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Sanità, polemiche di inizio anno. Fiore: “Indigestione di chiacchiere”


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L'assessore alla Sanità regionale Tommaso Fiore (fonte image: santeramo.it)

Foggia – UN BAILAMME di inizio anno e botti che neppure le sanzioni in stile Emiliano potrebbero evitare, quelle che vanno in scena a Bari. Il Consiglio regionale è tutto un fremito. A scuotere l’opposizione, le condizioni della sanità pugliese, a partire da quella salentina. Il più duro di tutti è il consigliere regionale della Puglia Prima di Tutto, Andrea Caroppo. E’ lui, Segretario del Consiglio, a diffondere una nota virulenta contro la Giunta. Destinatario manifesto, il Presidente Nichi Vendola. Destinatario sottinteso: l’Assessore al ramo Tommaso Fiore. “Il quadro rappresentato oggi dalla stampa dello stato della Sanità salentina è desolante ed inquietante. Né risulta migliore la situazione nelle altre realtà pugliesi, a dimostrazione di un fallimento totale ed imparziale che non può non essere imputato alla guida politica complessiva del sistema-Puglia”, il suo punto di vista. Insomma, secondo Caroppo, se la Sanità versa in stato comatoso è per demeriti politici di un Presidente troppo concentrato a guardarsi all’esterno. Il suo, è un quadro angosciante, inquietante, a tinte ben più che fosche: “Sei anni dopo siamo al collasso generalizzato, alla negazione sostanziale e crescente del diritto costituzionale alla Salute”. Altro che “promessa di una sanità migliore e gratuita”.

Tato Greco. Non molto distanti da quelle di Caroppo le opinioni di Tato Greco. Che, non a caso, appartiene all’identica formazione politica di stampo fittiano. Il nipotino di Matarrese, comunque, focalizza la sua attenzione soprattutto sul merito delle piante organiche delle Asl. “Dopo due mesi e mezzo dalla legge regionale che ha imposto alle Asl di predisporre finalmente le piante organiche alla luce dei tagli effettuati con il Piano di rientro, tutto appare ancora in alto mare, come se non ci si rendesse conto della inderogabilità di questo adempimento per poter assumere personale sufficiente a garantire i livelli essenziali di assistenza”. Insomma, bacchettate sui ritardi della Giunta che lasciano lividi e bozzi palpabili. Greco tira anche le somme, poi, sui numeri del personale e, tanto per non sbagliare, sulla mancata organizzazione: “Aldilà dei numeri che si rincorrono relativi al fabbisogno di personale, anche a seguito di centinaia, forse migliaia di pensionamenti – spiega il consigliere regionale – l’organizzazione sanitaria regionale ha bisogno di punti fermi per poter predisporre una programmazione adeguata, e come ripeto da quasi un anno il primo di questi è senz’altro costituito dalle piante organiche». «È evidente infatti – prosegue – che se tagli ci sono stati, la grande parte del personale che lavorava in ospedali o reparti soppressi e ridimensionati dev’essere ricollocato, per esempio, o gli effetti sulle casse della Regione tarderanno a vedersi”

Rocco Palese. “La situazione della sanità in provincia di Lecce fotografata oggi dalla stampa è drammatica, al limite del collasso, ferma a sette anni fa, come denunciano pazienti e operatori del settore. Ciò purtroppo conferma quanto da tempo denunciamo: la politica sanitaria della Regione Puglia in questi ultimi anni è stata improntata al taglio dei servizi e non al taglio degli sprechi. Questo è inaccettabile in una Regione in cui i cittadini pagano 338 milioni di euro di tasse regionali in più all’anno”, così la frustata di Palese, cavallo perdente del centrodestra nell’ultima corsa al Palazzo d’Inverno di Lungomare Nazario Sauro. Al walzer, aggiunge a sua volta la nota intonata: “Alla graduale chiusura degli ospedali come da Piano di Rientro, non è seguita purtroppo l’attivazione di servizi sanitari territoriali alternativi, con il risultato che i Pronto Soccorso dei grandi ospedali, come il Vito Fazzi, scoppiano e il servizio di emergenza urgenza 118 risulta l’unico presidio territoriale, viene utilizzato dai cittadini in alternativa all’ospedale e, naturalmente, risulta sottodimensionato. A questo si aggiunge una situazione drammatica dal punto di vista del personale e delle apparecchiature, con Tac e Risonanze Magnetiche sottoutilizzate o spesso rotte e liste d’attesa chilometriche”. La proposto è di “iniziare con una severa e puntuale ricognizione della sanità in tutte le province pugliesi e che il Governo regionale abbia il dovere morale di garantire quantomeno i servizi essenziali ai cittadini vessati dalle tasse”.

