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“L’imbarazzante e colpevole silenzio”: l’Anfiteatro romano di Siponto (II)

AUTORE:
Agostino del Vecchio
PUBBLICATO IL:
3 Novembre 2009
Editoriali //

anfiteatroromano1IN prossimità delle festività di Halloween diventa “divertente” ricordare i monumenti “fantasma” segnalati da molti, anzi moltissimi studiosi e ripudiati e negati da altri, in particolar modo amministrazioni locali di qualsivoglia colore politico.
“Entro la prossima primavera il Parco Archeologico di Siponto sarà una grande realtà del territorio di Capitanata e potrà essere inaugurato. Lavoreremo anche per recuperare l’anfiteatro e tra qualche mese inaugureremo la mostra permanente sull’antica Siponto presso il museo del castello di Manfredonia”. Chi parla è archeologa Caterina Laganara, responsabile della campagna di scavo a Siponto, direttrice scientifica degli scavi finanziati dalla Regione Puglia e progettati dall’Università di Bari, Facoltà di lettere e filosofia e Dipartimento beni culturali e scienza del linguaggio nel corso della XVIII edizione del Premio di Cultura Re Manfredi.

Grandi novità quindi (si spera) sul Parco  Archeologico di Siponto, un sito in continua evoluzione. Gli ultimi aggiornamenti riguardano però la campagna scavi 2009 sulla Siponto Medievale nell’area adiacente la Basilica condotta dal 28 settembre al 17 ottobre i cui risultati saranno pubblicati a breve.

Dalla precedente campagna di scavi sono stati portati alla luce “importanti reperti”, condotti successivamente all’Università di Bari per essere analizzati dai laboratori scientifici. “Si tratta per lo più – ha annunciato l’archeologa – di ceramiche, vetri, malte alcuni frammenti delle quali finemente dipinti. Tra i ritrovamenti anche alcune sepolture con scheletri in buone condizioni e che attestano come i sipontini fossero alquanto alti in media un metro e ottanta, una aquila con decorazione in ferro, una trentina di monete non di metallo pregiato, probabilmente risalenti al periodo svevo angioino.

Dall’analisi specialistica cui saranno sottoposti – ha rilevato Laganara – ci attendiamo di scoprire particolari che possono illuminarci sulle costruzioni e sulle funzioni delle stesse nel contesto urbanistico, in particolare del grande edificio sul quale abbiamo appuntato l’attenzione anche con l’ausilio delle indagini magnetometriche ad alta definizione condotte dal professor Ciminale”.

In base dello stato dei ritrovamenti si è potuto evincere che la città sia stata abbandonata gradualmente man mano che i suoi abitanti si trasferivano nella nuova città di Manfredonia per la cui costruzione è stato abbondantemente riutilizzato il materiale della vecchia città.

Purtroppo – ha lamentato Laganara – sono andati perduti alcuni riferimenti di rilievo per via degli scavi abusivi condotti da sconsiderati evidentemente in cerca di tesori che certamente non ce ne possono essere. L’area archeologica rimane malauguratamente aperta e senza alcuna difesa, con un grande patrimonio di storia e di cultura affidato al senso civico dei cittadini. “Ma occorre andare per gradi”, ha avvertito Laganara. “So che il grande desiderio dei manfredoniani – ha annotato – è quello di portare alla luce l’anfiteatro romano: non è ancora il momento. La ricerca archeologica è come un libro che si sfoglia pagina dietro pagina: la pagina dell’età romana viene dopo di quella medievale che occorre ancora completare”.

Per comprendere al meglio l’importanza storica di Siponto è il caso di fare un breve passo indietro.

