Cultura

Le Savoiarde


Di:

Torino Palazzo Reale (ST)

Meolo – LA zarina, Lady Diana, i loro amanti, Vittoria ed Elisabetta I e II d’Inghilterra, i loro intrighi, la regina di Spagna, le consorti dei reali spodestati dai paesi dell’ex cortina di ferro, ma parliamo invece un po’ delle auguste di casa nostra, oltre a Maria Josè, già ghermita dai mass media. Proviamo a descriverle nei fatti storico-culturali, con un pizzico di tropologico omologismo.


Auzilla.
1000. Cofondatrice della casa Savoia essendosi maritata con il capostipite Umberto Biancamano (tradizionalmente erede di un Beroldo, discendente da Ottone II), possessore di terre comprese tra il Piemonte, Valle D’Aosta e la valle del Rodano.
È considerata la prima regina della Casa; il consorte, infatti, governò in nome del re di Borgogna i castelli del Viennese (Francia) e la Contea di Sermorens. Ebbe quattro figli: Amedeo I marchese della Moriana e successore, Aimone vescovo di Sion, Burcardo arcivescovo dl Lione e Oddone che subentrò al primogenito.


Adelaide.
1046. Figlia di Olderico Manfredi, marchesa d’Ivrea, Susa e Torino, andò sposa in terze nozze con il figlio di Biancamano, Oddone, portandogli in dono quei vasti possedimenti, ereditati dalla famiglia d’origine e dai matrimoni precedenti, questi con un duca di Svevia e con un marchese di Monferrato.
Vasti possedimenti che a ragione, nell’insieme, sono considerati embrione del regno d’Italia. Figura di straordinaria predisposizione al potere, s’imparentò con l’imperatore Enrico IV, affiancandolo a sua figlia Berta. Rimasta vedova, rifiutò ogni altro legame matrimoniale e, da sola, governò con credibile abilità.


Adelaide di Savoia.
1115. Altro personaggio di rilievo nella discendenza della casa. Figlia di Umberto II, il Rinforzato, conte di Moriana, sposò Luigi VI, il Grosso, re di Francia. Regina di Francia, quindi, e di notevole influenza giusto come la sua omonima ava. Riuscì a contenere, a beneficio dell’augusto marito, la contestazione dei signori feudatari, insofferenti all’autorità regia.
Ritrovatasi vedova – pareva che il fato le riservasse un cammino simile a quella sua ava – subì invece la prepotenza di suo figlio, il nuovo re di Francia Luigi VII, che la escluse da ogni questione di stato. Scelse una seconda vita matrimoniale ma, insoddisfatta, si separò per dedicarsi alla fede religiosa; fu lei a istituire il monastero di Montmartre.


Bona di Borbone.
1343. Periodo di guerre e di tradimenti, per mere strategie politiche sposò Amedeo VI il Conte Verde. Alla morte del marito, avvenuta a Campobasso per peste, la successione del regno andò al figlio Amedeo VII, il Conte Rosso (colori scelti nei tornei), che nel ’91 sarebbe inspiegabilmente morto tra atroci dolori, a Chambéry. I sospetti per un avvelenamento ricaddero sulla madre Bona, che sembrava avesse un debole per il nipote Amedeo VIII ancora minorenne. In ogni caso, Bona di Borbone si assicurò lo scettro della reggenza sino all’incoronazione del nipote.

Margherita di Valois e la contessa di Verrua. 1559. Margherita di Valois sposò Emanuele Filiberto, benché questi, due anni addietro, avesse sconfitto il di lei fratello Enrico II, re di Francia, a S. Quintino. Le nozze ebbero uno scenario da romanzo di cappa e spada, conforme ai tempi: la cerimonia ebbe ugualmente luogo sebbene il re fosse in agonia, ferito in un duello. Di notevole cultura e mecenate dei poeti (della Pleiade) aveva 36 anni e non si poteva giurare che avrebbe dato un erede ai Savoia: donna tanto impegnata e poco propensa al dovere reclamato dal marito. L’augusto compagno, per consolarsi, si portava a letto cortigiane, servette e contadinelle. Non solo; è accertato che avesse una relazione con la contessa di Verrua, dalla quale ebbe due figli Vittoria Francesca e Vittorio Francesco Filippo (fantasia dinastica sui nomi).

Se con le proletarie giaceva a letto, con le nobili preferiva l’oscurità dei palchi, d’altronde chiusi sul davanti, di fronte al palcoscenico. Si narra che una sera a teatro, appena si accesero le luci, tutti gli sguardi si rivolsero al palco reale, com’era d’uso, e ognuno poté scorgere Emanuele Filiberto che tentava di raggiungere il proprio posto, sgattaiolando con i pantaloni stropicciati, la parrucca sbilenca e la faccia impasticciata di cipria. Tentava di passare inosservato, che invece di seguire lo spettacolo era stato nel palco dell’amante contessa. Lo scandalo convinse la nobildonna a scappare travestita da uomo e ritornò a Versailles, la sua terra, con il baule colmo di gioielli, quale liquidazione del Savoia e di tanti altri innumerevoli amanti italiani. Da Versailles, la contessa, irradiò un’ineguagliabile maestria di gusto e di eleganza, un po’ come una ricercata stilista d’oggi.


