Capitanata

“Foggia ha raggiunto il punto più basso, ora la risalita”. Parola di Ambasciatore


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L’Ambasciatore italiano in Azerbaijan Mario Baldi, premiato dall’Associazione “Pugliesi nel mondo” (ST)

Baku – “MI piace pensare che Foggia abbia già raggiunto il suo punto più basso e che ora sia iniziata ora una lenta risalita. Non sara’ un cammino facile ne’ breve. Ci vorra’ pazienza, determinazione ed una classe politica ed imprenditoriale all’altezza della sfida”.

Una delle personalità “born” in Puglia, riconosciute per l’impegno profuso e il valore del lavoro svolto negli anni, lontani per vocazione, tenta di ridisegnare le storie dei cittadini del Sud che vivono all’estero. L’internazionalità pugliese non conosce confini. Dal Mar Caspio interviene per Stato l’Ambasciatore italiano in Azerbaijan Mario Baldi, premiato dall’Associazione “Pugliesi nel mondo”. I ricordi e le atmosfere non cancellano le origini, i pensieri e gli sguardi incontrati narrano le attese di un territorio ferito dall’emergenza rifiuti, dalla violenza malavitosa e dalla stagnante disoccupazione. Foggia al centro delle velenose insolvenze della classe politica, castigata negli ultimi posti di numerose statistiche, resuscita attraverso le parole dell’Ambasciatore, come luogo di speranza e di rinnovato slancio sociale.

SQ- Ambasciatore Baldi, è stato invitato a ricevere un riconoscimento dall’Associazione “Pugliesi nel mondo”, considerate le sue origini foggiane e la sua carriera diplomatica. Cosa La lega ancora a Foggia e alla Puglia? I suoi ricordi più cari e, se permette, anche le difficoltà incontrate che ancora attanagliano tutta la Capitanata?

MB– Foggia e’ la citta’ dove sono nato, dove ho compiuto i miei studi. Vi ho trascorso 18 anni fino alla maturita’. E’ il luogo nel quale sono cresciuto, al quale sono legati i ricordi indelebili dell’infanzia, dell’adolescenza e della gioventu’ in un rincorrersi continuo di emozioni, di nostalgie e di passioni che si rinnovano ogni volta che torno. Mi piace passeggiare nelle vie di Foggia per cercare di riscoprire sensazioni dimenticate, per ridare vita a ricordi che credevo svaniti. Mi piace osservare i volti della gente, ascoltare la loro inconfondibile intonazione dialettale, respirare gli odori della cucina. Mi piace scrutare gli occhi dei giovani mentre vanno a scuola, per cercare di capire se e quanto siano diversi dai giovani della mia generazione. E spesso ne traggo motivo di ottimismo per il futuro. Osservo con tenerezza i nostri anziani, alle prese con le ristrettezze della crisi, ma sempre ottimisti e sorridenti. Guardo con ammirazione a quanti fanno – anche a Foggia – il loro dovere, nonostante intorno a loro regni l’anarchia e lo spregio delle regole della civile convivenza, a chi si sforza di essere di esempio agli altri, a chi non fischietta davanti alle ingiustizie, ai soprusi ed all’approssimazione ed a chi si impegna a rendere migliore la propria citta’.

Come in tante citta’ del Sud, vi sono a Foggia angoli bellissimi e luoghi poco presentabili, picchi di umanita’ ed abissi di indifferenza. Io guardo alla mia citta’ con la partigianeria ma al tempo stesso con la spietatezza di chi ama. Mi piace pensare che Foggia abbia gia’ raggiunto il punto piu’ basso della sua parabola e che sia iniziata la lenta risalita. Non sara’ un cammino facile ne’ breve. Ci vorra’ pazienza, determinazione ed una classe politica ed imprenditoriale all’altezza della sfida. L’importante e’ rimboccarsi le maniche e non pensare che la salvezza possa arrivare da fuori, da Bari, da Roma o da Bruxelles. Solo i foggiani possono salvare Foggia. Le tante iniziative rappresentano segnali incoraggianti da questo punto di vista E sara’ decisivo il ruolo dei giovani perche’ e’ per loro e con loro che dobbiamo migliorare Foggia.

