Capitanata

Soldo: “Invece dei reattori un processo di modernizzazione locale”


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Il pres. circolo Gaia Legambiente Tonino Soldo (St)

Il pres. circolo Gaia Legambiente Tonino Soldo (St)

Foggia – È trascorso ormai un anno e mezzo da quando il Parlamento italiano ha approvato la legge Sviluppo e da allora il progetto del governo Berlusconi di ritorno del nucleare in Italia, “anche se con grandi ritardi”, sta assumendo sempre più forma. È stato approvato il decreto sui criteri localizzativi degli impianti atomici, quello sullo statuto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, di cui si stanno definendo anche i vertici, è stato firmato un accordo bilaterale tra Italia e Francia per importare in Italia la tecnologia transalpina dei reattori EPR, “ma ancora non si è entrati nel vivo della questione e cioè la definizione delle aree dove verranno costruite le centrali”.

A parlare è il presidente del circolo Legambiente “Gaia” di Foggia, professore Tonino Soldo, che in una nota propone soluzioni alternative all’installazione sul territorio nazionale di reattori nucleari.

“Formalmente non è ancora possibile procedere alla localizzazione degli impianti atomici , ma in realtà, grazie alle informazioni disponibili in letteratura, è già possibile simulare un processo di selezione delle aree disponibili. Si può partire infatti – dice Soldo – dagli standard internazionali sull’energia dall’atomo e dalla vecchia carta geografica dell’Italia elaborata nel 1979 dall’allora Cnen Comitato nazionale per l’energia nucleare) , anche se ovviamente non tiene conto della variazione delle condizioni al contorno causata dai cambiamenti climatici, come la modifica delle portate dei fiumi, l’aumento del rischio idrogeologico o del livello medio dei mari, etc.”.


SETTE LE AREE POTENZIALI IN PUGLIA
– Nell’elenco delle 50 aree potenzialmente idonee a localizzare una centrale nucleare, distribuite in 15 regioni italiane “7 sono in Puglia – dice Soldo – 6 in Toscana; 5 in Sardegna e Sicilia; 4 in Calabria, Lombardia e Veneto; 3 in Emilia Romagna, Lazio, Friuli Venezia Giulia; 2 in Campania; 1 in Basilicata, Molise, Piemonte e Umbria”.


LE CARATTERISTICHE DELLE AREE PER OSPITARE IL NUCLEARE
– “Senza entrare troppo nei tecnicismi sono principalmente quattro le caratteristiche che dovranno avere le aree idonee ad ospitare una centrale nucleare: elevata stabilità geologica e scarsa sismicità del sito; adeguata disponibilità di acqua per le necessità impiantistiche; opportuna distanza dai centri abitati; presenza di una importante rete di trasporto dell’energia elettrica”.

“Nell’elenco – dice Soldo – compaiono tante vecchie conoscenze del movimento antinucleare italiano, come i 4 siti che ospitano ancora oggi le centrali dismesse”: Trino Vercellese (Vc), Caorso (Pc), Latina e Garigliano (Ce), ma anche Montalto di Castro (Vt), dove era in costruzione la quinta centrale nucleare fino al referendum del 1987; diverse località sul fiume Po e tante località marine praticamente in tutte le regioni costiere.

“Stando a quanto riportato dalle indiscrezioni di Palazzo, i progetti delle aziende energetiche sarebbero già pronti e dei 4 reattori EPR oggetto dell’accordo Berlusconi-Sarkozy del febbraio 2009, che dovrebbero essere costruiti da Enel e dalla francese EdF: 2 verrebbero realizzati a Montalto di Castro – al confine tra Lazio e Toscana ; 1 sull’asta del fiume Po – a partire dai siti ex nucleari di Trino Vercellese e Caorso; 1 nel Centro Sud Italia”.


L’IPOTESI LESINA E MANFREDONIA
– “Nell’elenco delle 50 possibili aree idonee ad ospitare gli impianti atomici ve ne sono almeno due nella nostra provincia – dice Soldo – frutto dell’incrocio delle varie informazioni disponibili in letteratura: Lesina e l’ area tra Manfredonia e Lago Salso ( L’ipotesi Manfredonia, la mappa del Cern) e i nelle immediate vicinanze area tra Termoli e Campomarino (presso la foce fiume Biferno). A queste localizzazioni – dice Soldo – va aggiunta quella relativa al deposito o ai diversi siti che dovranno essere realizzati per smaltire le scorie. Si tratta di circa 100mila metri cubi di scorie a diversa radioattività, che dovranno essere smaltite in sicurezza e che devono trovare una propria localizzazione”.

In Italia “si è scelta la tecnologia francese EPR di terza generazione avanzata (3+) – dice Soldo – tecnologia che il governo Berlusconi vuole importare in Italia con 4 esemplari da 1.600 MW -, sempre più messa in discussione nel dibattito in corso a livello mondiale. Il reattore EPR di terza generazione nasce già vecchio e con grossi problemi come emerso realmente durante la progettazione e la costruzione dei due reattori EPR a Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia. L’EPR sta dimostrando grandissimi problemi in fase di costruzione, con conseguenti rilevanti ritardi e colossali incrementi della spesa preventivata”.

Il primo reattore EPR al mondo, la cui costruzione è iniziata nel 2005, sarebbe dovuto entrare in funzione ad Olkiluoto dopo 4 anni con una spesa prevista di 3 miliardi di euro. A distanza di 5 anni dall’apertura del cantiere le opere sono ancora in alto mare, il cantiere dovrebbe chiudersi in almeno 7 anni e mezzo e i costi sono già raddoppiati rispetto alle stime iniziali, arrivando a toccare i 6 miliardi di euro. Il reattore di Flamanville, la cui costruzione ha avuto inizio nel 2007, ha già accumulato 2 anni di ritardo con un primo aumento dei costi di costruzione passati dal preventivo di 3 miliardi di euro ai 4 attuali.

