Capitanata

Inchiesta Finanza su Cotonificio di Capitanata: frode per 22 mln


Di:

Macchinari Cotonificio (immagine d'archivio)Manfredonia – UNA frode fiscale per 22 milioni di euro è stata accertata dai militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Manfredonia, all’esito di specifici controlli, controlli partiti già nel febbraio del 2009 (relativi allo stesso finanziamento percepito dalla srl).

IN PARTICOLARE, si fa riferimento ad una truffa operata da una società del Contratto d’Area di Manfredonia-Mattinata e Monte Sant’Angelo. Una società che aveva usufruito dei fondi del CdA derivanti dal secondo protocollo aggiuntivo, a valere su fondi Cipe, pari a 39.006 (in miliardi) di investimenti, 23.554,7 miliardi di contributi, per 48 occupati a regime in 36 mesi.


La società in questione è il Cotonificio di Capitanata (società a responsabilità limitata) con attività di filati e tessuti. I militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Manfredonia hanno svolto ulteriori accertamenti sulla srl in questione (l’indagine sarebbe ancora in corso), scoprendo una maxi evasione operata dalla srl in questione attraverso l’utilizzo di fatture per operazione inesistenti per un ammontare complessivo pari a 22 milioni di euro (già accertata nel 2009). La somma sarebbe stata totalmente recuperata dai militari della Guardia di Finanza di Manfredonia.

IN PARTICOLARE, la srl citata era stata beneficiaria come detto dei contributi ex Legge 662/96 ed aveva posto in essere una serie di artifizi, raggiri ed attività simulatrici, tra i quali anche la produzione di una molteplicità di documenti fraudolentemente, documentazione oculatamente predisposta al fine di beneficiare, in modo illecito, dello stesso finanziamento.

IL SISTEMA CDA: BENI USATI CLASSIFICATI PER NUOVI, FATTURE GONFIATE – Il metodo utilizzato dalla srl in questione è quello riconducibile a (tante) altre aziende del CdA, che in passato hanno usufruito dei finanziamenti: acquisto su carta di macchinari nuovi di fabbrica (in verità usati), fatture gonfiate (naturalmente per giustificare l’acquisto. Complessivamente, la società ha evaso le imposte sui redditi mediante l’indebita deduzione di circa 200mila euro sulle quote di beni già ammortizati. Evaso Iva per oltre 1,6 milioni di euro; sottratto a tassazione ai fini Irap una base imponibile di oltre 174mila euro. Dodici persone (tutte facenti parte della compagine sociale citata) sono state denunciate all’Autorità giudiziaria. L’azienda citata è tecnicamente in fallimento.

L’AIUTO DI STATO CONCESSO AL COTONIFICIO DI CAPITANATA – Aiuto di stato concesso al Cotonificio

AL COTONIFICIO di Capitanata srl era stato infatti notificato un aiuto dallo Stato lo scorso 24 novembre del 1999, conformemente alle disposizioni della disciplina multisettoriale degli aiuti regionali destinati ai grandi progetti d’investimento (in appresso disciplina multisettoriale). La sovvenzione fu utile per la costruzione di una fabbrica per la tinteggiatura e il finissaggio di tessuti in cotone nel comune di Manfredonia (Foggia), regione assistita ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, lettera a) del trattato CE.

Conformemente alla comunicazione dell’Italia del 29 maggio 2000, l’importo del contributo previsto fu di 12 165 000 euro ripartito in tre rate uguali di 4 055 000 euro da erogare nel 2000, 2001 e 2002. Considerate le caratteristiche del progetto, l’intensità dell’aiuto previsto è del 42,49% ESN. La Commissione europea – Direzione generale della concorrenza Direzione H – di Rue de la Loi/Wetstraat, a Bruxelles – decise di non sollevare obiezioni nei confronti della misura in oggetto, conformemente all’articolo 4, paragrafo 3 del regolamento n. 659/1999 del Consiglio del 22 marzo 1999 a patto che vengano rispettate determinate condizioni.