E’ stato spiegato in precedenza che, in tempi remoti, (epoca eocenica) l’attuale pianura dauna fosse interamente coperta dalle acque, mentre il Gargano formava un mare chiuso, chiamato Adria. Con il ritiro progressivo del mare apparvero in seguito il Tavoliere delle Puglie e tre fiumi:  il Cervaro, l’Ofanto e il Candelaro. Secondo l’opinione dello storico Sarnelli, il luogo di Siponto esisteva ed era così chiamato fin dall’anno 1700 della Creazione ed era abitato da tribù nomadi neolitiche probabilmente proventi dalle montagne. Siponto cominciò invece ad avere vita di città  694 anni prima di Cristo, quando Roma già contava 60 anni ed era governata da Anco Marzio. Lungo la laguna sipontina altre città sorsero in seguito, mentre, nell’interno, sulle sponde fluviali, già esistevano Arpi, fra il Candelaro e il Sàlsola, Luceria a monte del torrente Triolo, Canne sull’Aufido od Ofanto.

Il Sarnelli nella Cronologia dei Vescovi Sipontini sostiene che a Siponto governarono sette re: Sem, Appulo, Jafet, Japige, Pilunno, Dauno e Diomede. In seguito, con l’invasione greca, Siponto mutò forma al governo, e a simiglianza di Atene ebbe i Consoli i Dittatori, i Pretori, i Tribuni della plebe, gli Annonari, i Diceti per la riscossione delle imposte, gli Edili, gli Agoneteti per la direzione dei giuochi e i Ginnasiarchi per le scuole. Durante questo periodo ebbe anche i cantori, i musici, i poeti, gli oratori, e durante quella dominazione si successero ben 36 Duci delle Armi.

L’indipendenza della Repubblica Sipontina fu turbata successivamente dall’occupazione romana. Durante questo periodo Siponto fu abbellita e ampliata e si arricchì tanto sfarzosamente da possedere colonne marmoree fiorite di capitelli. La città fu cinta da un doppio ordine di mura e vennero costruiti tre castelli: il primo al lido, l’altro, nell’abitato e il terzo fuori della città, chiamato poi «Rocca della guardia montana».

Il porto era sicurissimo e di facile approdo. Le fondazioni della banchina anche ora possono vedersi nella parte retrostante all’antica fabbrica di Manzini, in prossimità della fontana di Siponto. Inoltre, Siponto ebbe innumerevoli edifici di pregio artistico e di importanza civica: dodici curie in forma di piccoli templi e rispettivi porticati, un Circo Agonale, l’Anfiteatro, il Teatro della Repubblica Sipontina, tre archi trionfali, il Palazzo delle Scienze e delle Arti, il Palazzo Vescovile, centosedici palazzi patrizi, il Gran Duomo sipontino, monasteri, conservatori, ospedali, un grande ospizio detto del «Pellegrino al Gargano», una grandiosa necropoli, moltissime case di abitazioni plebee ed altre civiche istituzioni. E’ facile quindi immaginare quali proporzioni e a quale importanza era pervenuta la città. Non a torto lo storico Angiulli ebbe a scrivere che: «fino all’ anno 642, escluse Roma e Ravenna, niun’altra città d’Italia aveva maggiori e migliori edifici di Siponto».

Per quanto riguarda l’anfiteatro romano la situazione attuale è di totale abbandono. Per arrivare all’importante monumento storico bisogna percorrere la strada che porta alla sede Silac, girare a sinistra e percorrere una mulattiera per apprezzare la struttura reticolata, in buona parte ancora sotterrata, nel centro del quale è situata uno squallido podere abbandonato. Per la costruzione di quest’ultimo sono stati probabilmente utilizzate parte delle pietre dell’anfiteatro romano.

Sono ormai vent’anni che ettari ed ettari di terreno sono stati sequestrati dal Comune ed da altrettanti anni la cittadinanza attende un serio programma di scavi che possa portare la Siponto antica finalmente alla luce.

(continua)

(per la prima parte del testo: https://www.statoquotidiano.it/”L’imbarrante e colpevole silenzio”. )

1 commento su "“L’imbarazzante e colpevole silenzio”: l’Anfiteatro romano di Siponto (II)"

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