La gestione delle acque reflue depurate a Foggia potrebbe entrare in una fase decisiva grazie ai nuovi stanziamenti nazionali destinati a favorire il riutilizzo della risorsa idrica in agricoltura. Un percorso che arriva dopo anni di sollecitazioni e ritardi e che, secondo il consigliere comunale Pasquale Cataneo, ha già comportato la perdita di oltre 100 milioni di metri cubi d’acqua che avrebbero potuto essere destinati all’agricoltura della Capitanata.
Cataneo sottolinea come la candidatura dei progetti pilota regionali e l’attesa per le risorse FSC si confrontino con una pesante eredità di ritardi burocratici e infrastrutturali. Una situazione che, secondo il consigliere, evidenzia il divario tra la programmazione regionale del PSR 2014-2020 e la realizzazione delle opere necessarie al riuso dell’acqua attraverso un ciclo integrato.
«La candidatura dei progetti pilota regionali e l’impegno sui fondi FSC si scontrano con una pesante eredità di ritardi burocratici e infrastrutturali a Foggia, evidenziando un forte divario tra la programmazione regionale PSR 2014-2020 e le opere locali realizzate per il riuso dell’acqua con ciclo integrato. Eppure Consorzio di Bonifica Capitanata, CREA, UNIFG e UNIBA con il progetto RIUSIAMO -Distretti irrigui per un uso sostenibile delle acque reflue depurate- hanno redatto, fornito e pubblicato puntuali linee guida al riguardo».
Il tema del riuso delle acque depurate viene affrontato a Foggia ormai da circa un decennio. «E sono circa dieci anni che il Consiglio comunale di Foggia – continua il promotore di vari atti amministrativi comunali (Delibere n. 32/2017, n. 5/2024 e n. 224/2024) – affronta e pressa per il riuso in agricoltura dell’acqua depurata e affinata. Grazie alle ripetute e decennali sollecitazioni sono state predisposte progettazioni specifiche da Acquedotto Pugliese e Consorzio di Bonifica della Capitanata che con la DGR Puglia n. 579/2026 sono state inviate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per la candidatura a finanziamento (D.M. 24.12.2025 n.473)».
Acqua e agricoltura, una priorità per Foggia
La posizione di Cataneo si è sviluppata sia durante la consiliatura 2014-2019 sia nell’attuale mandato e parte dalla convinzione che la gestione delle risorse idriche debba essere considerata una questione di interesse generale, al di là degli schieramenti politici.
«L’acqua come altre risorse essenziali non hanno coloritura partitica, non sono ideologicamente schierate, servono ogni giorno a cittadini e imprese».
Nel corso degli anni, il Consiglio comunale di Foggia ha sostenuto la necessità di utilizzare per scopi irrigui l’acqua proveniente dagli impianti di depurazione della città e di altri centri della provincia, tra cui San Giovanni Rotondo e Manfredonia, attraverso adeguati sistemi di affinamento.
Il riuso delle acque reflue depurate viene considerato strategico per almeno tre motivi: utilizzare correttamente una risorsa sempre più preziosa, sostenere le aziende agricole del Tavoliere e migliorare la qualità delle acque, contribuendo anche alla tutela ambientale dei corpi idrici destinatari degli scarichi, come il Candelaro.
Secondo Cataneo, proprio i ritardi accumulati negli anni, aggravati dai ricorrenti periodi di siccità, hanno impedito di sfruttare una quantità considerevole di acqua. Oltre 100 milioni di metri cubi sarebbero andati persi, nonostante le ripetute richieste avanzate dal Comune di Foggia e dal Consorzio di Bonifica della Capitanata.
I finanziamenti arrivano dopo anni di emergenze
La situazione attuale presenta quello che viene definito un vero e proprio paradosso dei finanziamenti. Da una parte la Regione Puglia sta promuovendo progetti pilota, come quello di San Giovanni Rotondo, e ha candidato interventi specifici per Foggia per un valore di circa 5 milioni di euro. Dall’altra, sottolinea la posizione espressa dal territorio, le risorse arrivano dopo anni caratterizzati da siccità, emergenze e sollecitazioni.
L’efficientamento del sistema rischia così di trasformarsi in una rincorsa alle emergenze, anziché in una strategia programmata per tempo.
La candidatura dei progetti al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica viene comunque considerata positivamente, ma ora, secondo Cataneo, è necessario passare dagli annunci alla realizzazione concreta delle opere.
Dal riuso dell’acqua alle nuove infrastrutture
Il piano degli investimenti e i progetti pilota vengono considerati una possibile svolta, seppure arrivata con ritardo. La questione, secondo questa lettura, non riguarda l’assenza di una strategia a livello locale, ma soprattutto la disponibilità delle risorse, la capacità di attuazione e l’apertura effettiva dei cantieri.
L’obiettivo immediato è ottenere dal MASE un riscontro sulla richiesta di finanziamento avanzata dalla Regione Puglia e accelerare le procedure necessarie per trasformare i progetti in opere operative.
Parallelamente, resta la necessità di proseguire il lavoro istituzionale per realizzare interventi capaci di trattenere l’acqua e contribuire all’alimentazione delle falde acquifere. Tra le opere indicate figurano l’invaso di Palazzo d’Ascoli, per il quale occorre affrontare anche la questione delle pale eoliche presenti nell’area, il cosiddetto “Tubone”, attraverso una definizione prioritaria degli accordi tra le Regioni, oltre al completamento e alla manutenzione delle reti di collettamento e distribuzione.
Grande attenzione viene inoltre riservata ai sistemi innovativi per l’utilizzo della risorsa idrica, in un territorio che continua a fare i conti con periodi di forte siccità.
Cataneo: “Altro che ‘foggianesimo’, baricentrismo regionale allo stato puro”
Nella sua riflessione conclusiva, Cataneo torna quindi sul futuro dell’impianto di affinamento di Foggia e sulla necessità che gli annunci si trasformino rapidamente in interventi concreti.
«Per rendere credibile il “modello pugliese” decantato dalla Regione con l’attivazione dell’impianto di affinamento di Foggia (che fa recuperare più acqua e in tempi relativamente contenuti rispetto a tutti gli altri impianti in Capitanata) le risorse dovranno giungere, dopo quasi due settenni di disponibilità di risorse FSC (2014-2020 e 2021-2027) della Regione Puglia dal MASE (Roma), per potersi trasformare in cantieri e quindi in una realtà operativa. Altro che ‘’foggianesimo’’ di vendoliana memoria. Baricentrismo regionale allo stato puro per la Capitanata anche sull’acqua che speriamo smetta di essere un tema da campagna elettorale o da piano emergenziale in Puglia, e ci auguriamo che il MASE finanzi al più presto».