Alla data della notificazione, CdC non disponeva ancora di personale e il suo fatturato e bilancio erano irrilevanti. Il Cotonificio di Capitanata appartiene per il 90% a Cotonificio Veneto S.p.A. Il Cotonificio Veneto è un’impresa che studia, idea e fa confezionare tessuti destinati all’abbigliamento maschile, con 28 dipendenti (3 dirigenti, 18 impiegati e 7 operai) prima dell’erogazione dell’aiuto statale allo stesso Cotonificio. Il fatturato totale era di 53,5 miliardi di ITL nel 1996, di 45,9 miliardi di ITL nel 1997 e di 57,9 miliardi di ITL nel 1998 (nell’ordine di 30 milioni di euro). Nello stesso periodo il suo bilancio totale era nell’ordine di 21 milioni di euro. Il Cotonificio Veneto apparteneva (prima dell’erogazione dei fondi) ad una persona fisica per il 90%. In base alle informazioni della Commissione: il Cotonificio Veneto non avrebbe avuto il controllo su altre imprese, ad eccezione del Cotonificio Veneto North America Inc., impresa di recente costituzione e con un solo dipendente.

Il progetto per il CdC riguardò la costruzione di una fabbrica per la tinteggiatura e il finissaggio del filo di cotone. La produzione della nuova fabbrica aveva previsto 8 milioni di metri di tessuto all’anno (4 milioni di metri di finissaggio di tessuto bianco e 4 milioni di tessuto tinto pronto all’ago). I principali destinatari della produzione sono: l’industria dell’abbigliamento (45% della produzione), dell’abbigliamento sportivo (21%), della biancheria intima (13%) e della biancheria da casa (13%). Fu anche previsto che il Cotonificio di Capitanata doveva vendere il 78% della propria produzione alla casa madre (Cotonificio Veneto) e il rimanente 22% a terzi.

Il progetto determinò un investimento totale di 21 543 000 euro di cui 20 144 000 euro di spese ammissibili, in 391 (migliaia di euro) in terreno, 3244 per gli edifici, 15090 per gli impianti e le macchine. 16 per immobilizzazioni immateriali, per un totale di 18.742 milioni di euro per le spese ammissibili fino al 2002 e 1384 (in migliaia di euro) per le spese non ammissibili.

Il progetto in questione avrebbe dovuto creare, a termine, 70 posti di lavoro diretti (1 dirigente, 6 impiegati e 63 operai) L’Italia ritenne che il progetto in questione avrebbe dovuto creare indirettamente 106 posti di lavoro nella regione assistita in questione e in altre regioni limitrofe anch’esse assistite. I 30 posti di lavoro presso i fornitori sono calcolati tenendo conto del fatto che il CdC avrebbe dovuto acquistare il 20% delle materie prime sul posto (vale a dire 1,6 milioni di metri di tessuto). I 30 posti di lavoro dovevano essere ottenuti considerando che la produttività sarebbe dovuta essere pari a 28,6 metri di Tessuto all’ora per dipendente, con un operaio attivo per 1840 ore all’anno. I 38 posti di lavoro tra i clienti furono calcolati tenendo conto del fatto che il CdC avrebbe dovuto vendere il 20% della sua produzione a imprese del Mezzogiorno e che il Cotonificio Veneto (con assorbimento del 80%) rivenderà il 20% di tale 80% a imprese del Mezzogiorno. Pertanto il 36% della produzione del CdC (2,88 milioni di metri di tessuto) doveva essere trasformato nel Mezzogiorno.

L’aiuto (sovvenzione a fondo perduto) fu concesso dallo Stato italiano (Cassa Depositi e Prestiti sui fondi CIPE) in applicazione della legge n.488/92 e delle disposizioni di applicazione successive (e segnatamente L 662/96 art. 2 c. 203, lett era c) e delibera CIPE 21 marzo 1997). Il regime fu stato autorizzato dalla Commissione. L’aiuto era stato concesso, come detto, con la firma del Secondo Protocollo Aggiuntivo del Contratto d’Area per l’area di Manfredonia, del 19 marzo 1999. Il documento precisò che la notificazione all’UE ai sensi della disciplina multisettoriale è in corso e che il versamento della prima quota è subordinato alle decisioni dell’UE. Come detto, complessivamente l’importo dell’aiuto previsto fu di 12 165 000 euro, da versare in quote uguali di 4 055 000 euro nel 2000, 2001 e 2003. Ciò corrisponde a un valore attuale di 11 530 000 euro.