SQ- Ora lavora a Baku sul Mar Caspio, in servizio come Ambasciatore italiano: quale la sua attuale visione culturale della Puglia? Baku ha origini antichissime, fiorente per il suo oro nero ed è uno dei primi Paesi esportatori di petrolio e gas per l’Italia.
MB– Da 20 anni giro il mondo per lavoro. Germania, Eritrea, Russia, Azerbaijan in un turbinio di esperienze molto diverse fra di loro. Da oltre due anni sono a Baku, in Azerbaijan, una realta’ emergente, un grande produttore di energia, un’economia in rapido sviluppo, con le sue inevitabili contraddizioni ma anche con la vitalita’ tipica degli Stati giovani, desiderosi di uscire dal tunnel della poverta’ nel quale si trovavano ai tempi dell’Unione Sovietica. Un Paese musulmano che si caratterizza tuttavia per la grande tolleranza per le altre religioni e che ha eletto l’Europa a modello di sviluppo economico e sociale. Nonostante gli oltre 3.000 chilometri di distanza dall’Italia, esistono molte similitudini fra Baku ed il Sud dell’Italia. Dal punto di vista dello stile di vita e della mentalita’ gli azeri sono infatti molto simili a noi meridionali. Abbiamo gli stessi pregi – l’umanita’, la generosita’, l’amore per la famiglia – e qualche difetto in comune. Per questo io e la mia famiglia ci troviamo bene. Non ci sentiamo stranieri in questo Paese.

SQ- Il viaggio tra le diverse culture, il contatto con popolazioni lontane, la geo-politica delle relazioni umane induce a creare sempre più un dialogo operoso e rispettoso, senza dimenticare l’importanza dei diritti umani fondamentali. Cosa consiglia a un giovane pugliese che vorrebbe intraprendere la carriera diplomatica? E’ un percorso di studi lungo e alquanto blindato ai più, cosa lo ha spinto a scegliere questo lavoro?
MB– Ho scelto la Carriera diplomatica per nutrire la mia curiosita’ per i Paesi e per le culture diverse. Se tornassi indietro, rifarei la stessa scelta. Quello del diplomatico e’ un bel lavoro, anche se impegnativo e difficile da conciliare con le esigenze della famiglia E’ un mestiere che ti coinvolge per 24 ore al giorno e che non ti annoia mai. A 29 anni ero Console in Germania e mi occupavo dei problemi di integrazione degli immigrati italiani in una realta’ difficile come quella tedesca. 4 anni dopo ero in Eritrea alle prese con una guerra sanguinosa e con spaventosi problemi di poverta’ e di sottosviluppo. A 40 anni e’ stata la volta della Russia, dove ho poturo osservare da vicino le trasformazioni e le contraddizioni del Paese piu’ grande del mondo, sempre in bilico fra desiderio di Europa e rigurgiti autoritari. Ora sono in Azerbaijan: un’ altra realta’, un altro trasloco, una nuova scuola per le mie figlie, nuove abitudini, nuove sfide…Non e’ facile, ma – ripeto – se tornassi indietro rifarei la stessa scelta. Ai giovani che si sentono attratti dalla Carriera Diplomatica, consiglio di non lasciarsi scoraggiare dalla difficolta’ del concorso e da quanti dicono che senza “raccomandazione” e’ impossibile superarlo. Non e’ vero.

E’ una selezione durissima – questo si’ – ma si puo’ superare. E’ importante coltivare da subito, gia’ negli anni del Liceo, la concoscenza di almeno due lingue straniere (preferibilmente Inglese e Francese) e poi iscriversi ad una buona Facolta’ di Scienze Politiche o di Giurisprudenza. Conta molto – dopo la laurea – frequentare una Scuola di specializzazione che prepara al concorso. Ve ne sono di ottime a Roma (SIOI, LUISS) e a Milano (ISPI). Con impegno, talento ed un pizzico di fortuna tutti i sogni – anche quelli che sembrano irragiungibili – si possono realizzare.


mariapia.telera@statoquotidiano.it

“Foggia ha raggiunto il punto più basso, ora la risalita”. Parola di Ambasciatore ultima modifica: 2012-01-04T15:31:11+00:00 da Redazione



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