A San Giovanni Rotondo non siamo più davanti a un semplice problema di comunicazione.
Siamo davanti a qualcosa di molto più grave: un silenzio istituzionale che sta diventando offensivo nei confronti di una comunità intera.
Casa Sollievo della Sofferenza non è una società qualsiasi. Non è un’azienda qualsiasi. Non è una proprietà privata qualsiasi. È l’opera di Padre Pio. È un ospedale di riferimento. È un IRCCS. È lavoro. È sanità. È ricerca. È economia. È territorio. È una parte enorme dell’identità di San Giovanni Rotondo e del Mezzogiorno.
E proprio per questo non può essere gestita come se fosse una faccenda riservata a pochi eletti.
IL GRANDE TEATRO DEL SILENZIO
Da mesi circolano ricostruzioni, numeri, smentite, precisazioni, preoccupazioni sindacali e indiscrezioni sul futuro dell’ospedale.
StatoQuotidiano ha raccontato una vicenda nella quale compaiono debiti, crediti, tensioni contrattuali, difficoltà organizzative, timori dei lavoratori e l’ipotesi di un possibile coinvolgimento di soggetti privati. La direzione, dal canto suo, ha fornito una lettura molto diversa della situazione economica, sostenendo che i conti siano gestibili e contestando le rappresentazioni più allarmistiche dell’indebitamento. Perfetto. Allora facciamo una cosa semplicissima.
Mettiamo tutto sul tavolo.
Bilanci. Piano industriale. Debiti. Crediti. Contenziosi. Rapporti con la Regione. Costo del personale. Prospettive occupazionali. Investimenti. Strategie. Eventuali interlocuzioni con soggetti esterni.
E soprattutto: il progetto per il futuro.
Non servono proclami. Non servono rassicurazioni generiche. Non servono fotografie istituzionali.
Servono documenti e parole chiare.
PERCHÉ I CITTADINI DEVONO SEMPRE ARRIVARE DOPO?
La domanda è brutale, ma necessaria.
Perché una comunità che vive quotidianamente le conseguenze di ciò che accade dentro Casa Sollievo deve apprendere le notizie dai giornali, dalle dichiarazioni sindacali, dalle indiscrezioni e dalle ricostruzioni giornalistiche?
Perché non esiste una comunicazione pubblica organica, completa e comprensibile?
Perché il territorio deve continuamente cercare di mettere insieme i pezzi?
E soprattutto: chi ha paura della trasparenza?
Perché soltanto una cosa può spiegare il successo delle voci quando le istituzioni non parlano:
il vuoto. E quel vuoto qualcuno deve riempirlo.
Possibilmente con la verità.
IL VATICANO NON PUÒ ESSERE UNA STANZA CHIUSA
E qui arriviamo al punto più delicato.
La Chiesa. La Santa Sede. Il Vaticano.
Non si può pretendere di invocare Padre Pio come simbolo universale della sofferenza, della carità, della vicinanza agli ultimi e contemporaneamente pensare che tutto ciò autorizzi una gestione opaca delle informazioni quando il futuro della sua opera è in discussione.
No.
Non funziona così.
La fede non è un lasciapassare per il silenzio. La religione non è una deroga alla trasparenza. La devozione non è una clausola di riservatezza. E Padre Pio non può diventare lo scudo dietro il quale nascondere ciò che i cittadini hanno il diritto di conoscere.
La Santa Sede ha istituito una Commissione di vigilanza e il tema è arrivato ai massimi livelli ecclesiastici. Benissimo.
Ma allora la domanda diventa ancora più pesante:
che cosa sta vigilando questa Commissione?
Qual è la fotografia reale della situazione? Quali sono le criticità? Quali sono le soluzioni? Quali sono gli scenari? Quali sono le garanzie per i lavoratori? Quali sono le garanzie per i pazienti?
Qual è il destino della missione originaria di Casa Sollievo?
E soprattutto: quando lo sapremo?
Perché se la Commissione vigila, qualcuno dovrà pure spiegare ai cittadini su cosa sta vigilando.
Altrimenti anche la parola “vigilanza” rischia di trasformarsi in una formula burocratica buona soltanto per tranquillizzare chi non deve fare domande.
E LA POLITICA DOV’È?
Poi c’è la politica. Quella locale. Quella regionale. Quella nazionale. Dove siete?
Casa Sollievo occupa migliaia di persone direttamente e indirettamente muove una fetta importante dell’economia territoriale.
Quando l’ospedale vive una fase delicata, San Giovanni Rotondo trema.
E quando San Giovanni Rotondo trema, il Gargano non può fingere di non accorgersene.
Eppure assistiamo a un incredibile spettacolo di latitanza politica.
Tutti pronti a parlare quando c’è una telecamera. Tutti pronti a celebrare Padre Pio. Tutti pronti a ricordare l’importanza della struttura. Ma quando arrivano le domande vere?
Silenzio.
Quando bisogna chiedere conto delle strategie?
Silenzio.
Quando bisogna pretendere garanzie occupazionali?
Silenzio.
Quando bisogna difendere il ruolo sanitario del territorio?
Silenzio.
Quando bisogna assumersi una responsabilità?
Silenzio.
E allora diciamolo senza ipocrisie:
questo silenzio è una forma di irresponsabilità politica.