Nel corso dell’istruzione fu riscontrato che né la Commissione né lo Stato membro disponevano di dati di mercato che permettavano di conoscere il tasso medio di utilizzazione dell’industria nel settore NACE 17.30, né di valutare il consumo apparente in tale settore. Tuttavia, dal punto di vista economico e industriale, il settore del finissaggio e della tinteggiatura del tessuto in cotone fu strettamente legato a quello del settore immediatamente a monte, vale a dire quello della tessitura di tessuti in cotone. In assenza di dati specifici, sembrò quindi ragionevole valutare l’evoluzione del mercato in questione mediante l’evoluzione di questo secondo mercato contiguo.

Si fece pertanto riferimento all’evoluzione del settore NACE 17.21. Per quanto riguarda la classe NACE 17.21, la Commissione dispose di dati relativi all’utilizzazione delle capacità solo per il periodo 1995-1998. Tuttavia, in un caso recente, la Commissione valutò che il periodo indicato era “sufficientemente rappresentativo” della situazione del settore interessato. In tale caso, il tasso di utilizzazione delle capacità nell’Unione europea nel settore NACE 17.21 fu valutato pari al 77,8%. Durante lo stesso periodo, il tasso medio di utilizzazione delle capacità nell’Unione europea per tutta l’industria manifatturiera risultò pari all’82,2%, vale a dire 4,4 punti percentuali in più rispetto al settore NACE 17.21.

AL TEMPO, il CdC era una società recentemente costituita. Il suo fatturato non era significativo, prima dell’erogazione dell’aiuto della Ce, per cui la quota di mercato della srl al momento della domanda di concessione dell’aiuto era “vicina allo zero”.

La misura notificata dall’Italia costituì un aiuto concesso, al tempo, da uno Stato ai sensi dell’articolo 87 del trattato CE. Tale aiuto è concesso nel quadro di un regime di aiuti a finalità regionale approvato dalla Commissione. Tale aiuto rientrò nel campo di applicazione della disciplina multisettoriale perché: il progetto era stato realizzato nel settore tessile e aveva un costo totale superiore a 15 milioni di euro: il valore effettivo del progetto (come risulta dalla notificazione originale) fu di 20 milioni di euro; l’intensità degli importi d’aiuto cumulata, espressa in percentuale dell’investimento che può aspirare a un aiuto, era superiore al 50% del massimale degli aiuti a finalità regionale per le grandi imprese nell’area in questione: l’Italia intese concedere il 106% di tale massimale; l’aiuto per posto di lavoro creato o mantenuto fu superiore a 30 000 euro: l’importo dell’aiuto previsto fu infatti di 12 165 000 euro (valore nominale), il numero di posti di lavoro (direttamente) creati è di 70, che equivalse a un aiuto per posti di lavoro di 174 000 euro. L’Italia notificò l’aiuto alla Commissione il 24 novembre 1999, vale a dire dopo la sua concessione (il 19 marzo 1999). Tuttavia, la Commissione rienne al tempo che “non si trattava di un aiuto non notificato dal momento che l’atto di concessione dell’aiuto prevedeva che il versamento dell’aiuto al beneficiario fosse condizionato all’autorizzazione da parte della Commissione”.

La Commissione constatò al tempo che il CdC rispondeva ai criteri definiti dalla raccomandazione della Commissione del 3 aprile 1996, relativa alla definizione delle piccole e medie imprese nonché dalla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato alle piccole e medie imprese del 23 luglio 1996: da una parte, dal momento che il CdC era un’impresa di nuova costituzione, il CdC non aveva dipendenti né fatturato significativo, dall’altra, il CdC rispettava il criterio d’indipendenza nella misura in cui non appartieneva per il 25% o più (del capitale o del diritto di voto) a una o più imprese che non corrispondevano alla definizione di PMI.

Infatti il CdC appartieneva al Cotonificio Veneto – una PMI – il “gruppo” Cotonificio Veneto dava lavoro a meno di 250 persone (28 presso il Cotonificio veneto più una presso la filiale americana), con un fatturato inferiore a 40 milioni di euro (pari a 30 milioni di euro) e, a sua volta, il Cotonificio Veneto rispettava il criterio d’indipendenza (il Cotonificio Veneto non è controllato da una grande impresa e il suo principale azionista non controlla altre imprese).