“Insomma l’EPR è un reattore insicuro e inquinante – dice Soldo – con gravi falle nei sistemi di sicurezza. Come se non bastasse, nei mesi scorsi la pubblicazione da parte dell’associazione francese Sortir du nucléaire di documenti della società elettrica transalpina EdF, fino ad allora riservati, ha reso evidente che l’EPR, per com’è concepito, potrebbe aumentare invece che diminuire i rischi di un grave incidente nucleare”.

Per il presidente del Circolo Legambiente Gaia di Foggia, per rendere il nucleare “economicamente competitivo” il progetto EPR cerca di sfruttare le economie di scala, spingendo al massimo le potenzialità della tecnologia, “a cominciare dalla potenza installata che per questo reattore arriva a 1.600 MW, la più elevata mai realizzata”. “Il problema è che aumentare la taglia del reattore e la densità energetica del nocciolo aumenta inevitabilmente i rischi d’incidente, senza tenere in alcun conto la salute del cittadino”.


I MOTIVI DI UN NO
– A tal fine, Legambiente è convinta che il nucleare non serve all’Italia, a partire da quello occupazionale, visto che per la costruzione di un reattore EPR sono previsti un massimo di 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio (tanto per fare un confronto illuminante negli ultimi 10 anni la Germania ha creato 300.000 posti di lavoro nel settore delle rinnovabili, tra diretto e indotto, mentre in Italia al 2020 con la diffusione dell’efficienza delle fonti pulite se ne potrebbero
creare dai 150 ai 200mila).

“Con il ritorno dell’atomo – dice Soldo – non diversificheremo neanche le fonti energetiche. È vero che la produzione elettrica in Italia è fortemente sbilanciata su una fonte energetica (dipende per il 55% dal gas), ma il contributo del nucleare alla riduzione dei consumi di metano sarebbe davvero insignificante. Secondo il Centro elettronico sperimentale italiano (Cesi), una fonte tutt’altro che di parte, con la costruzione di 4 reattori EPR da 1.600 MW risparmieremmo a partire dal 2026 solo 9 miliardi di m3 di gas all’anno, pari al 10% dei consumi attuali e alla produzione media di un rigassificatore”.

“Il nucleare non serve al nostro Paese per affrontare seriamente i suoi problemi energetici (ritardo nella lotta ai cambiamenti climatici, diversificazione delle fonti energetiche, riduzione delle importazioni e della bolletta energetica). Il nucleare sarebbe solo un grande affare per poche aziende, a partire da quelle energetiche – che tra le altre cose stanno chiedendo con insistenza al governo di forzare il mercato, fissando un prezzo minimo per la vendita dell’energia dall’atomo, con buona pace del libero mercato della tanto decantata riduzione della bolletta energetica – a discapito della produzione distribuita e dell’economia diffusa dell’efficienza e delle rinnovabili”.


“INVECE DEI REATTORI NECESSARIO UN PROCESSO DI MODERNIZZAZIONE LOCALE”
– Invece di buttarsi nell’avventura nucleare, i cui costi imprevedibili saranno prima o poi scaricati sulle tasche dei cittadini, il sistema energetico del nostro Paese ha bisogno di una grande operazione di modernizzazione, che comprenda anche l’industria, l’edilizia e i trasporti, ma che non deve passare attraverso la costruzione di reattori nucleari che, nonostante le descrizioni mirabolanti della propaganda nuclearista, restano dei veri e propri bidoni”, conclude il professore Tonino Soldo, del circolo Legambiente Gaia di Foggia.

IL 12 GENNAIO CAMERA DI CONSIGLIO SUL REFERENDUM PROPOSTO DA IDV – L’appuntamento di fronte alla Corte Costituzionale è per il 12 gennaio (fonte: Ilvelino). In quella data si svolgerà la Camera di consiglio (relatore Tesauro) sul referendum proposto dall’Italia dei Valori che punta ad abrogare parte della legge 6 agosto 2008 n. 133 che affida al Governo la definizione della Strategia Energetica Nazionale comprendente il rilancio del nucleare, di alcuni articoli della legge 99/2009 e del conseguente decreto 31/2010. L’esame sull’iniziativa referendaria dell’Idv sul nucleare (che si accompagna a quella sul legittimo impedimento e sulla cosiddetta privatizzazione dell’acqua) segue il via libera dello scorso 7 dicembre da parte della Corte di Cassazione al termine della verifica di validità della proposta, trasmettendo il fascicolo due giorni dopo, il 9 dicembre alla Consulta.
A giugno scorso la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi presentati da 10 regioni (Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Basilicata, Molise e Calabria) contro la legge delega del 2009 che disciplina la localizzazione e l’autorizzazione agli impianti nucleari nel nostro paese. “Ricorsi dichiarati in parte infondati e in parte inammissibili”. A novembre la stessa Consulta aveva dichiarato l’illegittimità delle leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania che vietano l’installazione sul territorio di centrali nucleari o di impianti di fabbricazione del combustibile e di stoccaggio dei rifiuti radioattivi

Redazione Stato, riproduzione riservata

Soldo: “Invece dei reattori un processo di modernizzazione locale” ultima modifica: 2011-01-04T14:10:00+00:00 da Redazione



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