti volumetrici e/o altimetrici, in cui domini una tipologia di pavimentazione monotona e monocroma, è preferibile provvedere ad una chiara individuazione degli eventuali percorsi di maggiore significato, mediante una adeguata differenziazione nel materiale e nel colore delle pavimentazioni che identifichi il percorso stesso.

Rampe (rif: articolo 4, comma 1.11, D.M. 236/89)
Parcheggi (rif: articolo 4, comma 2.3, D.M. 236/89 e articoli 10 e 11, D.P.R. 503/96)

Abbattimento delle barriere percettive per i disabili visivi
Nel panorama normativo italiano le prescrizioni riguardanti la mobilità e l’autonomia delle persone con disabilità visive sono comprese o comunque inserite in direttive e regolamentazioni di carattere generale.

Ad esempio il Codice della Strada (D.Lgs. 285/92), che all’articolo 40, comma 11, recita: “Gli attraversamenti pedonali devono essere sempre accessibili anche alle persone non deambulanti su sedia a ruote; a tutela dei non vedenti possono essere collocati segnali a pavimento o altri segnali di pericolo in prossimità degli attraversamenti stessi”. Oppure il D.P.R. 503/96 che, all’art.4 (spazi pedonali), ricorda che: “I progetti relativi agli spazi pubblici e alle opere di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale devono prevedere almeno un percorso accessibile in grado di consentire … l’uso dei servizi, le relazioni sociali e la fruizione ambientale anche alla persone con ridotta capacità motoria e sensoriale”, comprendendo dunque, implicitamente, i non vedenti e ipovedenti nella categoria di persone con ridotta capacità sensoriale. E ancora, come fonte normativa originaria, il D.M.236/89 che, all’articolo 4.2.1 (spazi esterni – percorsi), indica che “quando un percorso pedonale sia adiacente a zone non pavimentate è
necessario prevedere un ciglio da realizzarsi in materiale atto ad assicurare l’immediata percezione visiva nonché acustica se percosso con bastone”, che “le eventuali variazioni di livello dei percorsi devono essere raccordate con lievi pendenze ovvero superate mediante rampe in presenza o meno di eventuali gradini ed evidenziate con variazioni cromatiche” e infine che “le intersezioni tra percorsi pedonali e zone carrabili devono essere opportunamente segnalate anche ai non vedenti”.

Esempi da manuali

Alla luce di quanto riportato, perché a Manfredonia si sono appena realizzati questi marciapiedi?


E’ solo una questione di stile.

(A cura di Carleo Santi Pinto)

fonti:
Manuale per l’abbattimento delle barriere architettoniche (Mangiulli, Marzan, Massa, Orsini) psicpedagogia.6forum.info
Progettare per tutti (Vescovo) A. Zampetti srl

Diversamente abili: “problema che affigge la nostra città” (XXXI) ultima modifica: 2013-06-03T11:53:38+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Rick

    vero questi sono quelli fatti qualche giorno su corso roma angolo via del rivellino e la parallela per accedere ai locali posti nelle vicinanze…… ma stem a manfredonia è tutto uno scempio


  • mattia

    SCIALE DELLE RONDINELLE E’ IN FASE DI LOTTIZZAZIONE (DA PIU’DI 30 ANNI)SI DICE CHE 80% DELLA LOTTIZZAZIONE E’ TERMINATA.

    PROVATE A VERIFICARE COME SI DEVE .
    NON PARLIAMO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE.


  • nando

    Invece di abbatterle le barriere le creano. Si può notare dalla prima foto come la realizzazione della salita ha creato un ostacola per la carrozzella che deve proseguire lungo il marciapiede…..ma ietvinn


  • Franco

    Ma quanto scocciate voi disabili, già è troppo quello che hanno fatto per voi! Per colpa vostra non posso più parcheggiare sotto casa perchè c’è lo scivolo! Anzi io parcheggio lo stesso perchè non mi multa nessuno…
    Via del Rivellino è una via per giovani vip, che c’entrate voi?

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