La Commissione considerò di conseguenza l’aiuto “compatibile” con il trattato CE, a condizione del rispetto delle condizioni considerate (come firmato dalla direzione generale della Ce, nella persona di Mario Monti).

L’IMPRESA, LA CHIUSURA, IL FALLIMENTO – IL Cotonificio di Capitanata srl aveva sede legale a Milano (Mi) con sede anche a Manfredonia (strada statale 89 km.173,310 snc), con attività dal 1 marzo 2004 per la tessitura, dal primo marzo 2006 per il finissaggio dei tessili e degli articoli di vestiario.

L’ASSORBIMENTO DELLA TLM – L’attività furono svolte dal 2004 nei capannoni, concessi in affitto dalla TLM, società del Contratto d’area di Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Mattinata operante nel tessile, incorsa in una procedura di fallimento che determinò la revoca del contributo pubblico, con conseguente assorbimento dell’attività industriale e del personale della TLM. Alcuni passi delle note stampe del Comune di Manfredonia: “l’azienda produce circa 22 mila metri lineari di tessuti al giorno; dispone di un maglificio modernamente attrezzato dotato di un finissaggio/tintoria che consentono la produzione di tessuti a maglia per l’abbigliamento, il settore automobilistico, l’arredamento e la produzione di copri materassi e lenzuola”. E ancora: “Alla data del 17 gennaio 2006, le aziende del Contratto d’area in attività risultano essere 51 per una occupazione complessiva di 1.647 unità: 42 unità in più rispetto al censimento effettuato il 30 giugno 2005 che registrava 1.605 occupati”. “Le varie attività sono peraltro in costante monitoraggio da parte di Europrogetti & Finanza e dei competenti Ministeri oltre che soggette ai controlli tributari con tutele le conseguenze che ne possono derivare. Niente insomma è lasciato al caso o all’arbitrio delle singole aziende. Di tanto vi è chiara e precisa traccia negli atti del Contratto d’area”.

I PRIMI SEGNALI DI UNA CRISI – Partito con 15 addetti, il CdC è arrivato nel giro di tre 3 anni a 42 unità lavorative. Con l’arrivo del 2008, le prime criticità aziendali con le ferie forzate, dal mese di maggio la cassa integrazione che per alcuni operai durò 26 settimane; a settembre dello stesso anno (2008) lo sfratto e il taglio della fornitura elettrica; a novembre il trasloco in un altro capannone della zona industriale D46; a dicembre l’arresto della produzione per mancanza di acqua.

IL FALLIMENTO – Il 17 giugno del 2009 il fallimento come stabilito con un provvedimento dell’autorità giudiziaria (16/09), con data iscrizione della procedura fissata il 22 giugno del 2009 (giudice delegato dottor Roberto Gentile, curatore dottor Luigi Maida, Foggia: via Zuretti 11).

I LAVORATORI, IL SIT IN PIAZZA, LE DENUNCE AL COMMISSARIATO DI PS DI MANFREDONIA – Il 6 gennaio 2009 giunse ai 42 lavoratori della srl una lettera raccomandata di licenziamento collettivo con cui l’azienda aveva provveduto a rescindere il rapporto di lavoro con “effetto immediato”. I motivi della chiusura, come indicato nella lettera, furono riconducibili alla “impossibilità di proseguire l’attività produttiva in azienda che aveva iniziato a dare i primi segni di cedimento nella seconda metà del 2008 mandando forzatamente in ferie il personale o collocandolo per lunghi periodi in cassa integrazione”. Il 3 febbraio 2009, la Tenenza della Guardia di Finanza di Manfredonia aveva sequestrato dei macchinari presenti in fabbrica (con indagini partite nel 2007). Il 13 febbraio la denuncia di otto persone alla autorità giudiziaria per “indebita percezione di finanziamenti pubblici per 22 milioni di euro e il sequestro dei macchinari”. Per i dipendenti, che non avrebbero percepito lo stipendio dal mese di settembre 2008, fu stabilita la messa in mobilità sottoscritta tramite accordo sindacale lo scorso 13 febbraio 2009. Nella lettera, l’azienda specificò che avrebbe provveduto a corrispondere ai lavoratori le spettanze di fine rapporto e il T.F.R. Al tempo fu diposto il sequestro probatorio dei beni, per il timore di una possibile alienazione degli stessi. Il cotonificio aveva messo in cassa integrazione dal mese di maggio 2008 alcuni operai per 26 settimane; a settembre 2008 lo sfratto e il taglio della fornitura elettrica; a novembre il trasloco in un altro capannone della zona industriale D46; a dicembre l’arresto della produzione per mancanza di acqua.