Massimo Cassano. Il capogruppo Pdl attacca fornendo immagini da incubo. Una strategia del timore fatta “reparti accorpati, attività ambulatoriale ridotta, turni massacranti nelle rianimazioni, sale operatorie chiuse”. Insomma, “una sanità, quella pugliese, messa in ginocchio dalla fuga di medici e infermieri che, avendo maturato il diritto alla pensione, si chiudono definitivamente alle proprie spalle la porta del caos in cui versano i nostri ospedali alle prese con manovre finanziarie e piani di riordino che – seppure necessari e con i pur evidenti sforzi che si stanno facendo per assicurare livelli dignitosi nell’assistenza – andavano pianificati, progettati e attuati con una politica che riproponesse come unico obiettivo la tutela del malato, del sofferente, delle loro famiglie”. Il nuovo anno, illustra Cassano, “comincia con l’ennesima emergenza, con più di mille sanitari che abbandonano le corsie, nonostante l’enorme esperienza maturata con gli anni nell’assistenza agli infermi. Con il rischio di vanificare il lavoro che si sta facendo con le conciliazioni delle cause dei medici assunti con la stabilizzazione bocciata dalla Corte costituzionale e riassunti sulla base delle sentenze dei giudici del lavoro. Insomma si tampona una falla ma si apre una voragine con effetti devastanti sulla qualità del servizio offerto come denunciato finanche dai direttori generali delle Asl”. Senza dimenticare, poi, i “manager che ora per primi dicono basta ai tagli indiscriminati e chiedono invece di puntare sulla razionalizzazione. Una missione quasi impossibile anche per un uomo e un medico di grande esperienza qual è l’assessore alle politiche della salute, Tommaso Fiore, vittima inconsapevole di logiche spartitorie che in questi ultimi anni, cancellando di colpo qualsivoglia tentativo di programmazione, hanno di fatto dato il colpo di grazia al sistema sanitario pugliese, lasciando in prima linea sempre meno medici a fare fronte ad una sempre maggiore domanda di tutela della salute e operatori del “118” sempre più sfiancati dai troppi disagi in cui sono costretti a svolgere la propria preziosissima opera”.

Tommaso Fiore. “Chiacchiericcio”. Basta una parola, all’assessore alla Sanità, per mettere in silenzio tutte queste voci. Una posizione forte, dura e sferzante, che giunge al termine di una due giorni intensa in quanto a dichiarazioni ufficiali e note stampa. “Il nuovo anno – attacca Fiore – inizia con una batteria di lamentazioni incomprensibili relative allo stato della sanità in Puglia. L’indigestione di comunicati, evidentemente conseguente ai cenoni di fine anno, tende a nascondere i risultati ottenuti nel primo anno di Piano di Rientro e costituisce opposizione preventiva all’inevitabile continuazione dell’attività di riordino ospedaliero che avrà a breve ricadute sulla riorganizzazione dei punti nascita, conseguente ad un accordo Stato-Regioni che tutti i consiglieri regionali ben conoscono”. Fiore riconosce comunque l’utilità di alleggerire “il blocco del turn over al fine di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza”.

Redazione Stato,
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Sanità, polemiche di inizio anno. Fiore: “Indigestione di chiacchiere” ultima modifica: 2012-01-04T19:47:34+00:00 da Redazione



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