I LAVORATORI NON SONO NUMERI DI BILANCIO
Nel frattempo ci sono uomini e donne. Ci sono infermieri. Medici. Tecnici. Operatori. Amministrativi. Ricercatori. Famiglie.
Persone che hanno costruito la propria vita professionale dentro quelle mura.
Le tensioni sul lavoro e le preoccupazioni per il futuro non sono dettagli di contorno. StatoQuotidiano ha raccolto nel tempo allarmi sindacali sulla gestione, sui contratti e sul rischio di perdita di professionalità.
E quando addirittura si arriva a raccontare di centinaia di infermieri preoccupati per il proprio futuro, il problema non è più soltanto economico.
È umano.
E davanti alla paura delle persone, una governance seria non può rispondere con il silenzio.
Deve rispondere con un piano. Con numeri. Con garanzie. Con responsabilità.
NON CI INTERESSANO LE VERSIONI DI COMODO
Ci interessa la verità. Se i conti sono sostenibili, dimostratelo. Se il debito è gestibile, pubblicate i dati. Se non esiste alcuna emergenza, spiegate perché.Se non esiste alcuna trattativa con soggetti privati, ditelo chiaramente. Se invece una trattativa esiste, spiegate quali sono gli scenari. Se la missione di Padre Pio è intoccabile, mettete nero su bianco come intendete garantirla. Se i lavoratori non rischiano nulla, ditelo e dimostratelo.
Questa non è aggressività.
Questa è democrazia.
CASA SOLLIEVO NON È UNA PROPRIETÀ EMOTIVA
C’è una cosa che deve essere chiarissima.
Casa Sollievo non può essere considerata intoccabile perché porta il nome di Padre Pio.
Al contrario.
Proprio perché porta quel nome deve essere sottoposta a un livello di responsabilità ancora maggiore.
Chi amministra un’eredità così grande non può pretendere soltanto rispetto.
Deve meritarselo.
E il rispetto non si pretende con il silenzio. Si conquista con la trasparenza.
PADRE PIO NON PUÒ ESSERE USATO COME UN ALIBI
Questo dovrebbe essere il punto definitivo.
Non abbiamo bisogno di una Chiesa che ci dica quanto è grande l’eredità spirituale di Padre Pio.
Lo sappiamo. Non abbiamo bisogno di commemorazioni. Non abbiamo bisogno di parole solenni.
Non abbiamo bisogno di fotografie davanti agli altari.
Abbiamo bisogno di sapere che cosa succederà alla sua opera.
Perché se davvero Casa Sollievo è — come viene continuamente ricordato — un’opera destinata al sollievo della sofferenza, allora oggi la prima sofferenza da curare è quella dell’incertezza.
E l’incertezza si cura con la verità. Non con il silenzio.
ADESSO BASTA
Basta con le mezze verità. Basta con le rassicurazioni senza documenti. Basta con il rimpallo delle responsabilità. Basta con la politica che osserva dalla finestra. Basta con una governance che pretende fiducia senza offrire tutta la conoscenza necessaria a costruirla.
Basta con una Chiesa che rischia di apparire più preoccupata di proteggere l’immagine dell’istituzione che di spiegare alla comunità ciò che sta accadendo.
Casa Sollievo non ha bisogno di riverenza.
Ha bisogno di responsabilità. Non ha bisogno di silenzi. Ha bisogno di trasparenza. Non ha bisogno di comunicati. Ha bisogno di risposte.
E soprattutto non ha bisogno che qualcuno parli a nome di Padre Pio.
Ha bisogno che qualcuno abbia finalmente il coraggio di parlare alla gente.
Perché la gente non è stupida. La gente capisce quando le si dice tutto. E capisce ancora meglio quando le si dice troppo poco.
L’ULTIMA DOMANDA
Alla fine resta una domanda soltanto.
Una domanda che dovrebbe arrivare sulle scrivanie della governance, della Regione, del Comune, del Governo e soprattutto della Santa Sede:
SE NON C’È NULLA DA NASCONDERE, PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE RACCONTARE TUTTO?
A questa domanda non servono benedizioni. Non servono comunicati. Non serve diplomazia.
Serve una risposta.
E possibilmente una risposta pubblica. Perché Casa Sollievo della Sofferenza non è una cassaforte dentro la quale pochi possono entrare.
È una casa.
E in una casa, quando il tetto scricchiola, chi ci vive ha il diritto di sapere se sta arrivando una semplice pioggia o una tempesta.
Il tempo delle porte chiuse è finito.
Adesso apritele.
A cura di Maurizio Varriano.




E finitela di citare p. Pio ad ogni pié sospinto, lasciatelo riposare in pace.
Ad ogni modo mi convingo sempre di più è che ci sia la concreta paura che cambi veramente qualcosa.
Ma che cavolo di lettera è? Senza né capo e né coda. M soprattutto: chi rappresenti e chi sei? Ma abbassa i toni e dato che sei fuori dai giochi la tua curiosità, perché solo di questo si tratta, verrà soddisfatta con quella di tutti gli altri del popolo. Statt tranquill.
Gino, lei invece chi è??? Chi ha scritto l’articolo, peraltro chiaro e sacrosanto, ha messo nome e cognome. “Statt tranquill”, mi ricorda Gomorra…