Cristina.
1637. Sorella di Luigi XIII, re di Francia, sposò Vittorio Amedeo I. Rimasta vedova, ne assunse la reggenza, chiamata Madama Reale (Palazzo Madama a Torino), ma non fu la regina di tutti. La sua figura di comando provocò una tragica divisione politica tra il partito dei filofrancesi (il suo) e quello filospagnolo dei cognati Tommaso e Maurizio. Le contrapposizioni finirono per condurre il regno a una guerra civile.


Adelaide Enrichetta di Savoia.
1652. Figlia di Vittorio Emanuele I, sposò Ferdinando Maria di Baviera. Intellettuale e attratta dall’arte e dalla cultura, come la sua ava Margherita di Valois, fece della corte un centro di cultura, ma, contrariamente alla prima, non disdegnava i doveri coniugali.

Maria Teresa Luisa di Savoia Carignano. 1789. Incappò tra le nobili vittime della rivoluzione francese, traboccata nel piccolo stato monarchico sabaudo, che pagò un sanguinoso prezzo per la sua chiusura alla nuova ventata illuministica. Fu catturata dai sanculotti nostrani e giustiziata, giusto come la sua più grande omologa francese. Ieri come oggi, gli ultimi arrivati in ordine di tempo pagano il prezzo di colpe esclusivamente ereditate per appartenenza di ceto. Un ceto, ad ogni modo, al di fuori d’esso questi disgraziati non saprebbero storicamente che cosa fare.
Questa Maria Teresa meriterebbe pertanto più risonanza nei testi scolastici dei nostri figli, reiteranti di logore marie antoniette.


Maria Clotilde di Francia.
1798. Sorella di Luigi XVI andò sposa a Carlo Emanuele IV. Con il successo delle idee rivoluzionarie, dovette rifugiarsi col marito in Sardegna e prima di recarsi in esilio, volle sostare a Firenze per incontrare papa Pio VI. Dall’esito di quel colloquio è trapelato poco e nulla, ma si tramanda sia stato di grande valenza.

Maria Teresa d’Austria. 1814. Ambiziosa, volle riscattare Casa Savoia dalle umiliazioni subite per le idee rivoluzionarie e napoleoniche. Moglie di Vittorio Emanuele I ne divenne compagna fedele e consigliera della restaurazione. Forse fu proprio lei a suggerire al consorte di distruggere il ponte fatto costruire a Torino da Napoleone. La coppia reale, pur ben assortita, non riuscì mai a contenere quelle bande di briganti che infestavano i loro possedimenti.


Margherita di Savoia.
1884. La più amata e discussa dagli italiani, figlia del duca di Genova, Ferdinando di Savoia, e di Maria Elisabetta di Sassonia, fu data in nozze allo sfortunato principe Umberto, nel ’78 incoronato re d’Italia. Madre di Vittorio Emanuele III. In suo onore, il popolo, creò la pizza margherita, ancora nota ai nostri giorni ed è l’eponimo della cittadina pugliese rinomata per le saline. Carducci, abdicando le sue convinzioni repubblicane, la descrisse sensibile e incline ai richiami culturali. La conversione del Carducci fu seme di profonde polemiche quando gli fu assegnato il Nobel, accusato d’aver svenduto le sue idee progressiste per un premio monarchico.In verità, Carducci sconfessò il suo primitivo Romanticismo giacobino-repubblicano per cantare poeticamente la dinastia e l’Italia guerriera. Per la coppia reale il pericolo era sempre in agguato. II ministro Crispi, l’antico rivoluzionario risorgimentale, congegnò l’ingenerosa tassa sul macinato e le masse affamate di briganti scesero in piazza.
Crispi, già ideologo di una moderna maniera di stato e di governo, li fronteggiò con l’esercito, guidato dal famigerato gen. Beccaris, che non ebbe scrupoli d’aprire il fuoco uccidendone 82 tra la folla inerme.

