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INCIDENTE GARGANO Incidente mortale sul Gargano, resta la condanna a cinque anni e quattro mesi

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del conducente della Mustang coinvolta nello scontro del 2021. Nell’incidente morirono Antonio Russo e Cosma Damiano Chiodi

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
3 Ottobre 2026
Cronaca // Gargano //

Resta ferma la condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione per G.D.S., riconosciuto responsabile dell’incidente stradale costato la vita ad Antonio Russo e Cosma Damiano Chiodi. La quarta sezione penale della Corte di cassazione, con sentenza del 2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la decisione della Corte d’appello di Bari.

Lo scontro avvenne il 17 settembre 2021 sulla strada statale 41, nel territorio di San Nicandro Garganico. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, D.S., alla guida di una Ford Mustang, effettuò un sorpasso vietato in prossimità di una curva, procedendo a circa 80 chilometri orari su un tratto con limite di 70. L’asfalto era bagnato dalla pioggia.

Dopo la curva, la Mustang invase la corsia opposta e si scontrò con il Fiat Doblò guidato da Russo, sul quale viaggiava Chiodi. Il veicolo venne sbalzato verso la banchina e si ribaltò. Russo morì sul colpo; Chiodi poco dopo, nonostante il trasporto in ospedale.
La difesa sosteneva che il conducente del Doblò avrebbe potuto effettuare una manovra di emergenza per evitare l’urto o limitarne le conseguenze. La Cassazione ha però rilevato che i giudici di merito avevano esaminato questa ipotesi, escludendo una concreta possibilità di evitare l’impatto: la Mustang aveva occupato trasversalmente la corsia nella quale Russo procedeva regolarmente e a velocità moderata.

Inammissibili anche le contestazioni sul mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte ha ritenuto adeguatamente motivata la decisione dei giudici di merito, che avevano valorizzato la gravità della condotta e le molteplici violazioni delle regole di circolazione.
Il ricorrente dovrà pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.

A cura di Giuseppe de Filippo.

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