Foggia, 3 settembre 2026 – Una ricognizione preliminare sul patrimonio edilizio e sul sottosuolo di Foggia riporta l’attenzione sul tema della sicurezza urbana e sulla necessità di conoscere con maggiore precisione ciò che si trova sotto strade, piazze ed edifici della città.
L’indagine, condotta nell’interesse della collettività, raccoglie notizie storiche, segnalazioni e informazioni relative a crolli e dissesti verificatisi nel capoluogo pugliese. Il quadro emerso, ancora provvisorio e da confrontare con dati ufficiali omogenei, suggerisce una possibile incidenza particolarmente significativa di cedimenti strutturali rispetto alla popolazione residente.
Non è tuttavia possibile attribuire con certezza a Foggia il primato nazionale per numero di palazzi crollati senza una verifica basata su statistiche pubbliche, criteri comparabili e documentazione tecnica. Proprio per questo si propone l’apertura di un confronto istituzionale e scientifico che consenta di accertare l’effettiva dimensione del fenomeno.
Nella memoria collettiva rimane soprattutto il tragico crollo del complesso residenziale di viale Giotto, avvenuto nel 1999. Quella vicenda, pur essendo la più conosciuta, non rappresenterebbe l’unico episodio segnalato nella storia recente della città. Ricostruire in maniera rigorosa tutti i casi, individuandone cause, caratteristiche e responsabilità eventualmente già accertate dagli organi competenti, potrebbe offrire indicazioni preziose per la prevenzione.






L’appello alla sindaca
Alla sindaca e all’Amministrazione comunale viene rivolto l’appello a istituire un registro comunale dei sotterranei, delle cavità e dei tunnel, accompagnato da una mappatura tecnica aggiornata e consultabile dagli uffici competenti.
Secondo le testimonianze e le ricostruzioni raccolte, nel sottosuolo foggiano potrebbero essere presenti strutture risalenti a differenti periodi storici: dall’età federiciana agli interventi militari del Novecento, comprese opere associate alle epoche di Cadorna e Diaz e al periodo fascista e bellico. Si parla inoltre di percorsi ancora più antichi, potenzialmente collegati all’area dell’ex campo militare e deposito dei “Cavalli da guerra”, oggi interessata dai Campi Diomedei.
Si tratta di ipotesi che richiedono conferme archeologiche, archivistiche e geologiche. Una ricognizione condotta da professionisti qualificati permetterebbe di distinguere le testimonianze storicamente documentate dalle tradizioni orali e dalle segnalazioni non ancora verificate.
Conoscere per prevenire
La proposta non intende generare allarmismo né stabilire responsabilità senza prove. L’obiettivo è promuovere conoscenza, trasparenza e prevenzione attraverso il coinvolgimento di Comune, Vigili del fuoco, Protezione civile, Soprintendenza, università, ordini professionali e altri organismi competenti.
Un censimento sistematico del sottosuolo potrebbe contribuire alla tutela degli edifici, alla programmazione degli interventi urbanistici e alla valorizzazione dell’eventuale patrimonio storico e archeologico della città.
A cura di Giuseppe Saldutto.