\…\ in epoca risorgimentale, nel ’59, sarebbe stato il clandestino Francesco Crispi ad addestrare i rampolli aristocratici nella fabbricazione di bombe terroristiche e per impiegarle alla Orsini\…\ da La pulzella delle specchie Piazza Editore TV 2001stesso autore FG

Per risposta, l’anarchico Bresci, a Monza, ricambiò la strage con quattro colpi di pistola ben azzeccati, fulminando il re Umberto I. Ecco come riporta la notizia del regicidio II Giornale dei Bambini, edito a Firenze il 2 agosto 1900 anno V n. 31, editore proprietario Licinio Cappelli, direttrice responsabile Ida Baccini. “Bambini, la tristissima notizia è giunta fino alle vostre orecchie innocenti: una mano sacrilega ha colpito in Umberto I Re d’Italia, l’Uomo esemplare, il gentiluomo caritatevole, il cavaliere senza macchia e senza paura. Una mano sacrilega ha spezzato quel cuore aperto alla pietà di tutti i patimenti umani, quel cuore che non tremò nelle corsie appestate degli ospedali di Napoli, sui campi di battaglia, sul suolo crollato di Casamicciola, nelle pianure allagate dalla prepotenza de’ fiumi. Bambini, pregate e non per Lui innalzato ormai a un trono incrollabile: ma per la nostra sventurata patria, ma per la Vedova Augusta, ma pei Figli atterriti e piangenti… La Direzione”.

Alla morte dell’augusto marito, Margherita si dedicò alle opere caritatevoli e ostentò simpatia per quei nuovi pensieri che serpeggiavano e che avrebbero condotto la nazione e la casa reale alla rovina: il fascismo.


Elena di Montenegro.
1900. Figlia del principe Nicola I, futuro re del Montenegro, educata a Pietroburgo, sposò a Roma l’allora principe di Napoli, Vittorio Emanuele III, che salì al trono in seguito all’attentato di Monza. Elena di Montenegro fu così figlia e moglie di re: una duplice regalità. Assicurò la successione ai Savoia con cinque figli: Jolanda, Mafalda, Giovanna, Maria e Umberto, il principino ereditario. Personalmente, per citare a memoria i reali figli di Elena, mi basta elencare i nomi di quei miei procugini i cui genitori, d’entusiastica fede monarchica, avevano onorato la politica fascista di prolificità, aggiungendovi un Benito e, unica eccezione, in devozione del santo patrono, un Ciro.

Un fenomeno non raro in quei tempi, che comproverebbe il saldo attaccamento popolare a quelle istituzioni, se non ci fosse stato, però, quel liberatorio 25 aprile, al quale, così come vogliono farcelo passare oggi, tramite i patetici persuasori occulti (ma non tanto), avrebbero aderito tutte le forze in gioco, destra inclusa. Quando Vittorio Emanuele abdicò a favore di Umberto, Elena volle seguirlo in esilio, in Egitto, e rimasta vedova preferì finire i suoi giorni in Francia.


Maria Josè.
1936. Figlia del re Alberto I di Belgio e di Elisabetta, andò in isposa a Umberto, il figlio di Elena.La coppia si stabili prima a Torino e poi a Napoli.Diversamente da Margherita di Savoia, operò per scindere le responsabilità del fascismo da quelle della Corona, ma non riuscì a influenzare le decisioni del suocero Vittorio Emanuele; tenne contatti con intellettuali antifascisti. Quando il suocero dovette abdicare a favore di Umberto, benché i suoi trascorsi di lealtà istituzionale, volle seguire le sorti del consorte. Fu regina per breve tempo (il re e la regina di maggio): ai risultati referendari che scelsero la repubblica, partì in esilio per la Svizzera, separata dal marito, sistematosi a Cascais con il titolo di conte di Sarre.

La dinastia, che aveva governato per circa mille anni uno degli stati in cui era frammentata la penisola e nell’ultimo secolo l’Italia unificata, è proseguita fuori del territorio nazionale e non è detto, benché sia stato cancellato l’esilio, che cambi tanto presto residenza. L’attuale delfino è il principe virtuale Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele IV, ma si dice che esistano delle contrapposizioni di ramo, giacché un’eventuale corona ferrea 1 spetterebbe all’augusta testa di chi è potuto o ha preferito restare in patria ed ai suoi discendenti. Non è ancora certo, quindi, a chi tocca presentare l’ultima delle savoiarde.

Note. 1 La Corona Ferrea o Corona del Ferro è l’antica corona che contiene un chiodo della crocifissione di Gesù, e che dall’Alto Medioevo fino al XIX secolo (Napoleone Bonaparte) era dovuta ai Re d’Italia. I Savoia, però, non vollero indossarla giacché mantennero la corona del Regno di Sardegna. Dopo una conservazione protettiva in Vaticano durante l’ultimo conflitto mondiale, oggi è custodita all’interno del Duomo di Monza nell’altare della Cappella Teodolinda.

(A cura dello storico critico Ferruccio Gemmellaro – ferrucciogemmellaro@yahoo.it)

Le Savoiarde ultima modifica: 2012-01-04T13:13:30+00:00 da Ferruccio Gemmellaro



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