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Ruby, Ghedini: per concussione fatto non sussiste


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Ghedini (gerrypalazzotto@)

MILANO (Reuters) – Secondo l’avvocato Niccolò Ghedini, Silvio Berlusconi deve essere assolto perché il fatto non sussuste relativamente all’accusa di concussione per cui l’ex premier è imputato nel processo Ruby.

“Per noi la soluzione deve essere quella che il fatto non sussiste”, ha detto Ghedini in aula in un passaggio dell’arringa difensiva. In precedenza Ghedini ha detto che la difesa ha avuto nel corso del processo “l’impressione di ingenerare un certo fastidio, che invece la procura non ci pare abbia generato”.

Berlusconi è imputato anche di prostituzione minorile nel processo che potrebbe arrivare a sentenza il prossimo 24 giugno. Lo scorso mese il pm Ilda Boccassini, che rappresenta l’accusa con Antonio Sangermano, ha chiesto una condanna a sei anni di carcere per Berlusconi.

Ghedini ha detto stamane anche che Berlusconi era convinto che Ruby fosse egiziana dato che ne parlò a lungo in un pranzo istituzionale, come riferito da alcuni testi al processo. “Se Berlusconi avesse saputo che era siciliana e figlia di un ambulante ne avrebbe parlato a lungo a un pranzo istituzionale?” si chiede Ghedini.

Il difensore dell’ex premier ha detto di non condividere affatto la requisitoria di Sangermano e Boccassini, soffermandosi anche sulla protesta dei parlamentari Pdl dello scorso 11 marzo, quando decine di esponenti del partito di Belrusconi entrarono in tribunale.

“Non si possono paragonare dei parlamentari a dei facinorosi scalmanati. Questo episodio non centra con il processo” ha detto Ghedini.

Ruby, Ghedini: per concussione fatto non sussiste ultima modifica: 2013-06-03T11:27:00+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Se il corteggiamento ed i pedinamenti diventano insistenti, ciò può configurare un reato penale!

    Cantare una serenata alla donna amata, o insistere nel corteggiarla in pubblico, eventualmente pedinandola, può costituire un reato, quando ciò arrivi a condizionare la tranquillità della vittima.

    La giurisprudenza di oggi è assai attenta al rispetto della “privacy” e così ritiene che un corteggiamento eccessivamente ossessivo e petulante può diventare un reato.

    Secondo un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione, il continuo e insistente corteggiamento, chiaramente non gradito, di una donna, che si manifesti in ripetuti “pedinamenti” e in continue telefonate, fa scattare il reato di molestia (art. 660 cod. pen). La condotta deve essere, infatti, necessariamente “petulante” nonché mossa da un “motivo biasimevole”. Ed evidentemente, la psicosi amorosa viene considerata un motivo biasimevole per il legislatore!

    Affinché possa diventare illecito, il corteggiamento deve essere capace di arrecare molestia e disturbo alla persona offesa, ponendola in una condizione di disagio, alterandone le normali condizioni di tranquillità per esempio, portando la vittima a cambiare l’abituale strada o i posti da essa prima frequentati).

    Inoltre è necessario che il disturbo sia arrecato in primis in un luogo pubblico (o aperto al pubblico, come un cinema, l’androne di un palazzo, la scala comune a più abitazioni, ecc.), oppure attraverso il telefono.

    Il reato in questione può essere commesso sia che l’agente si trovi in luogo pubblico (o aperto al pubblico) mentre la parte lesa in luogo privato (tipico è il caso della serenata sotto un balcone); sia che la molestia venga arrecata da un luogo privato nei confronti di chi si trovi in un luogo pubblico o aperto al pubblico. ( così C. App. Palermo, sent. n. 1606 del 4.06.2012.)

    Il reato può essere realizzato anche con una sola azione sporadica di disturbo e molestia. Non sono quindi necessarie una pluralità di azioni. Così, anche una evidente scritta su un muro, che riporti inequivocabilmente il riferimento alla donna corteggiata, può diventare un reato (oltre ovviamente al conseguente illecito dell’imbrattamento della proprietà privata).

    In sintesi occorre o un atteggiamento di “arrogante invadenza” e di “intromissione continua” e inopportuna nella altrui sfera di libertà o altro biasimevole motivo.

    Non può essere reato invece il caso in cui la condotta consista nell’inviare una mail, un sms o un qualsiasi altra lettera. Essa, infatti, a differenza della telefonata, non comporta alcuna immediata “interazione” tra il mittente e il destinatario e, dunque, alcuna intrusione diretta dell’agente nella sfera della vittima. ( in tal senso Cass. sent. n. 29933 dell’8.07.2010; Cass. sent. n. 11514 del 16.03.2010; Cass. sent. n. 23521 del 22.04.2004.)
    Foggia, 3 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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