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ASSALTO PORTAVALORI Portavalori carico d’oro nel mirino, la Cassazione rigetta cinque ricorsi

Un assalto a un furgone portavalori carico d’oro, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato preparato nei dettagli

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
3 Ottobre 2026
Cronaca // Foggia //

Un assalto a un furgone portavalori carico d’oro, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato preparato nei dettagli e fermato dall’intervento della polizia prima dell’attacco.

La seconda sezione penale della Cassazione ha rigettato i ricorsi di Luigi Perdonò, Andrea Baratto, Jurgen Xhixa, Francesco Pio Losurdo e Matteo Cannone (Luigi Perdonò, nato a Cerignola il giorno 9/5/1962; Andrea Baratto, nato a Foggia il giorno 20/6/1981; Jurgen Xhixa, nato in Albania il giorno 17/1/1993; Francesco Pio Losurdo, nato a San Giovanni Rotondo il giorno 30/3/1981; Matteo Cannone, nato a Cerignola il giorno 25/4/1997, ndr) contro l’ordinanza del Tribunale del riesame di Bologna che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. La sentenza numero 34564 del 2026, decisa il 23 settembre, riguarda la legittimità delle misure cautelari e non costituisce una condanna definitiva: gli indagati restano presunti innocenti.

Al centro del procedimento c’è il progetto di un assalto a un mezzo della B.T.V. Spa, indicata negli atti come ditta Battistolli, che la sera del 18 marzo 2026 avrebbe dovuto trasportare un’ingente quantità d’oro. Secondo gli elementi richiamati dai giudici, l’obiettivo sarebbe stato individuato attraverso sopralluoghi, conversazioni intercettate e le dichiarazioni rese dopo l’arresto da Carmine Di Benedetto, uno degli indagati.

L’intervento dei Nocs risale alle 17 circa dello stesso giorno, in una base logistica a Vignola, nel Modenese, circa tre ore prima del previsto passaggio del portavalori. La sentenza riferisce del rinvenimento di armi pronte all’uso e di materiale destinato, secondo l’ipotesi accusatoria, all’esecuzione del colpo: fucili mitragliatori, esplosivi, taniche di benzina, punte chiodate, ricetrasmittenti, giubbotti antiproiettile, una sega circolare e un dispositivo per disturbare le comunicazioni. Diversi arrestati, secondo l’ordinanza, indossavano abiti scuri e impermeabili sopra i vestiti ed erano in possesso di guanti e passamontagna.

Il piano descritto negli atti prevedeva tre gruppi: uno per l’attacco in autostrada, un altro vicino a un ponte già oggetto di sopralluoghi e un terzo presso un cancello nei pressi dello svincolo di Valsamoggia, per agevolare la fuga. Il Tribunale aveva ritenuto che nella base fosse in corso una riunione per definire gli ultimi dettagli. L’allarme sulla presenza della polizia avrebbe poi provocato gli spostamenti e il tentativo di fuga.

Le difese hanno contestato soprattutto il superamento della soglia del tentativo punibile. A loro giudizio, le attività erano ancora preparatorie: l’assalto non era iniziato e mancavano ore al transito del mezzo. Perdonò e Baratto, inoltre, sarebbero comparsi nell’indagine soltanto il giorno degli arresti. La Cassazione ha respinto queste obiezioni, ritenendo adeguata la motivazione del riesame: anche atti preparatori, secondo l’orientamento richiamato nella decisione, possono integrare il tentativo quando il piano è definito, la sua attuazione è cominciata e le condotte risultano idonee e inequivocabilmente dirette al reato.

Quanto ai ruoli, i giudici della cautela attribuiscono a Losurdo compiti organizzativi e direttivi, a Cannone attività di trasporto di armi e materiale esplosivo, a Perdonò e Baratto compiti operativi. La difesa di Xhixa ha sostenuto che la sua presenza fosse occasionale: arrivato a Bologna dall’Albania quello stesso giorno, avrebbe dovuto raggiungere parenti. Il riesame ha ritenuto questa versione non credibile, valorizzando le circostanze della permanenza nella base, la fuga insieme agli altri e l’abbigliamento descritto negli atti. La Cassazione ha giudicato logica la motivazione.

Un altro punto riguardava l’aggravante prevista dall’articolo 628-bis del codice penale. Le difese sostenevano che mancasse una “scorreria in armi”, perché gli indagati erano stati sorpresi nella base. Per la Corte, però, la disposizione contempla anche condotte alternative, tra cui l’uso di armi o dispositivi esplosivi: le modalità del piano, come ricostruite nel provvedimento, giustificavano quindi l’aggravante anche per il tentativo.

Il riesame, il 10 giugno, aveva escluso l’aggravante mafiosa, confermando nel resto l’ordinanza del Gip del 9 aprile. La Cassazione ha ritenuto motivate anche le esigenze cautelari e l’inadeguatezza di misure meno afflittive, richiamando il pericolo di reiterazione e, per Losurdo, quello di fuga. Ha inoltre valutato la motivazione relativa a Cannone e Xhixa, entrambi incensurati. Con il rigetto dei ricorsi, i cinque sono stati condannati al pagamento delle spese processuali. Resta distinto l’accertamento delle responsabilità penali, affidato al contraddittorio nel procedimento di merito.

A cura di Giuseppe de Filippo.

© StatoQuotidiano - Riproduzione riservata

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