IN precedenza il 22 gennaio 2009, la protesta pacifica dei lavoratori del CdC dinnanzi al Comune di Manfredonia. Nel settembre del 2009, la srl ricevette l’ingiunzione di sfratto dall’immobile realizzato per un’altra azienda dello stesso comparto il cui investimento era andato male e che il Cotonificio aveva preso in fitto, subendo il taglio dell’energia elettrica a causa di un contenzioso con l’Ente erogatore relativo. Nel novembre del 2009 il trasferimento degli impianti in un altro capannone a vicinissima distanza dall’altro, ma la produzione rimase bloccata, a causa della mancata erogazione di acqua nello stesso capannone.

FINE DI UN BARACCONE IMPRENDITORIALE ( Manfredonia, industriali di Treviso: un volo per il Contratto d’Area. Già ma quale ?). Nel 2008, da segnalare anche lesperienza della BMP, con la messa in mobilità 160 tra operai e impiegati e la chiusura per fallimento la Pull & Pull (contratto d’area – tra settembre 2007 e gennaio 2008), che aveva all’attivo 18 dipendenti. In seguito i problemi della TLM (con assorbimento di linee e produzione nella stessa srl Cotonificio di Capitanata) Sealed Air. Nel 2009 chiude la Eurotrade (insacco di fertilizzanti, con il licenziamento di 14 operai); poi come detto i 42 dipendenti del Cotonificio srl. Nel marzo 2009 la Cig per i 60 operai della Ingenia gruppo Bontempi Casa. Cig a febbraio 2009 anche per la Somacis (83 dipendenti). Nel 2010, come ricordato, la crisi della Zadra Vetri ( Il Contratto ‘dimezzato’: schiarita per Soems, trasformazioni per la Zadra ) e poi ancora la cig della Imar, la chiusura della Rei srl, i sigilli alla Tuboplast, e ancora la Cig della Inside (il patteggiamento di Bolici per i reati riscontrati dal Noe), la fuga della Comemsud.

PERCEZIONE INDEBITA FONDI CDA – A FEBBRAIO L’OPERAZIONE ‘TUBE’ DELLA GDF DI MANFREDONIA – C’era una volta il Contratto, truffa e falso: sequestrato capannone Tuboplast e La rimozione dei sigilli

LA REI – Lavoro e interruzioni: Rei ferma da gennaio con scioperi a febbraio, accordo Simav

PERCEZIONE INDEBITA FONDI DI UNA SOCIETA’ DEI PATTI TERRITORIALI DI ASCOLI-CANDELA E SANT’AGATA DI PUGLIA – Patti territoriali’ tra fondi e percezioni indebite: denunce

FUGA COMEMSUD – Patti territoriali’ tra fondi e percezioni indebite: denunce

DISMISSIONE DEL CONTRATTO DI FITTO TRA TUBOPLAST E SOEMS – Soems salta l’incontro in Provincia, disdetto ctr di fitto con Tuboplast

INSIDE FRA CIG, PORTI E SENTENZE Inside fra Cig, porti e sentenze e Critiche su dirigenza Inside: non percepite mensilità e indennità Cigo

FOCUS: IL CONTRATTO D’AREA DI MANFREDONIA – MONTE SANT’ANGELO – MATTINATA – Focus CdA

LA CIG DELLA IMAR – Fallimento CdA, lavoratori Imar: “nel futuro ? L’emigrazione”

Reportage all’interno del CdA di Manfredonia-Monte S.A.-Mattinata


Redazione Stato, GdF, riproduzione riservata

Inchiesta Finanza su Cotonificio di Capitanata: frode per 22 mln ultima modifica: 2010-08-04T12:09:13+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
2

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This