«Ci sono storie che meritano di essere raccontate prima che il tempo le porti via», mi scrive Francesco A. P. Saggese. Sono del tutto d’accordo con lui, anche perché raccontarle significa, in qualche modo, sottrarle alla caducità del tempo, impedire che cadano nell’oblio.
Ed eccovi la storia di Libera Della Malva: 93 anni trascorsi tutti nella stessa casa del centro storico di Vico del Gargano, tra ricordi, preghiere, pietre consumate e il mondo che, decennio dopo decennio, è inesorabilmente cambiato, cancellando molte tracce del passato.
«I ricordi sono frammenti di vita sottratti al vuoto», scriveva Georges Perec. Quanto è vero. Nel caso di Libera, sono la concreta sopravvivenza del tempo che se n’è andato, l’ultima possibile testimonianza.
Francesco è andato a trovarla insieme a Pasquale D’Apolito. Dall’incontro è nato il racconto che potete leggere o scaricare di seguito, impreziosito dalle toccanti immagini di Pasquale. «Abbiamo ascoltato le sue parole, raccolto i suoi ricordi e provato, per un momento, a entrare nel suo piccolo mondo».
Lo hanno fatto con la rara sensibilità e delicatezza che contraddistinguono i loro lavori, con il loro modo speciale di accostarsi allo straordinario patrimonio immateriale di Vico del Gargano. Parole e immagini restituiscono l’incanto di un mondo che appartiene al passato e lanciano una implicita sfida: la memoria non va sprecata. Va custodita e tramandata.
«Libera è la più anziana abitante del centro storico di Vico, nel rione del Casale; per me, è davvero l’ultima regina di Vico», chiosa Francesco, che ringrazio, assieme a Pasquale, per aver consentito la pubblicazione del loro lavoro su Lettere Meridiane.
Lo riporta letteremeridiane.org.



