Cinema

Sole a catinelle – G. Nunziante, 2013


Di:

Checco Zalone (fonte: repubblica.it)

CON la sua fulminante partenza ai botteghini (2,24 milioni di euro in un solo giorno di programmazione) il nuovo film di Luca Medici, in arte Checco Zalone, si appresta a minacciare il primato di 45 mln d’incassi totale registrato dal precedente Che bella giornata, sempre con la regia di Gennaro Nunziante. Se si aggiunge, poi, che il giorno della prima era lo stesso di Halloween, il risultato appare ancora più sorprendente.

“Io interpreto un papà che è refrattario alla crisi, un uomo che è il prodotto del berlusconismo degli ultimi 20 anni, uno che ci ha creduto ed è anche un po’ stupidino”, ha spiegato il comico pugliese durante una conferenza stampa a Roma. “Non avevamo intenti ideologici” – ha aggiunto – “volevamo solo rappresentare una situazione presa dalla realtà”.

Dopo il cantante sboccato e politicamente scorretto di Cado dalle nubi e il bodyguard pasticcione innamorato di una ragazza araba aspirante terrorista, in Sole a catinelle il comico di Capurso proveniente da Zelig interpreta un padre amorevole travolto dalla crisi che decide, comunque, di partire in una vacanza col figlio genio. Dopo una tappa dalla zia molisana tirchia fino all’inverosimile, per una serie di casualità il nostro eroe si imbatterà in seguito in una mamma francese con un bambino con difficoltà di linguaggio che lo introdurrà nell’alta società. Con tutti gli effetti devastantemente comici che questo produrrà, con quel climax spassoso e molto sopra le righe al quale Zalone ha abituato i suoi estimatori, non solo pugliesi.

A seguito degli esiti esaltanti riportati dalle commedie di Zalone una parte della critica si è concentrata sul presunto aspetto “trash” della pellicola, alimentata, è bene sottolinearlo, dalla progressiva scomparsa dei cine-panettoni di marca Vanzina, divenuti troppo simili all’Italia attuale per provocare risate, tanto da apparire una sorta di docu-fiction. Se si aggiunge la crisi devastante che ha colpito il cinema in genere, specie verso quello considerato “d’essai”, è chiaro che sono in tanti, troppi, ad avere il dente avvelenato verso il puro cinema d’intrattenimento di Checco e la sua lusinghiera prestazione ai botteghini.

Giudizio quanto meno eccessivo considerato che il comico è un genere tutt’altro che agevole, specie per un film che cerca (e in buona parte riesce) di far ridere della crisi economica, alternando anche qualche riuscito momento di sentimento piuttosto che falso sentimentalismo tipico di tante pellicole italiane attuali. La scelta di variare un tema differente rispetto al meridionale pugliese che vive al nord con un road movie padre-figlio si dimostra, comunque, vincente grazie a un buon ritmo. Si esce così soddisfatti dalla sala con il cuore più leggero.

Nel cast del film, oltre a Checco Zalone (anche sceneggiatore con Nunziante e autore delle musiche), la francese Aurore Erguy, l’esordiente sul grande schermo Miriam Dalmazio e i piccoli Robert Dancs e Ruben Aprea e, nel ruolo di due faccendieri, Augusto Zucchi e Marco Paolini.

Sole a catinelle – G. Nunziante, 2013 ultima modifica: 2013-11-03T20:32:32+00:00 da Agostino del Vecchio



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Commenti


  • ilproletario

    Avete dimenticato di dire che tutti, dico tutti, i film cosiddetti intellettuali degli ultimi anni, ricevono cospicui finanziamenti dallo Stato, a volte superiori al costo sostenuto, e nessuno li vede, se non nelle feste dell’Umidità e/o nei cineclub, tipo LUC.


  • ilproletario

    Naturalmente Checco Zalone non riceve alcun contributo dallo Stato, perchè i suoi film non sono di interesse culturale. Culturale per chi????


  • un film che non fa ridere

    Impresa fallita: poche risate e molta somiglianza con la realtà. Uno sprecato Paolini, si vede che il teatro non da pane per vivere. Si sorride perchè 8 euro di biglietto qualcosa devono restituire. Le gag migliori sono piu valorizzate nello spot del film che nel film stesso…HO DETTO TUTTO punto, due punti e punto evirgola eslcamativo


  • Tommaso Campanella

    Strano: da noi che il biglietto per il cinema costa 7 euro e la sala era strapiena la gente rideva per tutto il film. E’ la solità storia dell’uovo di Colombo: bisognava pensarci. L’invidia è una brutta bestia.

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