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Foggia, pochi giorni per la Giunta. O sarà crisi amministrativa


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Il sindaco Gianni Mongelli (Ph: Piero Ferrante, St)

Foggia – E ORA la strada è segnata e Gianni Mongelli è a un bivio. A marcarlo, l’aut aut (non il primo) dei nove consiglieri ‘ribelli’ che hanno deciso di porre fine, una volta per tutte, al balletto dei tentennamenti. Dopo le minacce, le promesse, le possibilità, è scoccata l’ora del ‘facciamo sul serio’. Ennesima intimidazione politica oppure resa finale dei conti? Delle due l’una. Di certo tocca al sindaco credere o non credere affidandosi in questo caso, una volta di più, alla fortuna,e sperando che, qualora dovessero essere disattesi i termini dell’ultimatum che fissa al 16 gennaio la fine della verifica, i nove avranno la pazienza di capire.

Amica, verifica, Corte dei Conti. Ma il tempo corre ed è impietoso con l’Ingegnere di Palazzo di Città. Vie per fuggire non ce ne sono. La road map è schematica: Amica, verifica, Corte dei Conti (il centrosinistra al Governo deve presentare una maximanovra di 45 milioni di euro e convincere il Tribunale). Tenendo presenti, aristotelicamente, le possibili degenerazioni di questi fascicoli: crisi sociale, crisi amministrativa, crisi economica.

Rinnovare. Certo, dipendesse soltanto dal sindaco, l’azzeramento sarebbe già una realtà. E, forse, anche la prima Giunta non sarebbe nata perdente in partenza. La verità è che i partiti sono ingombranti (oggi come e più di due anni e mezzo fa) e, pur nel rinnovamento dei nomi, quella fuoriuscita dalle amministrative del 2009 è stata la peggiore squadra possibile, ingessata dagli interessi economici e dagli opportunismi. Per questo, i nove consiglieri in esubero dalla maggioranza chiedono che si ricominci daccapo, per dimenticare quanto stato finora e mettere mano a provvedimenti coraggiosi che non attengano soltanto i conti ma provino, ad esempio, a ridare dignità urbanistica e sociale ad un contesto civico in affannoso boccheggiamento. Mongelli li ha ascoltati e ha preso tempo. Ha assicurato risposte entro la metà del mese e garantito che la nuova Giunta sarà “di qualità” (Corriere del Mezzogiorno). Ma i nomi sono blindati. La cautela è tanta. Ogni minimo sussurro potrebbe compromettere la costituzione del nuovo Governo e allungare ulteriormente i tempi.

Sacrifici. Finanche i rumors sono ovattati. E’ certo (l’abbiamo scritto più volte e viene confermato ancora) che il sindaco ha chiesto ai partiti (Pd, Psi, Udcap) di sacrificare almeno un elemento in Giunta (il “passo indietro”). E obbligato gli stessi partiti a fornire alternative credibili. Nomi che dovranno necessariamente essere ‘altri’. Ovvero non rientranti nelle compagini di sistema, ma esterni e competenti, capaci di imprimere una reale sterzata all’amministrazione. E’, questa, ben più di una semplice indicazione. Mongelli ha anche deciso, infatti, di non accettare promozioni di consiglieri e di riequilibrare la questione di genere. Dopo le dimissioni di Lucia Lambresa (ex numero due a Palazzo di Città, nonché titolare dell’Annona, Traffico e Legalità), il Comune è totalmente sguarnito da questo punto di vista.

Pd. Il Partito Democratico (ora, 3 assessori) è pronto ad offrire la testa di Angelo Castelluccio, titolare del Personale e con la colpa, additatagli da più parti, di essere stato troppo molle nei confronti di una tecnostruttura che, in quasi tre anni di amministrazione Mongelli, ha mantenuto e addirittura accresciuto il suo potere decisionale (e i guadagni). Ma non è detto che, nel mezzo, finisca anche l’assessore all’Urbanistica Luigi Russo, a sua volta bastonato (da destra, ma anche da sinistra) come colui che non è riuscito a far fronte allo strapotere del mattone. L’unico che sembra non essere messo in pericolo è Pasquale Russo (Ambiente), latore di preferenze fondamentali per il Pd ed il centrosinistra.

Psi e UdCap. Pasquale Iuppa e Vinicio Di Gioia tremano. Il sindaco non ha digerito – affatto – la sortita in avanti del mese scorso che ha indotto i due alla rimozione delle otto panchine su Viale XXIV Maggio. Non tanto per il fatto in sé. Quanto più perché si è visto costretto a metterci la faccia due volte. La prima, quando si è trovato a fare da parafulmine alle polemiche (preminentemente virtuali) dei pro panchine. La seconda quando ha rischiato (coraggiosamente) il linciaggio (per nulla virtuale, in questo caso) degli anti panchine. Sia l’una che l’altra posizione hanno concorso ad indebolire l’immagine pubblica del sindaco e del Palazzo. Mongelli lo sa e, considerando la scissione socialista, potrebbe anche pensare ad un taglio generale, spalmando salomonicamente le due postazioni su entrambe le compagini. In campo centrista, invece, dei tre assessori, Nando Frattulino, Pasquale Pellegrino e Matteo Morlino, il solo secondo pare avere qualche chance di permanenza all’interno dell’amministrazione. Al contrario, Frattulino e Morlino sono da tempo considerati in uscita.

Ovviamente, in caso di azzeramento, tutti questi castelli di ipotesi verrebbero a crollare, franando su se stessi, con tanto di tonfo, richiamando soprattutto in gioco le formazioni minori, attualmente leggermente defilate dalla strategia degli incontri bilaterali promossa dai socialisti.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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Foggia, pochi giorni per la Giunta. O sarà crisi amministrativa ultima modifica: 2012-01-04T18:15:28+00:00 da Piero Ferrante



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