CulturaMacondo

Macondo – la città dei libri


Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Dove l’eterno Sud si fa continente ∞
di Piero Ferrante
officinaIl Sudamerica è l’unica terra a Sud di se stessa. Una terra che non prevede Nord. Il Nord, in Sudamerica, rimane comunque Sud. L’America Latina, scriveva Luis Sepulveda, “confina a nord con l’odio, e non ha altri punti cardinali”. Al di sotto della linea del Norte, laddove capitalismo selvaggio, strategia militare e salotti economici convivono orgiasticamente e, nelle ammucchiate, generano sistemi di disparità, esiste un unico Sud, che va dalla Revoluciòn ai ghiacci perenni. E, tra l’una e gli altri, sulle strade battute dalla antiche civiltà e da culture millenarie, passeggiano contraddizioni, ribellioni, stomaci affamati, guerriglieri, mineros, campesinos e cocaleros, banditi ed emigrati, sfruttatori, eserciti di liberazione ed eserciti di straccioni, polveri e poveri, piazze gremite di madri e fantasmi di figli scomparsi, persi nel buco nero di un tratto di Storia buio come la pece.

In Sudamerica vige una legge non scritta. Una legge panamericana, unificante. Bolivariana. Vale per chi sta e per chi parte. Vale per l’andino e per il viaggiatore. Vale per il cileno, per l’argentino, per il cubano, per il nicaraguense, per l’uruguagio, per il carioca. È il ripudio della banalità. L’ordine no, non è materia da Latinamerica, laddove tutto è bianco o nero, le parole sono macigni validi più d’ogni codice e anche le rughe parlano più della bocca, le passioni governano l’uomo e lo guidano, la politica ed il tifo calcistico si equivalgono per serietà, dove gli stadi sono più dei parlamenti perché hanno visto vittorie e sconfitte, ma anche deportazioni e fucilazioni di massa.

In Sudamerica non si viaggia. Si diventa viaggio. Il corpo come una strada in cui si fa largo la memoria dei desaparecidos, le urla di Villa Grimaldi vagano oscillando nelle orecchie, le poesie di Pablo Neruda s’imbarcano sul fiume delle vene per arrivare al cuore, la voce di Company Segundo detta il ritmo dei passi, sostituendo l’armonia allo stimolo dei muscoli. Si diventa schiavi in Sudamerica. Schiavi del Sudamerica e delle sue storie, della sua Storia. Liberamente schiavi della libertà che è più di un diritto al sapere, al potere, al fare, ma è compartecipazione ai silenzi e ai dolori universali di chi ha visto cadere i suoi figli migliori, piagati dai fucili di Condor e Puma.

Il Sudamerica ha crateri lunari al posto della terra, deserti di sale e di sole senza oasi, città abbandonate da Dio e dagli uomini e periferie rese tali dall’Impero. Perché nell’eterno Sud la Storia è questione di un momento. Può accadere tutto e non accadere nulla. Possono nascere imperi e con la stessa impietosa velocità tramontare. O semplicemente non nascere mai per un contrattempo. È tutta una questione di centimetri, ci dice Mauro Daltin, in “Officina Bolivar. Storie sudamericane di destini, polvere e cieli capovolti”, edito dalla Ediciclo a fine 2013. Un portulano senza mare, il suo. Dove i porti sono moli di sabbia issati su picchi di 3000 metri. Su, verso il cielo, dove l’aria si rarefa, dove l’ossigeno vale più dell’oro e l’acqua più del platino. Daltin ci racconta il suo Sudamerica, che ha percorso in treno, a piedi o a bordo di pullman che solo lo scotch ipotetico della tenacia tiene su gomme, dall’Argentina al Perù. Un pezzo di mondo galleggiante tra due Oceani, disegnato da chissà quale burlone d’un dio secondo lo schema del realismo magico orditogli a bella posta da qualche antenato di Gabriel Garcia Marquez.

