EditorialiPolitica
Un dilemma etica che divide le coscienze

Storia di un sindaco e della sua politica di accoglienza

La procura di Locri ha arrestato e costretto agli arresti domiciliari il primo cittadino, Domenico Lucano, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina


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Se da una parte, il 3 ottobre, si commemora la tragedia di quei 368 migranti che cinque anni fa persero la vita a largo dell’ isola di Lampedusa, dall’altra, oggi, si accendono i riflettori su chi ha edificato la propria politica sul principio dell’accoglienza non avendo timore a pagarne le conseguenze. In un mondo dove disobbedire per giusta causa diventa un reato da “sbatti il mostro in prima pagina” ed il cinismo imperante, che diventa leone da tastiera, un tribunale senza gradi di giudizio, arriva agli onori della cronaca l’arresto del sindaco di Riace, Domenico Lucano, per intenderci, quella stessa persona conosciuta in tutto il mondo – tanto da farlo inserire nella lista dei 50 persone più influenti del mondo dalla rivista Fortune – per l’ideazione di una nuova politica di accoglienza, il cosiddetto modello Riace, portando la popolazione del piccolo borgo calabrese da 1700 abitanti a 2300, aprendo una scuola, creando posti di lavoro anche con il recupero di botteghe artigianali abbandonate,  accusato dalla procura di Locri di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio raccolta rifiuti”. Un’ inchiesta iniziata più di un anno e mezzo fa quando nell’ottobre del 2017, al primo cittadino era stato fatto recapitare un avviso di garanzia per “truffa aggravata, concussione ed abuso d’ufficio”.

L’ indagine, denominata “Xenia”, aveva accusato lo stesso Lucano insieme alla sua compagna Tesfahun Lemlem, di aver raggirato il sistema per far si che i profughi potessero ottenere l’ingresso in Italia. Nello specifico, in una intercettazione telefonica della Guardia di Finanza, lo stesso sindaco si esprime sul caso di una donna a cui era stato negato per tre volte il permesso di soggiorno: “Proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge. Io la carta d’identità gliela faccio, sono un fuorilegge. Non mando neanche i vigili, mi assumo io la responsabilità. La iscriviamo subito. Fino ad ora la carta d’identità l’ho fatta così”. Secondo una nota della procura, sottolineata dal procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, il primo cittadino ha dimostrato “spigliatezza disarmante, nonostante il ruolo istituzionale rivestito“, nel sostenere “pacificamente più volte, ed in termini che non potevano in alcun modo essere equivocati, di essersi reso materialmente protagonista ed in prima persona adoperato, ai fini dell’organizzazione di matrimoni ‘di comodo. Un arresto, quello di Mimmo, che ha diviso l’Italia e continua a dividerla, perché la sua disobbedienza civile ha smosso le coscienze. Adesso, come legge vuole,  la magistratura farà il suo corso, ma quello che ci si dovrebbe chiedere è se per troppa umanità sia giusto essere condannati?

 

A cura di Francecapaola Iannaccone

Storia di un sindaco e della sua politica di accoglienza ultima modifica: 2018-10-03T19:54:16+00:00 da Redazione



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