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CLEMENTE MASTELLA Clemente Mastella. Ci sono uomini che il tempo non piega

“Il personaggio appartiene alla cronaca. L'uomo appartiene alla memoria."

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
3 Luglio 2026
Politica // Politica Nazionale //

Li attraversano le stagioni, le vittorie e le sconfitte, gli applausi e le contestazioni, ma rimangono fedeli a sé stessi. Perché la loro vera statura non è quella delle cariche ricoperte, ma quella dell’anima.

Dall’incontro di Santa Croce del Sannio, di qualche giorno fa, porto nel cuore una confidenza che ha ulteriormente cambiato il mio modo di guardare Clemente Mastella.

In quel momento non c’erano il sindaco, il ministro, il protagonista di una lunga stagione politica. C’era soltanto un uomo. Un amico.

Con la serenità di chi ha imparato a guardare negli occhi la vita, mi ha confidato di essere malato. Un male difficile, di quelli che impongono viaggi lontani nella speranza di ritrovare la salute e riportano ogni certezza alla sua essenza più profonda.

Quelle parole sono rimaste custodite nel luogo più sacro che esista tra due persone: il silenzio.

Non il silenzio dell’indifferenza, ma quello della fiducia. Perché alcune confidenze non appartengono a chi le ascolta. Appartengono al cuore che le consegna.

Oggi è stato lui stesso, durante l’ingresso del nuovo Arcivescovo metropolita nella Chiesa beneventana Michele Autuoro, in occasione della festa sentitissima in onore della Madonna delle Grazie, a rompere quel riserbo, chiedendo una preghiera.

Non l’ha fatto per suscitare compassione.

L’ha fatto con quella dignità che appartiene agli uomini forti, quelli che sanno che chiedere una preghiera non significa dichiararsi deboli, ma riconoscere che esistono battaglie nelle quali anche il coraggio ha bisogno dell’abbraccio degli altri.

Ed è proprio in quell’istante che ho compreso ancora una volta quanto sia grande la differenza tra il personaggio e l’uomo.

Il personaggio appartiene alla cronaca. L’uomo appartiene alla memoria.

Caro Clemente,

ci sono lettere che non cercano risposte.

Somigliano piuttosto a quelle mani che si poggiano in silenzio sulla spalla di un amico, senza fare domande, senza pretendere parole, semplicemente restando lì.

Questa è una di quelle. L’amicizia è una strada curiosa.

Non si costruisce nei giorni della festa, ma nelle ore in cui il cielo si fa improvvisamente più scuro.

È allora che scopri chi cammina davvero accanto a te.

È allora che i titoli, gli incarichi, i successi e perfino le ragioni lasciano il posto alla sola verità che conta: l’essere uomini.

La malattia ha un linguaggio severo. Spoglia. Ridimensiona. Costringe a guardarsi dentro. Ma possiede anche una strana giustizia: insegna a riconoscere l’amore autentico da quello di circostanza.

Sono certo che attorno a te, oggi, ci siano migliaia di persone che stanno pregando.

Alcune con le parole. Altre con il silenzio. Altre ancora semplicemente pensando a te.

E forse è proprio questa la forma più alta della preghiera: sentirsi parte della vita di qualcuno.

La speranza, sai, non è una promessa. È una scelta.

È decidere ogni mattina di credere che il sole esista anche quando le nuvole lo nascondono.

È continuare a guardare l’orizzonte pur sapendo che la strada sarà lunga.

Per questo non ti dirò di essere forte. Lo sei sempre stato.

Ti auguro, piuttosto, di lasciarti sostenere.

Perché perfino le querce più maestose hanno bisogno della terra che le sorregge.

E quella terra, oggi, è l’affetto della tua famiglia, dei tuoi amici e di una comunità che, al di là delle appartenenze politiche, riconosce nell’uomo una ricchezza che nessuna prova potrà mai cancellare.

Qualcuno ha scritto che gli amici sono gli angeli che ci sollevano quando le nostre ali dimenticano come si vola. Io aggiungo soltanto questo.

Quando attraverserai i giorni più difficili, ricordati che non camminerai mai da solo.

Perché ci sono affetti che non fanno rumore. Non cercano spazio. Non chiedono nulla.

Restano. E restando diventano forza. Noi saremo lì. In punta di piedi.

Con una preghiera nel cuore, con la speranza negli occhi e con quella discrezione che appartiene alle amicizie vere.

Aspettando il giorno in cui potremo ritrovarci ancora, magari nello stesso luogo dove tutto questo è cominciato, per sorridere insieme e dire che anche questa tempesta è diventata soltanto un ricordo.

Con immutato affetto. Perché ci sono uomini che il tempo può mettere alla prova.

Ma non riuscirà mai a piegare.

A cura di Maurizio Varriano.

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"L'estate s'adagia e attende l'inchino del mare." – Giancarlo Stoccoro

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