Mauro Daltin, “Officina Bolivar. Storie sudamericane di destini, polvere e cieli capovolti”, Ediciclo 2013
Giudizio: 3 / 5
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∞ Maledetto Bukowski? ∞
di Marilù Oliva
tutti diconoTitolo: Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski
Autore: Roberto Alfatti Appetiti
Editore: Bietti
Il libro: Il 9 marzo del 1994, all’età di 74 anni, moriva Charles Bukowski. A vent’anni di distanza, questa biografia ne ricostruisce l’infanzia dolente, gli incontri e gli scontri, i fallimenti e i successi che ne hanno caratterizzato la vita, svelando per la prima volta compiutamente la personalità autentica dello scrittore americano più popolare in Europa. Dalla fama di nazista, coltivata per provocazione, al conflittuale rapporto con i Beat e con le femministe, dagli ippodromi di Los Angeles all’amicizia con John Fante, affiora il ritratto inedito e stupefacente del Bukowski politicamente scorretto che, in ostinata solitudine, ha conquistato e continua a conquistare intere generazioni di lettori.
Uscito: aprile 2014
Pagine: 332
ISTRUZIONI PER L’USO
Categoria farmacologica:
Gocce di bastardaggine. Uno dei saggi più attenti che siano stati scritti sulla vita dell’autore
Composizione ed eccipienti:
Dieci capitoli biografici + un ricco apparato bibliografico + Indice dei nomi finale.Gli ingredienti più incisivi del repertorio bukowskiano: l’arte di osare, di strafare anche, di rompere le regole e reinventarle a sua misura. Oltre a questo, una spiccata idiosincrasia verso il perbenismo, le strette regole bigotte, l’impostazione comandata del vivere in società. Il volume procede con acribia scientifica, con tanto di note alla fine dei capitoli, rimandi e citazioni dirette, di cui è ricchissimo. Vengono raccontate tutte le esperienze dell’uomo, da quelle di figlio, a quelle di lavoratore, a quelle di poeta, a quello di partner (non era molto facile instaurare una relazione duratura, con lui). Vasta e poliedrica la sua esperienza professionale, come è risaputo. Ma Alfani Appetiti la espone nel particolare. Bukowski fu, tra le altre cose: magazziniere, operaio, autista, garzone, addetto alle spedizioni, oltre, naturalmente, come risaputo, postino. Gli facevano tutti schifo, quei lavori, ma almeno glissava un impiego regolare. Un po’ conservatore quanto a differenze di genere – nel senso che pensava che gli uomini stessero meglio «quando le donne stavano peggio», ebbe parecchie storie finché approdò al matrimonio – matrimonio sereno e riuscito – con la donna che si occupò di lui fino all’ultimo giorno. Molto interessanti le pagine in cui il saggista sfata alcune leggende, la cui sostanza era solo atteggiamento ed esibizione.E al di là di tutto questo, l’autore dimostra la concezione altissima dello scrittore per la letteratura e la sua connessione con la percezione del male: «Io penso che un uomo debba essere obbligato a scrivere in una stanza piena di teschi, pezzi di carne cruda che penzolano, mordicchiato da grassi ratti invadenti, le orbite degli occhi senza musica a fissare il cervello bagnato zuppo di etere, zuppo d’amore, zuppo di odio, mentre per tutto il tempo missili, lampi e catene della storia svolazzano come pipistrelli, e battiti d’ali, fumo e teschi risuonano nella birra».
Indicazioni terapeutiche:
Questo libro ripristina le carenze di midollo spinale
Consigliato a tutti, benefico per:
Chi non ha capito che la scrittura comporta sofferenza
Chi non ha «fegato né ritmo né palle».
Chi si adatta sempre e comunque
Chi soffre di acne vulgaris suprema
Spugne (nel senso di bevitori recidivi)
Controindicazioni:
Tenere lontano dai cattivi e melensi poeti
Posologia, da leggersi preferibilmente:
Anche bevendo un bicchierino di whisky
Effetti indesiderati:
Di sicuro vi verrà voglia di una vita più dannata
Avvertenze:
Conservare di fianco a Post Office, Storie di straordinaria follia, L’amore è un cane che viene dall’inferno e agli altri volumi imprescindibili della produzione di Charles
La recensione è tratta dalla rubrica Il Bugiardino della Community online de l’Unità
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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’VENDUTI IN ITALIA (fonte ibs.it)
1. Marcus Zusak, “L’armata dei sonnambuli”, Einaudi 2014
1. Cristina Caboni, “Il sentiero dei profumi”, Garzanti 2014
3. Sveva Casati Modignani, “La moglie magica”, Sperling & Kupfer 2014
Con il ritorno di Macondo, abbiamo ancora più bisogno di sentire la vostra voce. Inviateci suggerimenti, critiche, proposte, consigli a p.ferrante@statoquotidiano.it

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2014-05-04T15:49:16+00:00 da Piero Ferrante



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